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Veronica Pivetti al Mythos Troina Festival: “La Sicilia ti rapisce, con la Pizia parlo per tutte le donne”

L'attrice Veronica Pivetti si racconta a BE Sicily Mag in vista della sua performance al Mythos Troina Festival con “La morte della Pizia”

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Il mito riecheggia tra le fronde dell’Anfiteatro della Radura di Troina, dove va in scena il Mythos Troina Festival, quest’anno attraversato da un fil rouge tutto al femminile. L’11 luglio, in prima nazionale, è in programma La morte della Pizia, adattamento di Giovanna Gra dal testo irriverente di Friedrich Dürrenmatt, con protagonista una brillante Veronica Pivetti (accompagnata al pianoforte dal maestro Alessandro Nidi) nei panni della stanca sacerdotessa che decide, una volta tanto, di vaticinare… a caso. Una riscrittura ironica e tagliente del mito di Edipo, dove il racconto si fa beffa di secoli di psicoanalisi, tra sfingi, madri regine e indovini ciechi. Sullo sfondo, un dubbio più che attuale: e se le verità che ci hanno tramandato fossero solo grandi narrazioni inventate?

Veronica Pivetti protagonista al Mythos Troina Festival

Veronica Pivetti con La morte della Pizia al Mythos Troina Festival si fa megafono per tutte quelle donne che non riescono a fare sentire il proprio grido. Dal classicismo alla contemporaneità il passo è breve: la condizione della donna non ha ancora raggiunto il suo pieno sviluppo. Ecco perché il mito non ha mai smesso di essere di grande attualità. “I miti sono i nostri punti di riferimento, raccontano qualcosa di universale, che è sempre valido. Gli archetipi sono le direttrici su cui si snoda la nostra vita. Diciamo che una persona è mitica perché cattura la nostra attenzione. Mi fa piacere essere stata coinvolta in questo Festival, è bello esserci”, ha affermato a BE Sicily Mag.

“Lo scritto di Dürrenmatt che leggerò – ha aggiunto – potrebbe sembrare estremamente impegnativo, ma non lo è affatto. È impegnativo perché intelligente, ma è estremamente spiritoso, divertente, dice delle grandi verità sulla politica, sulla menzogna, tocca degli argomenti archetipici. Ho scelto questo testo perché l’avevo già visto interpretato da Lucia Poli qualche anno fa e l’avevo trovato nuovissimo, interessantissimo, attuale”. Da donna, Veronica Pivetti si è sentita rapita da questo testo e da questo tipo di personalità che lei interpreta: “La Pizia è un personaggio profondamente irregolare e, siccome io mi sento sempre una figura irregolare, mi ci sono adagiata molto bene dentro”. 

La trama de La morte della Pizia

Il testo inizia con Edipo che va a chiedere l’oracolo, interrogando Pizia. “Lei è una vecchissima dispensatrice di vaticini e, per noia, inventa di sana pianta cose che però si realizzano veramente. Come lei stessa dice, è decrepita, quindi vuole andare a riposare, non ha voglia di vaticinare e si vuole liberare di questo giovanotto di Corinto, per questo motivo dice la prima cosa che le viene in mente ed è: Ammazzerai tuo padre e ti congiungerai con tua madre. Ed è quello che succederà, ma poi si scopre che in molti oracoli c’è un intreccio che racconta la storia di Edipo. Pizia non ne può più, non vede l’ora di morire perché le realtà che le si muovono attorno sono: sangue, morte, catastrofi, intrecci familiari, disperazione, amori e odio”, racconta Veronica Pivetti.

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Le dinamiche di questo mondo si ripetono ciclicamente nel corso dei millenni. Pizia potrebbe essere una donna di oggi. “È una delle poche persone sincere, nonostante esordisca con una menzogna. La sua menzogna è la sua sincerità. Fa vaticini di mestiere, ma dice tante verità, nonostante si prenda la libertà di scherzare. Con tutti i falsi profeti che ci sono in questo periodo, l’incontrollato desiderio di dire la propria, tutto frutto dei social che danno voce a chiunque, la Pizia oggi sarebbe la persona più saggia. Sarebbe una delle poche che dice la verità”.

