La grande tradizione del cunto siciliano va in scena al Parco Archeologico di Giardini Naxos, diretto da Orazio Micali, venerdì 1 agosto, alle ore 22, con “La canzone di Orlando“, scritto e diretto da Giovanni Calcagno, nell’ambito della rassegna Nike Teatro, con la direzione artistica di Simona Celi. Un programma ricco di eventi, tra musica, teatro, danza e narrazione, per un viaggio evocativo nel cuore del Mediterraneo e nelle suggestioni dei grandi miti classici.
“La canzone di Orlando”
Lo spettacolo “La canzone di Orlando”, prodotto da “La casa dei Santi“, esalta la grande tradizione del cunto siciliano e tratta del tradimento di Gano di Magonza a Carlo Magno, imperatore dei Franchi, con conseguente vendetta dei cristiani nei confronti dei mori musulmani. Queste vicende, diffuse in Europa poco prima della prima crociata ordinata da Urbano II nel 1095, narrano della nascita del grande conflitto di civiltà che ancora oggi caratterizza la nostra attualità.
Il racconto dell’attore Giovanni Calcagno
L’attore Giovanni Calcagno ha parlato a BE Sicily Mag dello spettacolo che porterà in scena. Le sue origini siciliane, di Paternò nello specifico, continuano ad influenzare il suo modo di intendere l’arte teatrale. I racconti del nonno vengono trasposti in un mondo favoloso e crudele, dove un giullare cantastorie può parlare al cuore di tutti.
“I motivi principali che mi hanno spinto ad occuparmi di un’opera di letteratura popolare apparentemente così lontana, eppure così vicina alle urgenze dei nostri tempi, trovano origine nella mentalità di un’epoca distante da noi quasi un millennio, quando la Chanson de Roland era capace di far riflettere sulle aberrazioni dalle quali non siamo ancora liberi”, dice.
Lo spettacolo lo vede impegnato come cantastorie: “Vengo da un paese che ha dato i natali a cantastorie importantissimi, che si aiutavano con la chitarra. Ho sentito l’influsso dei narratori che venivano dalla parte occidentale della Sicilia. Sono andato a ripescare un testo che sta alla base del lavoro che i pupari hanno fatto meravigliosamente negli anni. Ho ripescato questo episodio della morte di Orlando e della vendetta dei cristiani contro i musulmani perché c’è un bisogno di coniugare questo tipo di etica verso la società e la storia, che ci impone delle responsabilità, ci dà dei modelli che nel corso degli anni si sono più volte ripetuti”.
In “La canzone di Orlando” si parla del conflitto di civiltà che ancora oggi ammorba la nostra società. È passato un millennio da allora, ma come scriveva Salvatore Quasimodo: “Sei ancora l’uomo della pietra e della fionda uomo del mio tempo”, pare che le cose non cambino. Su questo Calcagno commenta: “Quello che dice il poeta è forte. Lui parla di una qualità primitiva nell’uomo, ma probabilmente gli uomini primitivi avevano una sensibilità, per esempio nei confronti della natura, molto diversa da quella che abbiamo noi. Quindi il percorso dell’uomo, antropologicamente parlando, è ancora più tragico”.
“Lo spettacolo – spiega ancora l’attore – è un racconto estremamente avvincente e coinvolgente. Già mille anni fa è stato sfornato un poema pronto a demonizzare un nemico e questo è servito a far proclamare al Papa la prima crociata. La demonizzazione del nemico, e quindi la mancanza di comprensione, è il cuore della Canzone di Orlando. Soprattutto questa voglia di prevaricazione dell’uomo sull’uomo che credo sia il male più grande che ci attanaglia”.
La storia artistica di Giovanni Calcagno
La storia artistica di Giovanni Calcagno è partita da Catania. Come di solito succede, chi viene dal sud deve faticare il doppio per farsi conoscere ed emergere, perché lontano dai grandi centri nevralgici del successo. La sua formazione artistica in realtà è avvenuta in un ambiente favorevole, cominciando a muovere i primi passi nelle scuole di teatro e nei locali della città, facendo cabaret. Poi si è spostato a Paternò, dove ha creato una compagnia di teatro di strada. “È vero che in Sicilia si rischia di essere più penalizzati rispetto agli spostamenti e alle tournée ma di sicuro c’è un ambiente molto caloroso, pioneristico, che dà una spinta in più a chi vuole davvero esprimersi artisticamente”.
Oggi vive a Roma, però mantiene un legame stretto con l’Isola: “Intrattengo un rapporto molto fervido di iniziative con la Sicilia, per esempio con il Teatro Massimo Bellini di Catania, con Scenario pubblico e con vari Festival. È sempre meraviglioso per me il ritorno, è un sentimento di gratitudine verso le radici, che non è malinconia, o nostalgia romantica, ma sentire quanta ricchezza c’è dietro la sensibilità siciliana”.
Da attore a regista, passando per il cinema, è stata una bella scalata quella di Giovanni Calcagno, che oggi apprezza ogni forma di espressione artistica elaborata negli anni. “L’esplorazione del cinema, del teatro di compagnia, l’insegnamento e la condivisione con gli allievi e gli attori più giovani, fa parte del mio lavoro che non si ferma. In fondo c’è una curiosità di base che lega tutto questo e cerca di trovare qualcosa che abbia a che fare con una scoperta interiore e di condivisione con le persone che usufruiscono del mio lavoro. Tutto il lavoro di questi 30 anni – conclude – è il frutto di un processo di condivisione”.





















