Da questa mattina Mauro Rostagno è ufficialmente cittadino onorario di Trapani. Ieri sera il Consiglio comunale ha approvato all’unanimità il conferimento della più alta onorificenza civica al giornalista e sociologo assassinato dalla mafia a Valderice il 26 settembre 1988. La proposta, deliberata dalla Giunta lo scorso 11 agosto, ha ricevuto il via libera definitivo dall’aula. Con questa decisione la città riconosce a Rostagno un legame profondo, fatto di impegno civile, coraggio e sacrificio.
Originario del Piemonte, Rostagno fu ucciso in contrada Lenzi. Stava rientrando alla comunità Saman, che dirigeva, dopo una giornata di lavoro negli studi della tv locale RTC, dove curava il notiziario. Due sicari di Cosa nostra lo colpirono a morte con fucile e pistola, mentre viaggiava a bordo della sua Fiat Duna bianca. Aveva 46 anni. Ex leader del ’68 a Trento accanto a Renato Curcio, fondatore di Lotta Continua con Adriano Sofri e animatore del centro culturale Macondo a Milano, a Trapani aveva scoperto il giornalismo televisivo. Attraverso le inchieste di RTC aveva iniziato a denunciare i rapporti tra mafia e politica, portando avanti una battaglia per la verità e la giustizia.
Il suo nome è oggi tra quelli dei giornalisti vittime di mafia ricordati dall’Ordine dei Giornalisti di Sicilia nella mostra Testimoni di verità, presentata anche a New York nei giorni scorsi.
Per il sindaco Giacomo Tranchida, commemorare Rostagno significa ribadire il valore della libertà e della parola: “Più che aprire gli occhi – afferma – Mauro invitava ad aprir bocca, a spezzare quella subcultura omertosa che ha dominato i nostri territori per decenni. Era una subcultura figlia di un sistema pseudo-mafioso che trovava spazio nei salotti buoni come nei casolari dei latitanti. Rostagno, con le sue inchieste e i suoi editoriali, era riuscito a creare paura proprio lì, dove la verità faceva più male”.
Il primo cittadino ha sottolineato anche il ruolo di Rostagno come guida comunitaria: “Non era solo un giornalista – ha spiegato –. Si prendeva cura dei ragazzi che lottavano contro la tossicodipendenza, con metodi nuovi e anche discussi, ma sempre con passione e attenzione alle persone. La comunità Saman fu un’esperienza unica, che univa la cura alla dimensione di vita comunitaria. Anche questo era Mauro: la volontà di non lasciare indietro nessuno”.
Il riconoscimento arriva dopo anni di richieste rimaste inevase. Già nel 2014 in Consiglio comunale si discusse di un atto simile: in quell’occasione il consigliere Ninni Barbera definì Rostagno un uomo che “ha sacrificato la sua vita per la nostra dignità”, Salvatore Pumo ricordò come “abbia rischiato la vita” per raccontare la verità, e Ninni Passalacqua citò le stesse parole di Rostagno: “Io sono più trapanese di voi, per non esserci nato e per averci scelto di stare”.