La locandina dell'evento con Veronica Pivetty al Mythos Troina Festival

Veronica Pivetti e il ruolo della donna nella società

Le donne hanno sempre giocato un ruolo fondamentale nella società, ma spesso hanno dovuto sgomitare per farsi spazio, anche facendo ricorso ad incantesimi e inganni. Sono passati millenni dalla cultura ellenistica del mito, ma forse poco è cambiato. “Vogliamo parlare di tutte quelle donne che sgomitando non ce l’hanno fatta ad esistere? Ancora oggi, nel 2025, la situazione è identica”, ha sottolineato Veronica Pivetti.

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“Il vero dramma delle donne – ha aggiunto – è che chissà quanta meraviglia, intelligenza e sapienza ci siamo persi nei millenni. Formalmente qualche piccola conquista è stata fatta, ma rispetto al lavoro che c’è ancora da fare e alla fatica che ancora oggi una donna fa per farsi ascoltare e per non farsi dire stai zitta, in proporzione alla quantità di tempo che è passato posso dire che le cose non sono cambiate, perché siamo ancora lontanissimi dalla parità e dall’essere considerate alla stregua degli uomini. È una conquista che non so se e quando faremo”.

È anche per questo che Veronica Pivetti promuove le cause delle donne. “Battaglie ne sono state fatte tante, in continuazione, ma il problema è che sono stati fatti degli enormi passi in avanti e dei tragici passi indietro continuamente. Dobbiamo cercare di convincere l’altra parte dell’umanità ad ascoltarci. Il problema è cambiare la testa degli uomini, della società e di tante donne che non credono in se stesse. È la società che non ci fa credere in noi stesse, perché se noi ci crediamo, vogliamo dire la nostra, vogliamo il diritto di parola e per questo ci privano della voce. La donna che parla è temuta più di tutte”. 

Il potere delle donne è oggi sottovalutato ed è difficile riuscire ad immaginare come sarebbe questo mondo con più donne al comando. Anche su questo l’attrice dice la sua: “Sarebbe un mondo ideale, nel senso che non possiamo saperlo, non l’abbiamo mai visto. Purtroppo dobbiamo fare i conti con quello che abbiamo. È un miraggio. Spero che in futuro riusciremo a sapere come sarà perché potremo finalmente viverlo”.

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Il rapporto di Veronica Pivetti con la Sicilia

La Sicilia è terra di miti e Veronica Pivetti viene spesso a recitare nell’Isola. Sul rapporto che la lega a questa terra e i suoi abitanti, ha un particolare retroscena da raccontare. “Io la Sicilia l’ho scoperta tardi, sono venuta che avevo già vent’anni. La prima volta non l’ho capita fino in fondo, nel senso che non ero pronta, perché la Sicilia è una terra di una tale profondità, potenza evocativa e bellezza che non è facile capire subito. È una terra importante e anche i siciliani hanno una personalità molto importante”.

Poi qualcosa è cambiato. “Ho cominciato a capirla, perché anche io evidentemente mi sono aperta in un altro modo e ho colto la maestà di questa terra e il suo enorme peso. Ha una profondità spiccata e una bellezza che ha un peso. Non è semplice muoversi tra questi significati così profondi. Il termine affascinante spesso viene usato in modo superficiale, ma la Sicilia affascina, rapisce, cattura veramente. A me piace molto essere rapita da questa terra di grande potenza”.

È per questi motivi che ci torna spesso. “Una o due volte all’anno riesco a venire ed è un viaggio in un mondo molto diverso, molto specifico. Non è diverso da andare ad Hong Kong. Sono molto contenta – ha concluso – di fare questo Festival a Troina, con Luigi Tabita, che conosco da tempo. Sono contenta perché mi piace fare sempre qualcosa di nuovo e questo Festival mi dà questa opportunità”.

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