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L’importanza del contatto fisico tra mamma e bambino: non un “vizio”, ma un bisogno

Il tatto influenza positivamente lo sviluppo del bambino ed è nutrimento per corpo e mente fin dai primi giorni di vita. Associare i bambini coccolati ai bambini viziati non ha alcun fondamento.

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Quando nasce un bambino una madre è pervasa da un amore mai sperimentato prima, ma al tempo stesso ecco affacciarsi mille incertezze su come crescerlo nel miglior modo possibile. Fin dai primi momenti dopo la nascita, le mani dei genitori compiono migliaia di semplici gesti: toccano, sostengono, lavano, curano, consolano, accarezzano. Toccare il corpo del bambino è una delle prime e principali forme di comunicazione e di interazione con cui mamma e papà entrano in contatto con i propri figli.

I giudizi (non richiesti) sul contatto fisico tra mamma e bambino

Troppo spesso vengono dati alla madre pareri non richiesti sulla quantità del tempo in cui il bambino viene tenuto in braccio, o sulla frequenza con cui viene attaccato al seno. Questo può portarla a pensare che le richieste del bambino siano eccessive e che tocchi a lei limitarle. Ciò può provocare un senso di colpa e di frustrazione. Fra questi dubbi, ce ne è uno che alimenta, forse più di altri, le insicurezze della neomamma: quanto tenere in braccio nostro figlio, per far sì che riceva tutto l’affetto di cui ha bisogno, ma senza “viziarlo”?

Al contrario di quanto si possa pensare, è il tempo passato a contatto con la madre che permette al bambino una serena esplorazione del mondo che lo circonda, perché saprà di poter partire da una base sicura. Questo lo aiuterà nello sviluppo della sua autonomia e indipendenza fisica ed affettiva.

Il bambino ha bisogno di contatto e di contenimento per costruire quella che viene definita una sana relazione di attaccamento con le figure di riferimento. Lo stare in braccio, il contatto mamma-bambino, lo aiuterà a percepire i propri limiti fisici e a soddisfare l’innato bisogno di protezione, così come facevano le pareti uterine prima della nascita. Per comprendere l’importanza dal contatto fisico con la madre va esplorato un tema forse poco conosciuto, quello dell’esogestazione, ossia quel periodo che va dalla nascita ai nove mesi e che comporta per il bambino un adattarsi, sotto vari aspetti, alla vita al di fuori dell’utero.

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L’esogestazione: l’importanza dei primi 40 giorni di vita per adattarsi alla vita extrauterina

L’esogestazione è quel periodo di vita durante il quale il piccolo sperimenta tutta una serie di cambiamenti organici, motori e sensoriali che lo portano ad adattarsi sempre di più alla vita al di fuori della protezione dell’utero materno. È una fase fondamentale dello sviluppo del bambino, in cui si formano la gran parte delle capacità: dalla motricità grossolana a quella più fine, al linguaggio, alla capacità di relazionarsi e interagire con il mondo esterno, alla capacità di alimentarsi con cibi e consistenze diverse. Durante questi nove mesi, il bisogno di contatto e di vicinanza della madre è fondamentale, ma lo è in particolare nei primi 40 giorni di vita, durante il quale il bambino, ancora profondamente immaturo, deve adattarsi a tutti i cambiamenti della vita extrauterina.

I bambini abbandonano infatti il calore e la protezione dell’utero prima che abbiano realmente raggiunto un’adeguata maturazione sotto il profilo motorio, fisiologico e cognitivo. Subito dopo questo grande sfratto si ritrovano catapultati in un mondo nuovo, pieno di stimoli sonori, visivi, olfattivi e tattili dai quali talvolta possono sentirsi sopraffatti: basti pensare che alla nascita il bambino passa da un ambiente acquatico, dove tutto era mediato dal liquido amniotico, ad un ambiente terrestre dove sperimenta, prime fra tutte, la forza di gravità. Inoltre, all’interno del grembo materno, il bambino non doveva compiere nessuno sforzo, né per mangiare né per respirare, potendo contare su tutto il nutrimento offerto dalla placenta; una volta fuori dall’utero, quelle che per noi sono normali funzioni fisiologiche, per il neonato richiedono uno sforzo notevole.

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Vista in questi termini, la nascita sembra tutto fuorché un lieto evento per il piccolo, ma la natura sa come porre rimedio e ci ha dotato di un istinto fondamentale, ossia quello dell’attaccamento, che spinge il bambino a ricercare il contatto con la madre, della quale ne riconosce l’odore e il suono della voce, e la madre ad attivarsi prontamente per rispondere alle sue richieste. Il contatto corporeo, quindi, diviene uno strumento fondamentale per la crescita del bambino, perché attraverso il calore del corpo della madre, il rumore ritmico del suo cuore, le sue cure, lui può sperimentare nuovamente quella sicurezza che provava all’interno dell’utero, permettendogli così di poter proseguire il suo sviluppo in modo armonico. Inoltre, attraverso questo legame preferenziale, il bambino comincia a costruire la sua identità, a conoscersi attraverso “l’altro” che sperimenta nella presenza della madre.

