Immaginare una società diversa, distopica, porta a riflettere. Una società senza politica, religione e cultura, fondata sul rispetto della natura, al punto che l’intera popolazione è vegana. È questo il mondo descritto dallo scrittore – nonché regista e musicista – palermitano Duilio Scalici nel romanzo L’educazione sbagliata, pubblicato a gennaio del 2025. È il terzo, dopo Come una formica rossa in una goccia d’acqua (2021) e Ore cutanee (2022). Come evidenzia il titolo stesso, centrale è il tema dell’educazione, che in questo contesto è affidata a dei saggi, che allontanano i bambini dalle loro famiglie fin dall’infanzia. L’obiettivo è costruire una società perfetta, capace di ripartire da zero per non cadere negli errori che l’umanità ha commesso.
La trama del romanzo “L’educazione sbagliata”
L’educazione sbagliata racconta la storia di Calendula e Anemone, i cui nomi sono emblematici dell’anima green del nuovo mondo. Si tratta di due fratelli non di sangue, perché strappati dal grembo di madri diverse, educati dalla stessa coppia di maestri. I due crescono in un mondo perfetto e isolato, dove gli uomini e le donne vengono educati con l’obiettivo di creare una società pura, priva di contaminazioni dal passato. Nelle isole Colonne d’Ercole, ai bambini viene trasmesso un nuovo modello di vivere, basato sul rispetto per la natura e il prossimo. Così, isolati dal caos e dalla corruzione del vecchio mondo, gli abitanti vivono seguendo regole rigide, studiate per prevenire il male e la distruzione del pianeta.
Neanche la ferrea educazione, tuttavia, può sopprimere del tutto gli istinti primordiali degli uomini. I fondatori di questo nuovo mondo hanno infatti trascurato la complessità dell’animo umano, esponendo i giovani a un conflitto interiore che potrebbe portarli agli stessi errori del passato. Anche in una società apparentemente perfetta e incontaminata, dunque, aleggia la minaccia della rovina.

Il messaggio di Duilio Scalici
A BE Sicily Mag, Duilio Scalici ha rivelato che le riflessioni confluite nel romanzo L’educazione sbagliata sono nate dall’osservazione della società odierna: “Il libro è di genere distopico, ma affonda le sue radici nel nostro presente. Se andiamo avanti così, arriveremo ad essere molto vicini a un mondo distopico, non c’è da girarci intorno”. Il riferimento è alle catastrofi naturali sempre più frequenti e alle guerre in corso.
È per questo motivo che educare le nuove generazioni appare fondamentale, guardando agli sbagli del passato. Nel libro, l’autore delinea un modello educativo rigido per la creazione di una società green e di pace. “I fautori delle isole Colonne d’Ercole sono convinti che proprio a causa dell’educazione precedente il mondo sia andato a rotoli. Innanzitutto, ritengono scorretto l’educare dei figli in famiglia o a scuola. A ciò si aggiunge la violenza espressa dai media, dai testi, dalle religioni e dalla politica”. Da qui la necessità di stravolgere ogni metodologia.
Anche le nuove forme di educazione proposte dai maestri, però, si riveleranno inevitabilmente limitate. La natura dell’uomo è per alcuni versi maligna ed imbrigliarla nelle costrizioni di una società ideale che aspira alla perfezione non può essere la soluzione. È così che rimangono gli interrogativi.
L’educazione sbagliata si chiude con un finale aperto, che non sazia il lettore, anzi lo affama. “Numerosi lettori, dopo averlo terminato, mi hanno scritto privatamente chiedendomi un seguito, perché vogliono saperne di più. Ho già in mente una possibile continuazione della storia. Un secondo libro si potrebbe scrivere”, ha rivelato Duilio Scalici.
Il legame con la Sicilia
Il romanzo distopico, seppure sia ambientato in una realtà immaginaria, ha dei legami con la Sicilia, terra dello scrittore. “Anche se l’Isola non viene citata esplicitamente, è sempre presente”. Una delle ambientazioni, infatti, è ispirata al borgo fantasma di Poggioreale, in provincia di Trapani, distrutto dal terremoto del Belice del 1968.

Il rapporto viscerale che l’autore ha con la Sicilia affiora tuttavia con maggiore intensità attraverso il mare, evocato nei ricordi d’infanzia di uno dei maestri. “All’interno del romanzo, il mare è come se fosse una sorta di altro protagonista. La sua presenza spinge molti personaggi a porsi degli interrogativi importanti, che li portano a compiere un percorso di evoluzione interiore”, ha concluso.





















