Zaira Conigliaro
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Studia Scienze della comunicazione all'indirizzo Cultura Visuale, ha un debole per l’arte, la moda e il cinema. Da marzo 2024 scrive con passione per Be Sicily Mag, sognando una carriera nel giornalismo. Determinata e creativa, cerca costantemente di migliorare le sue abilità, trasmettendo emozioni attraverso le sue parole.

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Giovanni Gentile e la riforma che ha trasformato la scuola in Italia tra luci e ombre

La riforma Gentile ha introdotto numerose novità nel mondo della scuola, alcune delle quali hanno profondamente condizionato il sistema: ancora oggi qualcuna è presente

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Giovanni Gentile è stato uno dei più influenti filosofi e pedagogisti italiani del XX secolo. È noto soprattutto per aver guidato una profonda trasformazione del sistema scolastico nazionale con la riforma del 1923 che porta proprio il suo nome. In Italia erano gli anni del fascismo, di cui fu un esponente, orientandone l’ideologia. Sebbene la sua figura sia passata alla storia con luci ed ombre, non mancano i contributi dati al Paese. Le norme contenute all’interno della Riforma Gentile ancora oggi influenzano in modo significativo l’istruzione, in quanto hanno rappresentato un momento di svolta nell’evoluzione della scuola pubblica, imponendo nuovi modelli educativi, organizzativi e culturali.

Chi era Giovanni Gentile

Nato a Castelvetrano il 29 maggio 1875, Giovanni Gentile è stato un politico e un filosofo idealista, fondatore dell’attualismo, una corrente filosofica che poneva il pensiero e l’atto creativo come centro della realtà. La visione in questione permeò ogni sua azione, compresa quella per cambiare la scuola. Credeva infatti fermamente che la formazione dei giovani dovesse essere il motore principale per costruire una società forte, consapevole e moralmente integra.

Quando divenne Ministro dell’Istruzione nel governo fascista di Benito Mussolini, nel 1922, iniziò a contribuire in prima persona al futuro delle nuove generazioni, proponendo e attuando quella che è passata alla storia come la sua più grande eredità: la riforma del sistema scolastico. Prima di allora, questo era infatti frammentato, con molte differenze tra le diverse regioni ma anche tra i diversi indirizzi scolastici presenti nelle medesime zone del Paese. È per questo infatti decise di centralizzare le decisioni, dando maggiore uniformità. Giovanni Gentile concepiva invece la scuola come un’istituzione morale e culturale di primaria importanza, fondamentale per forgiare il carattere e la coscienza dei cittadini.

I punti cardine della riforma Gentile

La riforma Gentile ha introdotto numerose novità nel mondo della scuola. Il ministro suddivise la scuola elementare in un ciclo unico con tre gradi: grado preparatorio (3 anni), inferiore (3 anni), superiore (2 anni). A quattordici anni (anche se spesso l’obbligo scolastico non veniva rispettato) si poteva scegliere se abbandonare gli studi oppure proseguire. È in questa fase che l’istruzione fu plasmata come strumento di selezione sociale e culturale, privilegiando gli indirizzi umanistici umanistica per la formazione, a parere del governo, di una classe dirigente colta e consapevole. Ciò contribuì a creare una netta gerarchia tra cultura “alta” e formazione pratica.

Il sistema, oltre che elitario, era anche accentuatamente maschilista, con le classi maschili ritenute moralmente e intellettualmente “superiori” rispetto a quelle femminili. Le donne furono escluse dai licei classici e scientifici; venne istituito il liceo femminile, che però non dava accesso alle università.

Le materie umanistiche “da colti” nelle scuole secondarie

Il liceo classico fu valorizzato come il fulcro della formazione culturale e intellettuale. L’allora ministro lo definiva la “scuola del pensiero”, dove si formavano le élite culturali e politiche del Paese. Il percorso, a cui si accedeva tramite il ginnasio, prevedeva lo studio approfondito di materie umanistiche, in particolare latino, greco antico, filosofia e storia, che dovevano fornire agli studenti strumenti critici, riflessivi e una solida base culturale.

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Accanto al liceo classico, fu istituito il liceo scientifico, un percorso di studi che privilegiava materie come matematica, fisica e scienze, pur mantenendo una base di cultura generale. Questa nuova tipologia di scuola secondaria era ancora subordinata al liceo classico, in quanto non garantiva l’accesso a tutte le facoltà universitarie, riflettendo la concezione elitista e umanistica di Giovanni Gentile.

La riforma Gentile portò anche al declassamento delle scuole tecniche e professionali. Una delle critiche principali che gli furono rivolte riguarda proprio la marginalizzazione delle scuole tecniche e professionali, considerate un ripiego rispetto ai licei. Queste erano destinate a formare lavoratori e artigiani, mentre il politico credeva che solo l’istruzione liceale potesse formare cittadini completi, in grado di guidare la società.

La rigidità del sistema e l’attenzione per la religione

L’enfasi sulle materie umanistiche come la filosofia si affiancò all’attenzione per la religione cattolica. La materia fu inserita in tutte le scuole come elemento imprescindibile della formazione, in linea con l’alleanza tra Stato e Chiesa del periodo. Essa era utile a forgiare il senso morale degli studenti.

A tal proposito, Giovanni Gentile attribuì un ruolo centrale e autoritario all’insegnante, figura chiave nel processo educativo. La didattica rimase basata sulla lezione frontale, sulla disciplina rigorosa e sul rispetto dell’autorità. Non erano previste forme di didattica partecipativa, laboratori o tirocini, ma esclusivamente una trasmissione verticale del sapere.

La gestione dei più deboli

La riforma Gentile portò anche all’istituzione di scuole speciali per gli alunni portatori di handicap. Rappresentò indubbiamente un passo in avanti, inoltre, l’estensione dell’obbligo scolastico ai ciechi e ai sordomuti, per la cui istruzione il ministero mise a disposizione annualmente 2 milioni di lire.

La Riforma Gentile oggi: un’eredità ancora viva

Nonostante le diverse riforme intervenute nel corso del tempo per rendere la scuola più inclusiva e moderna, molti elementi della riforma Gentile sono ancora presenti nel sistema scolastico italiano. L’anniversario della nascita di Giovanni Gentile invita a riflettere su come è cambiata questa istituzione e su quanto ancora c’è da fare per renderla migliore. La riforma Gentile ha segnato un cambiamento profondo, imponendo un modello educativo che ha influenzato generazioni di italiani. Pur con le sue contraddizioni e limiti, rappresenta un capitolo fondamentale per comprendere la cultura del Paese.

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