Ci sono figure che stanno dietro le quinte ma che contribuiscono a ricreare la giusta cornice di una scena, corredandola di elementi scelti con accuratezza. Nei film, ancora prima che nel teatro, lo scenografo è un professionista creativo. È il caso di Laura Inglese, 40 anni, palermitana doc, che è riuscita a scalare tutti i gradini che l’hanno portata al successo, entrando nel cast di film di registi del calibro di Marco Bellocchio, Gianni Amelio e Francesca Archibugi.
Nel settore si è fatta spazio con una visione che la accompagna fin da giovanissima, dai primi studi fino alla laurea in Architettura, con cui ha potuto accedere al corso del Centro Sperimentale di Cinema e poi conseguire nel 2011 il Diploma in Scenografia, Arredamento e Costume a Roma, dove oggi vive. A Be Sicily Mag ha raccontato il suo lavoro.
Laura Inglese: una vita per il cinema
“Lavoro sia come art director sia come capo reparto della scenografia” ha spiegato Laura Inglese. In Italia, la prima figura è emersa negli ultimi anni. “È di congiunzione tra lo scenografo e il reparto, coordina le fasi di lavoro per la costruzione degli elementi della scenografia. Lo scenografo ha la direzione e la responsabilità e dà le linee guida. Risponde del lavoro ultimato e per primo riceve l’incarico. In ogni pellicola, però, è pur sempre un lavoro di squadra”.
Fin da quando era piccola, ha compreso quanto fosse importante questo mestiere nel mondo del cinema. “Mi interessa da sempre la progettazione degli ambienti e potere immaginare dei luoghi che siano espressione dei personaggi. La scenografia è un protagonista silenzioso del film, che si manifesta attraverso oggetti, colori ed elementi. Questi rivelano le caratteristiche e lo stato d’animo sotto traccia dei personaggi”.
La carriera
Oggi, Laura Inglese ha alle spalle una lunga carriera: “Il primo incarico risale al 2011, all’interno del Centro Sperimentale, quando aprirono la sede di Palermo. Mi fu chiesta dapprima una collaborazione da esterno, di seguire gli allievi come tutor. È così che tutto è iniziato”.
Tanti i nomi con cui ha collaborato. “Ho iniziato a lavorare con lo scenografo Marco Dentici, lui è stato il primo a darmi fiducia, è stato il mio maestro. Ho iniziato con i corti, poi dal 2012 con i primi film. Il primo lavoro è stato Salvo, l’opera prima di Fabio Grassadonia ed Antonio Piazza, che è stato girato a Palermo. Poi ho collaborato ne La Buca con Daniele Ciprì, quindi ne L’attesa di Piero Messina”.
Da lì, una lunga scia. “Il primo film da assistente scenografo è stato Fai bei sogni nel 2016, in collaborazione con Marco Dentici, poi Il Traditore, in seguito la serie Esterno Notte e poi il film Rapito”. Preziosi i lavori con Marco Bellocchio. “Con Bellocchio, ho lavorato anche due anni fa come scenografa a Bobbio, nel corto che s’intitola Se posso permettermi capitolo II all’interno della scuola di cinema di Bobbio, città dove lui è nato e ho seguito anche i ragazzi che studiano”.

Le collaborazioni
Del noto regista, dice: “Marco Bellocchio è un intellettuale e per me è stato un privilegio avere la possibilità di collaborare con una persona colta. Ogni sua decisione è profondamente pensata, lui non lo esplicita subito ma riesce a suggerire un’immagine con poco. Per me la sua visione ha fatto la differenza, ha una capacità di controllo su tutti gli elementi, e nei suoi lavori tutto ha un senso, che si scopre strada facendo. Tutto questo perché ha un vissuto, un trascorso peculiari”.
E su Daniele Ciprì: “È stata una collaborazione molto interessante, è sempre un piacere incontrarlo, è una persona aperta e dinamica”. Ma non l’unica che l’ha segnata. “C’è anche l’opera prima di Giuseppe Carleo, regista de La bocca dell’anima. È stata un’esperienza importante ed il film è un gioiello, nato da un’idea coccolata per anni prima di realizzarlo. È stato girato a Petralia Soprana: l’atmosfera del film necessitava della neve, siamo stati fortunati. È stata un‘esperienza complessa ma riuscita”.

Il rapporto con gli attori
Con gli attori, Laura Inglese non ha mai instaurato, in virtù della natura del suo lavoro, grandi rapporti, ma c’è qualcuno che gli è rimasto nel cuore. “Solo nel corto di Bellocchio sono stata sul set e lì c’erano tanti attori. Una persona che mi ha colpito è Fabrizio Gifuni, lo stimo molto. Ha una forte educazione nei confronti della troupe, mostra grande eleganza e dedizione al lavoro”.
C’è in particolare un aneddoto che l’ha colpita. “Molto spesso non c’è rispetto per i luoghi del set. Durante le riprese del corto, girammo nella casa di famiglia di Bellocchio a Bobbio. Nel bagno, durante la scena in cui muore il fratello, i parenti che vivevano lì avevano posato un secchio. Gifuni lo ha visto, lo ha tolto e ha ripulito la vasca per farla tornare immacolata. Un gesto che non compete a un attore, ma lui ha vissuto quel posto come un luogo sacro”.
I prossimi progetti di Laura Inglese
E sui prossimi progetti: “Ce ne sono tanti in cantiere, anche se il cinema in Italia non gode di un momento felice. Chi è più piccolo farà più fatica, perché ci vogliono tante garanzie di distribuzione”. Nonostante ciò, l’invito a chi vuole avviare questa carriera è di crederci ma con realismo. “Rimanere nel territorio siciliano è limitante, ci vuole molta tenacia. Andare fuori non è una sconfitta, viviamo in una società che tende a muoversi. Se si ha un obiettivo, nonostante i commenti degli altri che ti possono demoralizzare, bisogna andare avanti. Io sono stata fortunata”.
Andare via, dunque, per poi tornare. “È sempre una vittoria. In questi ultimi anni, c’è stata una crescita di produzioni in Sicilia, finalmente non di mafia. Per alcune sono stata scelta. È stato un valore aggiunto. Ho lavorato così in film girati in Sicilia come L’abbaglio di Roberto Andò. Ho riscoperto così la mia terra, è stato emozionante”, ha concluso Laura Inglese.














