Il report “Tourism and Incoming Watch”, pubblicato da CleverAdvice con dati elaborati da Nexi e la direzione scientifica dell’Osservatorio Nazionale del Turismo del Ministero del Turismo, analizza le spese effettuate in Italia dai turisti stranieri tramite carte di pagamento internazionali. L’indagine si basa su transazioni fisiche (POS) ed esclude gli acquisti online, offrendo un’istantanea concreta del valore economico generato dal turismo inbound tra il 2022 e il 2024.
C’è un dato che sorprende, anche gli addetti ai lavori: due città siciliane sono riuscite a conquistare un posto tra le prime 20 province italiane per spesa dei turisti stranieri. Non si tratta solo delle solite località da cartolina del Nord Italia: Palermo e Messina entrano a pieno titolo nella mappa economica del turismo internazionale. E lo fanno non solo per il fascino delle loro coste o delle loro cattedrali, ma per qualcosa di più solido: oltre mezzo miliardo di euro spesi nel 2024.
Una Sicilia da podio (inaspettato)
Il report Tourism and Incoming Watch – giugno 2025 fotografa con chiarezza una tendenza spesso trascurata: il Sud, e in particolare la Sicilia, non è più solo una destinazione romantica o folkloristica. Sta diventando un territorio dove il turismo straniero lascia valore concreto.
Nella classifica delle province italiane con la più alta spesa turistica tracciata da carte di pagamento internazionali, Messina si piazza con €290 milioni, Palermo segue a ruota con €266 milioni. Entrambe superano città come Bari, Genova e Bologna. E Palermo mostra un dato ancora più interessante: la spesa è cresciuta del 66,1% rispetto al 2022.

Quanto spendono davvero?
Non è solo questione di numeri assoluti, ma di traiettoria. Palermo ha vissuto un boom che pochi altri territori possono vantare. Una crescita percentuale che la posiziona tra le province a più alta variazione positiva, dietro solo a realtà come Torino o Milano.
Messina, dal canto suo, mantiene una posizione di rilievo grazie a flussi costanti legati alle crociere, agli spostamenti nello Stretto e al suo ruolo logistico di snodo. È una provincia dove si consuma rapidamente, ma si consuma tanto.
Cosa cercano (e trovano) i viaggiatori stranieri
Secondo l’analisi, le spese maggiori si concentrano in strutture ricettive e ristorazione. Ma non mancano le spese per moda, distribuzione e attività culturali.
- A Palermo, il mix tra storia, autenticità e food esperienziale sembra funzionare.
- A Messina, l’approdo delle crociere crea volumi alti in tempi brevi.
I turisti non sono più solo “visitatori”: sono consumatori attivi, esigenti, attenti a ciò che vivono. E queste città sembrano aver trovato un equilibrio tra offerta autentica e fruibilità.
L’area più forte? Sicilia orientale e costa agrigentina
Se allarghiamo lo sguardo, è tutta la Sicilia orientale (da Taormina a Noto) fino alla costa agrigentina a generare numeri da record: €385 milioni di spesa straniera nel 2024, con un incremento superiore al 50% rispetto al 2022.
Il merito? Probabilmente un mix tra città d’arte, mare, bellezze paesaggistiche e prodotti tipici che attraggono viaggiatori di fascia medio-alta.
I top spender? In ordine: Francia, Germania e Stati Uniti. Tre mercati differenti, uniti però dalla stessa scelta: spendere in Sicilia.
C’è un Sud che cresce. Ma lo sappiamo raccontare?
Questi dati non sono solo numeri, ma segnali. Parlano di una Sicilia sempre più desiderata e sempre meno stagionale. Parlano di un pubblico straniero disposto a spendere, ma solo se trova esperienze all’altezza.
La vera domanda, adesso, è questa: sappiamo raccontare – e gestire – questo nuovo volto del turismo siciliano?
La risposta, forse, dipende da chi sarà capace di leggere questi segnali non come un caso fortuito, ma come un’opportunità strutturale da cogliere.





















