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domenica|15 Marzo|2026
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Elena Sabbatini
Elena Sabbatini
Sono nata a Bologna, ma da 12 anni la Sicilia è la mia casa. Amo viaggiare, scoprire nuove storie e raccontarle attraverso la scrittura.

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La Sicilia che non ti aspetti: viaggio nei laghi tra mito, scienza e natura estrema

Dal mito di Proserpina ai crateri vulcanici, dalle dighe alle acque rosse: un viaggio nei laghi siciliani che raccontano un’isola diversa

Elena Sabbatini
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Sono nata a Bologna, ma da 12 anni la Sicilia è la mia casa. Amo viaggiare, scoprire nuove storie e raccontarle attraverso la scrittura.
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La Sicilia, nell’immaginario collettivo, è terra di sole, sabbia dorata e mare cristallino. Eppure, nascosti tra le pieghe dei suoi rilievi interni, nei crateri spenti e nelle valli scolpite dal vento, esistono specchi d’acqua che raccontano un’altra storia. È una Sicilia d’acqua e silenzio, dove i laghi – naturali, artificiali, vulcanici o costieri – diventano custodi di biodiversità, teatro di fenomeni rari e scrigno di leggende millenarie. Un patrimonio fragile e affascinante che sfugge ai radar del turismo di massa ma che incanta chi decide di esplorarlo. In questo viaggio, attraverseremo i luoghi dove l’acqua si fa racconto, tra echi mitologici, paesaggi lunari e vere e proprie emergenze climatiche.

Una geografia d’acqua in un’isola di siccità

Può sembrare un paradosso, ma la Sicilia, pur essendo tra le regioni italiane più colpite dalla siccità, ospita circa quaranta laghi. Una presenza sorprendente per un territorio privo di grandi fiumi perenni, dove l’acqua dolce è sempre stata una risorsa preziosa, da cercare, regolare e, spesso, inventare. La maggior parte di questi bacini è artificiale: dighe costruite nel corso del Novecento per rispondere a esigenze agricole, idropotabili o energetiche. Pozzillo, Ancipa, Nicoletti, Poma, Rosamarina: nomi noti a chi lavora nei campi o gestisce reti idriche, ma quasi sconosciuti ai turisti.

Lago Trearie - Wikipedia
Lago Trearie – Wikipedia

Accanto a questi invasi, resistono pochi ma straordinari laghi naturali. Alcuni si trovano in alta quota, come il lago Trearie, il più elevato dell’isola, o il Biviere di Cesarò. Altri, come il mitico Pergusa, sono legati a faglie tettoniche e processi geologici profondi. Sono ambienti fragili, spesso privi di immissari o emissari, che si comportano come barometri naturali del clima mediterraneo. Qui, l’acqua racconta molto più di quanto si veda in superficie.

Laghi di fuoco, laghi rossi: quando la natura si fa spettacolo

In Sicilia, l’acqua non è mai solo acqua. Può ribollire, cambiare colore, sprigionare vapori sulfurei o trasformarsi in laboratorio a cielo aperto. È il caso del Lago di Pergusa, nei pressi di Enna, che nei mesi più caldi assume tonalità rosse e ocra per via della proliferazione di solfobatteri anaerobi: un fenomeno noto come “Red Water”, raro e affascinante, che trasforma la superficie del lago in una tavolozza viva.

Lago di Pergusa - Regione Siciliana - Osservatorio Regionale Biodiversità Siciliana
Lago di Pergusa – Regione Siciliana – Osservatorio Regionale Biodiversità Siciliana

Un evento simile si verifica anche nel Biviere di Cesarò, tra i Nebrodi, dove le acque estive si tingono di rosso per effetto della Euglena sanguinea, una microalga capace di vivere in ambienti estremi. In entrambi i casi, il colore non è solo un capriccio estetico della natura, ma un segnale di delicatezza ecologica: questi bacini reagiscono a ogni variazione climatica, mostrando al mondo la loro vulnerabilità.

E poi c’è lo Specchio di Venere, nell’isola di Pantelleria. Qui, l’acqua riempie una caldera vulcanica antichissima, tra fanghi termali, sorgenti calde e fumarole. È un paesaggio alieno, dove si può nuotare accanto a bolle sulfuree e stendere il corpo in una spa naturale tra i vigneti dello Zibibbo. Un luogo che sembra uscito da un sogno geotermico, in equilibrio tra terra, fuoco e cielo.

