Ad Agrigento, Capitale Italiana della Cultura 2025, anche i rifiuti parlano. Lo fanno con la voce dell’arte e con la forza di un linguaggio che non ha bisogno di traduzioni: quello del riciclo. Dal tetrapak – materiale quotidiano, spesso considerato “scarto tra gli scarti” – nascono due installazioni che uniscono memoria, attualità e futuro.
Dal rifiuto al simbolo
L’artista toscano Edoardo Malagigi, da oltre cinquant’anni impegnato a trasformare materiali di scarto in opere d’arte, ha scelto Agrigento come palcoscenico per due lavori dal forte valore simbolico: Pinocchio e il Tempio di tetrapak. Due visioni complementari: da una parte il burattino che si ribella alla guerra, dall’altra le colonne che rendono omaggio al Tempio della Concordia.
Un Pinocchio contro le guerre
Seduto, grigio, tatuato di armi. Il Pinocchio in piazza Marconi non sorride, non mente e non gioca: invita a riflettere. È un monito antimilitarista, un omaggio a Danilo Dolci e alla sua filosofia di non violenza. La sua presenza sorprende e attrae: fotografato, discusso, condiviso. Una scultura che diventa luogo di incontro e di confronto, dimostrando come l’arte possa trasformare uno spazio urbano in coscienza collettiva.
Il Tempio che rinasce tra le mani dei giovani
Nel refettorio del monastero di Santo Spirito si erge invece un tempio insolito, scintillante e policromo, realizzato interamente in tetrapak. Le colonne richiamano il Tempio della Concordia e sono nate grazie al contributo degli studenti delle scuole agrigentine, coinvolti in laboratori di riciclo creativo. Non solo un’installazione artistica, ma un’esperienza formativa: i ragazzi hanno scoperto come i materiali di scarto possano diventare patrimonio culturale e simbolo di rinascita.
Tecnologia e sostenibilità
Dietro queste opere c’è anche la tecnologia di R3direct, realtà toscana che lavora con la stampa 3D utilizzando materiali riciclati e riciclabili. Una collaborazione che unisce antichi simboli e strumenti innovativi, tradizione e futuro, dimostrando come la sostenibilità non sia più solo un concetto astratto ma un percorso concreto, tangibile, persino estetico.
Agrigento 2025: una capitale che prende forma
Le due installazioni segnano una tappa importante per Agrigento Capitale Italiana della Cultura. “Si comincia a vedere fisicamente” – come sottolineano gli organizzatori – un programma che nei prossimi mesi intreccerà arte, scrittura femminile e accoglienza, fino a Lampedusa con il progetto Hospitium. Non solo eventi, ma tasselli di un mosaico che racconta un territorio in trasformazione.



















