Ninni Bruschetta presta la sua voce al maestro Andrea Camilleri. All’attore messinese è stato affidato il compito di interpretare due importanti opere dello scrittore siciliano recentemente pubblicate in formato audiolibro: “La strage dimenticata” e “La bolla di componenda”. Il primo è un romanzo storico ambientato nel 1848, tra rivolte popolari, repressioni e censure; il secondo affonda nel passato per riportare alla luce antiche ingiustizie e raccontando una Sicilia antica in cui istituzioni e malavita si intrecciano. In entrambi i casi si tratta di testi che uniscono rigore documentaristico e invenzione narrativa, facendo emergere un’Isola tormentata e mai del tutto pacificata, ma sempre raccontata con ironia e lucidità.
Ninni Bruschetti racconta i libri di Andrea Camilleri
A BE Sicily Mag, Ninni Bruschetta ha parlato di questa esperienza e del rapporto profondo che lo lega alla scrittura di Andrea Camilleri, a cui ha dato voce attraverso i due audiolibri. “Sono stato molto contento di poter leggere per il pubblico questi due docu-racconti. Nella narrazione, Camilleri sposta il punto di vista: invece di far indagare i suoi personaggi, come accade nei suoi gialli, è egli stesso a diventare l’indagatore della storia. È un cambio di registro interessante. Non essendo uno storico, si affida comunque a un rigore documentaristico ma con la libertà del narratore. C’è un aspetto nuovo nel suo modo di raccontare, più diretto e coinvolgente”.
Entrambi i libri affrontano il tema della rivolta, un tema che riguarda nel profondo la storia della Sicilia. “In un certo senso ciò viene fatto con una vena amara. Si parla di rivolte, ma anche della nostra incapacità di essere realmente rivoluzionari. È esattamente ciò che noi siciliani non siamo: non siamo mai stati un popolo rivoluzionario, anzi forse dovremmo chiederci se esista davvero un popolo. Camilleri affonda il racconto dentro questo interrogativo, esplora i rivoli nascosti di una tragedia collettiva e, sempre con quella sua tipica leggerezza e comicità, ci racconta quanto noi siciliani possiamo essere str*nzi”.
Il rapporto con l’autore
Ninni Bruschetta nella lettura dei due libri ha dovuto confrontarsi con il dialetto di Andrea Camilleri, uno strano linguaggio che ha riscosso ampio successo. “Lo scrittore a volte ignora le regole sintattiche del nostro dialetto, ma lo fa volutamente, per dare tono e ritmo al suo racconto. Ammetto di essermi trovato in difficoltà di fronte ai suoi libri, quasi irritava che utilizzasse quel siciliano inventato. Poi ho avuto la fortuna di intepretare La Stagione della Caccia e ho potuto recitarlo: tutta un’altra cosa. Quando pronunci quelle parole ad alta voce, tutto cambia, alcune espressioni vocali favoriscono il modo di farsi capire, acquisiscono una nuova sonorità e ridiventano siciliane. La scelta di Camilleri era quindi sonora. I suoi lettori più affezionati all’estero sono proprio i siciliani che hanno lasciato l’Isola da tempo, che nella lingua di Camilleri ritrovano qualcosa di perduto: le sonorità dell’infanzia, un modo di parlare che non sentono più”.
C’è un’opera, in particolare, che è rimasta nel cuore dell’attore. “È un libro che conoscono in pochissimi e che giudico un vero capolavoro: Certi Momenti. Camilleri racconta degli incontri che ha avuto con persone celebri come Beckett o Pinter, ma anche con figure umili, come il portiere del suo palazzo che aveva salvato un ragazzo durante la guerra o un autista suo amico. C’è dentro tutto: ironia, umanità, meraviglia. È un libro profondamente toccante. Dal punto di vista letterario può sembrare lontano dal suo stile, ma ha una potenza emotiva incredibile. Leggendolo mi sono commosso, è quel tipo di scrittura che ti resta addosso, che ti accompagna. Mi ha ricordato molto Incontri con uomini straordinari di Gurdjieff, autore amatissimo da Franco Battiato”, ha concluso.

