La nascita è un momento traumatico per il bambino

Il legame tra mamma e bambino dopo la nascita e il contatto pelle a pelle

In genere, se il parto non presenta particolari complicazioni, il neonato viene adagiato subito sul petto della madre (bonding) proprio per favorire il contatto. Si dice che il bonding permetta di utilizzare istinti nascosti sfruttando un “periodo sensibile”, che favorisce la nascita di una grande capacità comunicativa. Questo primo contatto pelle a pelle (skin to skin) favorisce l’instaurarsi di un legame emotivo tra genitore e figlio; favorisce inoltre il rilascio di ormoni che concorrono a saldare il legame e l’amore. Questo legame inteso e profondo, sia chiaro, può essere creato in qualsiasi momento, anche nel caso in cui il parto si fosse rivelato più difficile del previsto o il piccolo avesse bisogno di cure speciali; ci sono diversi modi per recuperare.

La percezione più importante per i neonati è la vicinanza delle persone che se ne prendono cura: percepire la presenza significa sentirsi al sicuro. I neonati avvertono quando i loro segnali vengono recepiti e le loro “risposte” ne sono una conferma. Trasmettere un senso di sicurezza è un elemento essenziale nella cura del benessere del bambino, soprattutto nei primi mesi. Questo senso di protezione si esprime soprattutto attraverso la vicinanza fisica: avvolto nelle braccia della madre o del padre, rannicchiato con loro nel letto, o tenuto in braccio in una fascia o marsupio, il piccolo si sente bene. Questo stretto contatto con il corpo infonde anche calore fisico e questo può essere d’aiuto al bebè, soprattutto nei primi giorni di vita, poiché non riesce ancora a regolare la temperatura corporea. 

Il marsupio è utile per favorire il contatto fisico tra mamma e bambino

L’ossitocina: l’ormone del legame

La pelle è il nostro organo più esteso e possiede milioni di recettori che reagiscono al tatto. Se il cervello percepisce un contatto pelle a pelle delicato o graduale, rilascia, tra le altre cose, l’ossitocina, conosciuta anche come “ormone delle coccole”. Il contatto pelle a pelle subito dopo la nascita è un’esperienza intensa e trasformativa per entrambi. Non appena il neonato viene posizionato sul petto della madre, il suo battito cardiaco si stabilizza, la temperatura corporea si regola e il suo livello di stress diminuisce. La madre, dal canto suo, sperimenta un rilascio immediato di ossitocina che la aiuta a ridurre l’ansia post-parto e a stimolare il legame con il suo bambino. Il rilascio di ossitocina aiuta a ridurre i sintomi della depressione post-partum, favorendo il benessere psicologico e facilitando l’adattamento al nuovo ruolo genitoriale. 

Anche nelle settimane successive, si può stimolare il rilascio di ossitona attraverso le coccole, i massaggi e i primi bagnetti. I genitori possono stabilire dei piccoli rituali con il loro piccolo, rafforzando il legame emotivo, capendo cosa può piacergli di più e comunicando con lui, riconoscendo e rispondendo ai suoi segnali. Sperimentare diverse forme di contatto fisico non solo aiuta i neonati ad avere una maggiore percezione del proprio corpo, ma stimola anche il loro sviluppo cerebrale e le loro capacità cognitive. Durante il cambio del pannolino, ad esempio, i neonati percepiscono se le mani dell’adulto sono calde o fredde e se esercitano una pressione più forte o più debole. È così che un gesto quotidiano diventa anche un’esperienza di apprendimento completa.

Grazie alle migliaia di “incontri tattili” che accompagnano l’interazione nei primi anni di vita, i genitori aiutano il bambino a sperimentare sia il benessere sia i confini del proprio corpo. Forse per gli adulti è difficile essere consapevoli di quanto un semplice gesto affettuoso possa rappresentare un “nutrimento” fondamentale per il corpo e per la mente del bambino. Una buona ragione per ricordare che, così come il cibo e l’acqua sono essenziali per sostenere la crescita fisica del piccolo, allo stesso modo le carezze sono un alimento indispensabile per la sua vita emozionale.

Il contatto fisico è importante anche tra papà e bambino

I bambini coccolati non sono viziati

Troppo spesso tuttora si sente parlare di modelli educativi secondo cui “tenere troppo in braccio un bambino lo rende viziato” oppure “meglio lasciar piangere un neonato così impara a calmarsi da solo“. Si tratta di affermazioni assolutamente prive di fondamento e dannose, che presuppongono che il piccolo sia solo un cervello da addestrare, non un essere vivente da amare e crescere. Lasciare piangere un bambino che sta manifestando un suo bisogno, infatti, significa solo trasmettergli il messaggio che in quel momento è solo. Un neonato tenuto in braccio non è viziato, bensì protetto. Il bebè non ha tendenze manipolatorie o sadiche, come queste strambe (ma purtroppo comuni) visioni potrebbero far pensare. Essere amato è tutto quello di cui un bambino ha bisogno, soprattutto nei primi mesi di vita.

I bisogni dei bambini, specialmente durante l’esogestazione, vanno dunque sempre assecondati, soprattutto quello di contatto, perché così si trasmette loro un senso fiducia che li accompagnerà per tutta la vita. Le attenzioni di una mamma e di un papà nei confronti del figlio non devono essere dosate, non esiste una formula esatta che indichi la quantità di affetto da offrire. Dare ad un bambino appena nato tutto ciò di cui ha bisogno può essere un’esperienza faticosa e stancante, ma questi mesi passeranno molto in fretta e il risultato sarà l’avere al proprio fianco un bimbo pronto per esplorare il mondo, sicuro del fatto che troverà sempre le braccia dei suoi genitori pronti a riaccoglierlo.

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