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Lago di Venere - Pantelleria
Lago di Venere – Pantelleria

Miti e leggende che affiorano dall’acqua

In Sicilia, ogni specchio d’acqua riflette anche un frammento di mito. Il più celebre è quello del Lago di Pergusa, dove la leggenda vuole che Proserpina – figlia di Cerere – sia stata rapita da Plutone per essere condotta negli inferi. Un mito potente, che ancora oggi aleggia sulle rive silenziose del lago, trasformando un luogo geologicamente straordinario in un punto di raccordo tra natura e narrazione.

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Ma Pergusa non è il solo. Il Lago di Lentini, nel siracusano, nasconde tra i suoi fondali le rovine di un ponte medievale e, si dice, le tracce di un antico insediamento templare. Ogni estate, quando le acque si abbassano, riaffiorano archi sommersi e racconti dimenticati.

Lago di Lentini - Scordia.info - Gino Calleri
Lago di Lentini – Scordia.info – Gino Calleri

A Piana degli Albanesi, invece, il lago artificiale è diventato simbolo di una comunità che ha saputo preservare lingua, tradizioni e riti bizantini. Il borgo arbëreshë che si affaccia sull’acqua è un piccolo scrigno di cultura, dove si parla ancora l’antico albanese e si celebrano matrimoni in abiti tradizionali. Qui, la memoria passa anche dal paesaggio, e l’acqua ne diventa specchio.

Ecosistemi fragili e straordinari

I laghi siciliani non sono solo spettacolari, ma anche vitali. Molti di essi costituiscono veri e propri rifugi per la biodiversità, in particolare per l’avifauna migratoria. Pergusa, Lentini, Ganzirri e il Biviere di Cesarò sono tappe strategiche sulla rotta afro-eurasiatica: qui sostano e nidificano aironi, folaghe, cavalieri d’Italia, fenicotteri e tantissime altre specie acquatiche. Secondo le stime più recenti, oltre il 35% delle specie di uccelli acquatici censiti in Sicilia trovano rifugio proprio in questi ambienti umidi.

Biviere di Cesarò - FAI
Biviere di Cesarò – FAI

Alcuni di questi bacini presentano caratteristiche ecologiche uniche nel Mediterraneo. I laghi Ganzirri e Faro, a Capo Peloro, sono lagune costiere meromittiche: ciò significa che le loro acque sono stratificate in modo permanente, senza mescolanza tra gli strati superficiali e quelli profondi. È un equilibrio delicato, minacciato da cementificazione, inquinamento e cambiamenti climatici.

Lago Capo Peloro - Regione Siciliana - ORBS
Lago Capo Peloro – Regione Siciliana – ORBS

Altri laghi, come quelli carsici della Riserva Preola e Gorghi Tondi o i laghetti torrentizi dei Nebrodi e di Cavagrande del Cassibile, rappresentano habitat fondamentali per anfibi, pesci e piante idrofile rare. Ma proprio per la loro ricchezza biologica, questi ambienti sono anche i più vulnerabili: bastano pochi gradi in più, o un livello d’acqua più basso, per alterare profondamente l’intero ecosistema. E i segni ci sono già: eutrofizzazione, morie ittiche, stress idrico. Un patrimonio vivo, ma sotto pressione.

Esperienze estreme e viaggi possibili

I laghi siciliani non sono solo luoghi da osservare: sono esperienze da vivere. Alcuni offrono scenari mozzafiato per chi ama il trekking, come il Lago Trearie, raggiungibile con un percorso tra cerri, faggi e cavalli bradi nel cuore dei Nebrodi. Altri sono mete ideali per chi cerca relax e natura selvaggia, come lo Specchio di Venere, dove ci si può immergere nei fanghi termali o camminare tra fumarole e vigneti.

Per gli amanti delle attività all’aria aperta, la Sicilia lacustre è una sorpresa continua. A Piana degli Albanesi è possibile praticare canoa circondati da colline e boschi, concludendo l’escursione con un pranzo tipico nella comunità arbëreshë. Il Lago Rosamarina, nei pressi di Caccamo, è perfetto per vela, windsurf e pesca sportiva, mentre Pozzillo ospita regate e competizioni di canottaggio.

