Al via la prima edizione del Baarìa Film Fest di Bagheria, in provincia di Palermo, voluta con forza dal giornalista Andrea Di Quarto, nella suggestiva cornice di Palazzo Butera. L’evento inaugurale è il panel “Valigia dell’Attore” che a visto protagonista Luigi Lo Cascio, primo ospite d’eccezione, intervistato da Daniela Tornatore.
Attore di teatro, cinema e televisione, regista, scrittore: Lo Cascio ha raccontato il suo percorso artistico, intimo e anticonvenzionale, in un dialogo che ha alternato aneddoti, riflessioni e ironia. In serata, a Villa Cattolica, l’attore riceverà il premio come miglior attore siciliano dell’anno.
Luigi Lo Cascio dall’università al palco
“Vengo da una famiglia di medici – ha spiegato Lo Cascio – e ho iniziato a pensare al mestiere dell’attore molto tardi. Mio zio era Gigi Burruano, uomo di grande carisma e fascino, e per me la figura dell’attore era incarnata solo in lui. Io ero un ragazzo normale, lo andavamo a vedere al cabaret e quel mondo, quello della recitazione, mi sembrava irraggiungibile.”
Lo Cascio ricorda i primi passi durante gli anni universitari a Roma, dove studiava psichiatria, prima di una svolta radicale: “Con alcuni amici avevamo messo su un gruppo chiamato Le Ascelle, facevamo sketch in piazza un po’ volgari ma in qualche modo divertenti. Poi a 21 anni ho capito che volevo fare l’attore, ho fatto gli esami per entrare all’Accademia di Arte Drammatica di Roma e li ho superati. Da lì è iniziato il mio addestramento vero e proprio”.
Il debutto importante arriva con il cinema. È proprio lo zio Burruano a segnalare il suo nome a Marco Tullio Giordana, allora alla ricerca del protagonista per I Cento Passi: “Mi chiamò e mi invitò a Mondello, dove incontrai il regista. E così è cominciata davvero la mia carriera”.
I “cento passi” di una carriera straordinaria
36 film da attore, 1 da regista, tra i premi vinti due David di Donatello, un Nastro d’Argento e una Coppa Volpi, anche due libri pubblicati e una serie tv, ma soprattutto tanto teatro. Cosa non può mai mancare nella sua “valigia dell’attore”? La risposta, ironica ma sincera: “I medicinali! Non è ipocondria, li porto con me come dei talismani. Rimangono lì, ad ammuffire, ma sapere che ci sono mi tranquillizza”.
Inevitabile, poi, una riflessione su Peppino Impastato, che Lo Cascio ha interpretato ne I Cento Passi, contribuendo a trasformarlo in una figura-simbolo della lotta alla mafia. “Il merito è di chi ha voluto raccontare quella storia. Io ho dato il mio contributo. A distanza di quasi 25 anni, I Cento Passi viene ancora visto nelle scuole e tanti ragazzi mi riconoscono come l’attore che ha dato un volto a Peppino. Questo è molto bello”.








