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venerdì|6 Marzo|2026
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Zaira Conigliaro
Zaira Conigliaro
Studia Scienze della comunicazione all'indirizzo Cultura Visuale, ha un debole per l’arte, la moda e il cinema. Da marzo 2024 scrive con passione per Be Sicily Mag, sognando una carriera nel giornalismo. Determinata e creativa, cerca costantemente di migliorare le sue abilità, trasmettendo emozioni attraverso le sue parole.

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Giuseppe Tomasi di Lampedusa, oltre Il Gattopardo: racconti, saggi e romanzi incompiuti

Scopri cosa ha scritto Giuseppe Tomasi di Lampedusa oltre Il Gattopardo: racconti, saggi e opere dimenticate da riscoprire nel suo anniversario di nascita

Zaira Conigliaro
Zaira Conigliaro
Studia Scienze della comunicazione all'indirizzo Cultura Visuale, ha un debole per l’arte, la moda e il cinema. Da marzo 2024 scrive con passione per Be Sicily Mag, sognando una carriera nel giornalismo. Determinata e creativa, cerca costantemente di migliorare le sue abilità, trasmettendo emozioni attraverso le sue parole.
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Giuseppe Tomasi di Lampedusa nasce il 23 luglio 1896 a Palermo, in una delle famiglie aristocratiche più antiche della Sicilia. La sua vita, lontana dalle luci della ribalta, scorre tra viaggi, studi autonomi e riflessioni private, fino a esplodere nell’universo letterario soltanto dopo la sua morte, avvenuta nel 1957, con la pubblicazione postuma de “Il Gattopardo”.

Oltre Il Gattopardo: cosa ha scritto Giuseppe Tomasi di Lampedusa

Tuttavia, ridurre l’eredità di Giuseppe Tomasi di Lampedusa a un solo romanzo – seppur straordinario – significa ignorare la ricchezza del suo pensiero e la varietà delle sue scritture. Proprio oggi, nel giorno del suo anniversario, è importante riscoprire cosa scrisse oltre Il Gattopardo, per comprendere appieno la profondità di uno degli autori più raffinati del nostro Novecento.

I racconti: mito, memoria e malinconia

Dopo il successo de Il Gattopardo, l’editore Feltrinelli pubblicò nel 1961 una raccolta di racconti inediti, che rivelano una vena narrativa più personale e sperimentale. Tra questi spiccano:

La Sirena (nota anche come Lighea)

Forse il racconto più celebre dell’autore dopo il romanzo, La Sirena è un raffinato intreccio tra realtà e mitologia classica. Ambientato negli anni Trenta, narra l’incontro tra un anziano classicista e un giovane giornalista. Il primo racconta il suo amore giovanile per una sirena reale, Lighea, simbolo di una bellezza perduta e irraggiungibile, che incarna al tempo stesso l’eternità della cultura classica e la sensualità mediterranea.
Un testo potente, sospeso tra il sogno e la disillusione, che restituisce tutta la malinconia dell’autore per un mondo che si dissolve.

La gioia e la legge

Un racconto breve e surreale, in cui la Sicilia diventa scenario di una parabola grottesca. Un uomo virtuoso viene premiato dallo Stato, ma la sua virtù genera sospetto e finisce col ritorcersi contro di lui. Una satira amara, che anticipa tematiche kafkiane e riflette sul rapporto distorto tra individuo e società.

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I gattini ciechi

Un frammento narrativo incompiuto, destinato a diventare un nuovo romanzo, dove si avverte il tentativo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa di rappresentare una società che cambia vista dagli occhi di una nuova generazione aristocratica. Un testo interessante perché rivela un’evoluzione stilistica rispetto al Gattopardo: la narrazione si fa più serrata, più moderna, e il tono più disincantato.

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Lezioni e saggi letterari: il critico colto e appassionato

Tomasi di Lampedusa fu anche un lettore instancabile e un fine conoscitore della letteratura europea. Negli anni Cinquanta, decise di trasmettere questa passione in forma privata, tenendo una serie di lezioni su Stendhal al figlio adottivo Gioacchino Lanza Tomasi e ad alcuni amici. Queste lezioni, pubblicate postume nel volume Lezioni su Stendhal (1969), sono una preziosa testimonianza del suo pensiero critico.

Ma non solo Stendhal. In altri scritti e appunti ritroviamo riflessioni su Shakespeare, Proust, Dickens, Tolstoj. Le sue analisi, pur non sistematiche, rivelano una visione profonda della letteratura come specchio dell’animo umano, sempre condotta con gusto, ironia e sensibilità storica.

Una scrittura che nasce dal silenzio

Ciò che colpisce, leggendo i testi minori di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, è il contrasto tra la modestia della sua produzione e la ricchezza del mondo interiore che ne emerge. Scrive poco, ma ciò che scrive è densissimo: ogni parola pesa, ogni frase è frutto di un lungo processo di sedimentazione. La sua è una scrittura che nasce dal silenzio, dall’osservazione, dal tempo lungo della riflessione.

Il suo aristocratico distacco non è mai snobismo, ma coscienza della fine di un mondo, di una civiltà che – come nel Gattopardo – non sa più rigenerarsi. Nei racconti e nei saggi, questa consapevolezza si fa più sottile, più interiore, e forse proprio per questo ancora più commovente.

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Nel panorama letterario contemporaneo, dove il culto dell’autore si basa spesso sulla prolificità o sull’esposizione mediatica, Giusepe Tomasi di Lampedusa è un’eccezione assoluta. La sua voce è rimasta quasi solitaria, ma profondamente influente. Oggi più che mai, riscoprire cosa ha scritto oltre Il Gattopardo significa entrare in contatto con una visione del mondo lucida, elegante e drammaticamente attuale.

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