Lago Rosamarina - Sicilytourist.com
Lago Rosamarina – Sicilytourist.com

E poi ci sono luoghi quasi magici, come i laghetti di Cavagrande del Cassibile, tornati accessibili dopo anni di chiusura per frane. Raggiungibili tramite il sentiero Scala Cruci, offrono uno dei bagni naturali più belli d’Europa: acque turchesi incastonate in un canyon di pietra bianca, riconosciuti perfino dalla CNN tra i migliori siti al mondo per nuotare.

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Cavagrande del Cassibile - TripAdvisor
Cavagrande del Cassibile – TripAdvisor

In un’isola spesso raccontata solo per le sue spiagge, questi itinerari d’acqua rappresentano una rotta alternativa, più intima e autentica, fatta di silenzi, sguardi in volo e cammini lontani dalle folle.

Tra scienza e sopravvivenza: l’isola delle dighe

Se i laghi naturali della Sicilia sono pochi e preziosi, quelli artificiali sono indispensabili. Dagli anni ’20 del Novecento, l’isola ha puntato sulla costruzione di dighe per affrontare la cronica scarsità d’acqua. Oggi, oltre l’80% delle risorse idriche interne proviene da questi invasi, molti dei quali creati sbarrando fiumi stagionali o torrenti. Dietro nomi come Ancipa, Nicoletti, Dirillo o Sciaguana si nasconde una vera rete di sopravvivenza per intere comunità.

Il Lago Ancipa, per esempio, rifornisce d’acqua potabile tredici comuni tra Enna e Messina. Il lago Poma è una risorsa idrica fondamentale per l’area metropolitana di Palermo. Altri, come Arancio o Rosamarina, irrigano vaste aree coltivate ad agrumi, vigneti e uliveti, mentre le dighe storiche del Dirillo e di Pozzillo furono progettate anche per produrre energia idroelettrica.

Lago Dirillo - Isolanipercaso.com
Lago Dirillo – Isolanipercaso.com

Ma questa infrastruttura idrica, oggi più che mai, mostra segni di fatica. Le ondate di siccità mettono in crisi gli equilibri, svuotano i bacini e accendono conflitti tra territori. Il Lago di Sciaguana è emblematico: dopo uno svaso completo nel 2021, ha vissuto un vero disastro ecologico con moria di pesci e degrado ambientale.

La Regione Siciliana sta aggiornando il Piano di Gestione Acque 2025–2030, con l’obiettivo di rifunzionalizzare gli invasi semivuoti e aumentare l’efficienza delle dighe obsolete. Ma il futuro di questi bacini non può dipendere solo da opere ingegneristiche: serve una nuova visione, che metta al centro il monitoraggio, la manutenzione, e anche il turismo sostenibile, come dimostrano i modelli virtuosi applicati a Cavagrande o nei parchi dei Nebrodi.

La memoria liquida della Sicilia

C’è un tempo lento che scorre nei laghi siciliani, un tempo che non si misura in ore ma in stagioni, in secche e in piene, in migrazioni e sedimentazioni. Nei fondali del Lago di Pergusa, ad esempio, si conservano tracce di 500.000 anni di clima mediterraneo: polveri sahariane, pollini fossili, microalghe. Un archivio naturale che racconta la storia dell’isola ben oltre quella scritta dagli uomini.

Ogni bacino d’acqua è una memoria vivente: del paesaggio, della fatica di modellarlo, della necessità di domarlo. Ma anche dei miti che l’accompagnano, dei riti che lo celebrano, delle culture che vi si sono riflesse. In un momento in cui la Sicilia lotta contro la desertificazione e la carenza idrica, i suoi laghi – per quanto piccoli o artificiali – sono più che mai simboli di resilienza.

Riscoprirli, visitarli, proteggerli significa guardare l’isola da una prospettiva diversa: quella dell’acqua, elemento primordiale e mutevole, che unisce scienza e leggenda, bisogno e bellezza. In questi specchi d’acqua si riflette una Sicilia segreta, potente, sorprendente. Quella che non ti aspetti.

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Elena Sabbatini
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Sono nata a Bologna, ma da 12 anni la Sicilia è la mia casa. Amo viaggiare, scoprire nuove storie e raccontarle attraverso la scrittura.

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