Non è un poeta. Non è uno scrittore. Eppure ha scritto una delle frasi più citate, amate e tatuate sull’identità siciliana. Renzo Barbera, storico presidente del Palermo Calcio e simbolo di una Sicilia affettuosa e sognante, una volta disse:
“Il sesto giorno Dio compì la sua opera. Lieto di averla creata tanto bella prese la terra tra le mani e la baciò… Là dove pose le sue labbra è la Sicilia.”
Renzo Barbera
È una frase che vibra di affetto, esagerazione, orgoglio. È la definizione perfetta di una terra che si ama senza misura, anche quando fa soffrire.
Renzo Barbera: non solo calcio
Renzo Barbera non è stato solo un dirigente sportivo. Era un uomo di cultura popolare, capace di parlare alla gente con la lingua dell’emozione. La sua frase non ha nulla di retorico: è uno slancio d’anima, una visione romantica, quasi biblica, della Sicilia.
In quelle parole c’è una fede laica in un’isola bella nonostante tutto. In una terra che sembra creata da un Dio innamorato, che non si è limitato a plasmarla… ma l’ha baciata.
La Sicilia che si ama senza perché
Questo tipo di frase funziona perché tocca corde profonde. Non serve che la Sicilia sia perfetta, pulita o ben governata. La si ama per quello che è, come si ama una madre, una figlia, una passione.
È un’idea poetica che non ha bisogno di giustificazioni razionali: Dio la bacia, e quel bacio la rende diversa, unica, irripetibile. Non importa se poi la cronaca è fatta di emergenze, di partenze, di contraddizioni. Il bacio resta. E chi lo sente sulla pelle — anche solo per essere nato qui — lo riconosce.
Tra orgoglio e speranza
In una Sicilia spesso raccontata tra dolore e disillusione, la frase di Barbera è una boccata d’orgoglio. Un gesto semplice, come una carezza detta ad alta voce. Ed è anche una forma di speranza: perché se la Sicilia è stata baciata da Dio, forse un po’ di quella bellezza ci abita ancora dentro.
Forse dovremmo ricordarcelo più spesso. E imparare a riguardarla con quegli occhi innamorati, nonostante tutto.








