Tra gli ospiti del Marzamemi CineFest, iniziato lo scorso 6 settembre con l’intervento di Anna Foglietta, anche l’attrice fiorentina Chiara Francini, che nella serata di lunedì 8 settembre ha presentarto il libro “Le querce non fanno i limoni”.
Chiara Francini presenta “Le querce non fanno i limoni”
Chiara Francini, in dialogo con la giornalista Chiara Scucces, ha descritto un romanzo fatto di passione, donne forti e differenze culturali, nonché di storie personali che si intrecciano con la storia del paese. “Studiare la storia – ha detto – significa avere l’opportunità di agire nel presente”.
Le vicende del suo libro si dipanano attraverso ben 50 anni di storia, partendo dalla Seconda guerra mondiale e dalla Resistenza fino al 1973. Se quest’ultimo rappresenta il presente del romanzo, il ventennio fascista è descritto in prima persona dalla sua protagonista, Delia, nelle pagine del suo diario.
Nel ’56 quest’ultima, un’ex partigiana, arriva improvvisamente nelle campagne di un paesino toscano e qui fonda il “Cantuccio”, che diventerà luogo di accoglienza al di là delle diversità. Tra i personaggi accolti ci sono due donne siciliane, madre e figlia: Girolama e Letteria. Con loro, Chiara Francini introduce la questione meridionale nella narrazione.
La Sicilia e la questione meridionale
“La realtà è un fatto complesso, per restituirla c’è bisogno di un profondo ragionamento” ha premesso l’autrice nel presentare il suo romanzo e in particolare il tema della questione meridionale. Sull’argomento si è voluta soffermare, leggendo anche dei brani direttamente dal libro.
Per approfondire e restituire un quadro chiaro di quei tempi e di come la questione veniva affrontata in Toscana, Chiara Francini ha parlato direttamente con chi quel periodo lo ha vissuto. “Ho chiesto alle signore anziane toscane che nel ’73 c’erano come affrontassero la questione meridionale” ha raccontato. “La risposta è stata: ‘Vedi cara, non eravamo noi, erano loro che erano meridionali. Pensavamo venissero a rubarci il lavoro, che se una ragazza meridionale si fidanzava con un ragazzo toscano lo faceva per sistemarsi’. Nel 1973 le persone anziane non sapevano neanche dov’era la Sicilia.”
Da qui, i pregiudizi e le discriminazioni passano quindi anche ai personaggi del libro, dando vita a quelli che l’autrice definisce “discorsi profondamente violenti per certi versi”. “Ma – specifica – è importante comprendere l’ambiente e l’epoca in cui venivano detti. Soltanto cercando di approfondire la storia si può cercare di trarne dei vantaggi e migliorare quello che siamo adesso”.











