La Casa di Paolo ha compiuto dieci anni. Il sogno di Salvatore Borsellino, fratello del magistrato assassinato dalla mafia, è diventato realtà nel 2015. Da allora, la vecchia farmacia di famiglia di Via della Vetriera è diventata un luogo dedicato alla cultura, in cui i bambini della Kalsa di Palermo possono studiare e ricevere sostegno sotto ogni punto di vista, sottraendosi al rischio di cadere nelle mani della criminalità organizzata. Oggi come allora, in quel quartiere dove Adele, Paolo, Salvatore e Rita giocavano al fianco di coetanei che anni dopo sarebbero diventati i loro più grandi nemici.
Se in questi dieci anni molti bambini, grazie alla Casa di Paolo, sono riusciti a costruirsi un futuro migliore, è merito del lavoro di Roberta Gatani, figlia di Adele Borsellino, e di tanti volontari. Salvatore Borsellino ha raccontato a BE Sicily Mag le attività dell’associazione e l’eredità di valori che il fratello Paolo ha lasciato alla comunità di Palermo.
La Casa di Paolo: il sogno di Salvatore Borsellino diventato realtà
“La Casa di Paolo è un sogno diventato realtà, che adesso si mantiene grazie all’opera di tanti volontari e soprattutto di mia nipote Roberta, che nonostante la mia lontananza si è caricata sulle spalle il progetto riuscendo a portarlo avanti”, ha raccontato Salvatore Borsellino. Il fratello del magistrato infatti ha lasciato Palermo quando aveva ventisette anni, ma dopo la strage di via D’Amelio ha avvertito l’esigenza di tornare a dare un contributo prezioso alla sua terra.
È così che il progetto ha preso vita proprio dal luogo in cui tutto era iniziato. “Questa era la nostra vecchia farmacia, il posto in cui io e Paolo giocavamo da bambini, quando ancora non sapevamo quello che ci avrebbe riservato il destino. Vivevamo insieme alla nostra famiglia proprio qui di fronte e, tra un gioco e l’altro, tra le strade del nostro quartiere, venivamo qui a rubare a nostro padre le caramelle di carruba, il citrato di magnesio e così via”.
I ricordi di quei pomeriggi sono vividi nella sua mente. “In questo quartiere, proprio da bambini, io e mio fratello giocavamo con coetanei come Tommaso Buscetta, Totuccio Contorno e Masino Spadaro, bambini che poi avrebbero preso brutte strade. Paolo, quando doveva interrogare un criminale con l’accento tipico ausitano, ovvero l’accento del quartiere Kalsa, prima di chiedergli informazioni sui delitti commessi, gli chiedeva come giocasse da bambino. Lo faceva per per stabilire un contatto”.

La farmacia di Via della Vetriera oggi
Dopo il terremoto del 1968, la farmacia della famiglia Borsellino fu abbandonata, lasciando spazio ad un fabbro. Poi, nel 2015, l’inizio della nuova vita. Nella Casa di Paolo, le parole del magistrato riecheggiano nelle stanze, oggi sempre più colorate, per donare un sorriso ai più piccoli. “In me si è creato nel tempo il desiderio di far rivivere questo luogo della mia infanzia, ma soprattutto Paolo con i suoi valori. I bambini del quartiere possono conoscere così il suo sorriso e il suo amore. Noi facciamo tutto questo per loro, senza – ci tiene a precisare – alcun finanziamento allo Stato, a cui chiediamo soltanto verità e giustizia”.
Ogni bambino sottratto alla criminalità, è una scommessa vinta. “Oggi come allora, molte famiglie vivono in condizioni precarie. Abitano nei famosi bassi, ovvero dei locali con un solo vano che ospitano tante persone, senza i servizi fondamentali come l’energia elettrica. Spesso i genitori sono analfabeti, così crescono senza punti di riferimento positivi. Noi gli offriamo servizi di doposcuola. I risultati sono stati straordinari: molti bambini adesso frequentano le superiori, è un traguardo che sembrava inimmaginabile”.
I gestori della Casa di Paolo sanno che i bambini sono la reale forza motrice del cambiamento. Non solo studio quindi, ma anche attività culturali e laboratori all’insegna della legalità. I valori di Paolo Borsellino vivono. “Insegniamo ai bambini a sognare, esistiamo per dare loro speranza, sogni e una vita migliore. Così questo sogno continua e continuerà a vivere”.











