A vederla, non è proprio invitante: foglie pelose, aspetto un po’ ruvido, aria da pianta selvatica senza pretese. Eppure la borragine, che nei campi siciliani cresce libera e generosa, è una regina nascosta della cucina popolare. In dialetto la chiamano “vurrachina” o “vurcinedda”, ed è uno di quei sapori che raccontano l’isola contadina, quella che non butta via niente e sa trasformare anche un’erbaccia in poesia.
Una pianta umile che profuma di casa
Il nome scientifico è Borago officinalis, e dietro questo nome un po’ altisonante si nasconde una pianta dalle mille risorse. In Sicilia, cresce spontaneamente tra febbraio e aprile, soprattutto nelle campagne dell’entroterra, e un tempo era raccolta dalle nonne con un solo obiettivo: portare in tavola la primavera.
Le foglie, una volta sbollentate, perdono quella peluria fastidiosa e diventano morbide, saporite, quasi burrose (da qui, forse, il nome latino “borago” che qualcuno fa derivare da “burra”, burro). La borragine veniva usata nelle minestre, nei ripieni delle focacce, nelle frittelle rustiche, nei risotti. Un’erba “povera” ma piena di carattere, amata anche per le sue proprietà: è depurativa, emolliente, ricca di sali minerali e mucillagini.
La frittella che sa di infanzia (e biodiversità)
Molti siciliani ricordano la pastella di borragine, preparata durante la Quaresima o nei giorni senza carne. Foglie grandi, immerse in una semplice pastella di farina e acqua, fritte nell’olio caldo: croccanti fuori, delicate dentro. E poi le minestre d’erbe miste, in cui la borragine era un ingrediente fisso accanto alla cicoria, alla senape selvatica, alla malva.
Oggi questa pianta spontanea torna in auge nei mercatini bio, nelle cucine degli agriturismi, nei ristoranti che puntano sulla cucina del territorio e sul foraging. Eppure resta una conoscenza fragile, da custodire: pochi ormai la sanno riconoscere, e ancora meno sanno quanto sia versatile in cucina.
Un’erba che ci ricorda chi siamo
La borragine è un simbolo gentile della cultura contadina siciliana: silenziosa, stagionale, tenace. Racconta un modo di mangiare che era sobrio, rispettoso, creativo. Un modo che oggi, tra crisi ambientali e ritorni alla terra, sembra più moderno che mai.
Chissà quante borragini calpestiamo ogni giorno senza saperlo. E quante storie ci perdiamo con esse.



















