Veronica Pivetti torna sul palcoscenico con uno spettacolo che è insieme provocazione, satira e riflessione. L’inferiorità mentale della donna, scritto e diretto da Giovanna Gra, è liberamente ispirato all’omonimo trattato del neurologo tedesco Paul Julius Moebius, pubblicato a fine Ottocento e diventato uno dei testi simbolo della presunta inferiorità intellettiva femminile.
In scena il 21 febbraio al Palacongressi di Agrigento, nell’ambito della rassegna “Riflessi culturali” con la direzione artistica di Gaetano Aronica, lo spettacolo trasforma citazioni, documenti storici e teorie pseudoscientifiche in un racconto teatrale che alterna comicità e analisi critica. Non una semplice operazione di recupero storico, ma un atto di teatro civile che punta a smascherare le radici culturali di stereotipi ancora resistenti.
Dal cranio “troppo piccolo” a Lombroso
Il cuore dello spettacolo è una galleria di teorie che oggi appaiono grottesche, ma che per decenni sono state considerate verità scientifiche. Dal cranio femminile ritenuto “troppo piccolo” per contenere un’intelligenza pari a quella maschile, alla presunta “naturale incapacità di giudizio” attribuita alle donne, fino alle tesi di Cesare Lombroso secondo cui “il maschio è una femmina più perfetta“.
Pivetti affronta queste affermazioni con sarcasmo tagliente, dando vita a surreali misurazioni dell’indice cefalico e a paradossali dimostrazioni sceniche che mettono a nudo l’assurdità di un pensiero costruito per legittimare la discriminazione. Ne emerge il ritratto di un vero e proprio “mostro culturale”, alimentato da una scienza piegata all’ideologia.
Ironia e musica per ribaltare il maschilismo
Lo spettacolo unisce narrazione, momenti musicali e passaggi grotteschi in un equilibrio che rende il messaggio ancora più incisivo. L’ironia diventa l’arma principale. “Il maschilismo è più vivo che mai” sottolinea Pivetti, ricordando quanto sia necessario continuare a interrogarsi sugli stereotipi che attraversano la società contemporanea. Come ha raccontato l’attrice, l’ironia “permette di dire anche ciò che sarebbe più difficile esprimere in modo diretto”. Ed è proprio questo il punto di forza della messinscena: trasformare l’indignazione in intelligenza critica, la denuncia in sorriso consapevole.
L’intreccio con la vita personale
Accanto alla dimensione storica e culturale, Pivetti inserisce frammenti autobiografici, raccontando anche un periodo di depressione che ha segnato la sua vita. Episodi intimi, talvolta sorprendenti, che aggiungono profondità al racconto e creano un legame diretto con il pubblico.
Questa dimensione personale amplifica la portata del messaggio: non si tratta solo di analizzare teorie del passato, ma di riconoscere come certe narrazioni possano incidere sulle esistenze individuali, sulle fragilità e sulle possibilità di riscatto.
Un cortocircuito tra passato e presente
La forza di L’inferiorità mentale della donna sta nel cortocircuito continuo tra epoche diverse. Quelle che sembrano assurdità lontane diventano specchio di dinamiche ancora attuali. Il passato non è relegato alla polvere degli archivi, ma torna a interpellare il presente.
Attraverso la leggerezza e la satira, Veronica Pivetti compie un’operazione culturale lucida: mostrare quanto certe convinzioni, oggi incredibili, abbiano contribuito a costruire sistemi di pensiero e di potere. E invitare il pubblico a non dare per scontata nessuna conquista.





















