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Comitini, la storia della città più piccola d’Italia tra patriottismo e miniere

Negli ultimi tempi, Comitini, è entrata nella cronaca siciliana e nazionale per un evento che ha reso fiera la cittadina e i suoi abitanti: è stata la prima città siciliana ad essere stata ospite del neo eletto Papa Leone XIV, in occasione della giornata contro il lavoro minorile.

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A due passi dalla Valle dei Templi, in provincia di Agrigento, c’è un borgo di soli 903 abitanti. È Comitini. Di estensione ridotta, ma dalla grande storia. Sebbene sia la città più piccola d’Italia, la sua popolazione porta alto l’orgoglio locale. Lo dimostra il fatto che a giugno scorso il sindaco Luigi Nigrelli è volato insieme a una delegazione a Roma, da Papa Leone XIV, per onorare la tragica memoria dei carusi, i bambini costretti a lavorare nelle miniere di zolfo. Il gruppo ha portato con sé anche una tela realizzata sul tema dall’artista Francesca Cumella, che è stata benedetta dal Pontefice e che è ora custodita presso il Palazzo Baronale locale.

Questo è uno dei tanti simboli del fatto che il Comune in provincia di Agrigento, nato giuridicamente nel 1627, non dimentica la sua storia, scritta con fatica nei secoli. È soltanto dal 15 dicembre 2018 infatti che Comitini può fregiarsi del titolo di Città, attribuitole con decreto del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, per trascorsi di interesse e rilevanza nazionale.

Comitini, la terra dello zolfo

Non è un caso se Comitini è definita la terra dello zolfo. La povertà, infatti, portò diverse famiglie nel corso dell’800 e del ‘900 a sacrificare i propri figli in miniera, portando alla cosiddetta tragedia dei carusi. Essa è stata a lungo raccontata anche nella letteratura, ad esempio in Ciàula scopre la Luna di Luigi Pirandello.

I bambini, in età scolare, venivano ceduti in affitto ai proprietari delle miniere in cambio di lavori che portavano alla morte o a deformazioni fisiche: spesso molti di loro diventavano storpi o rachitici a causa del lavoro minorile. Nel corso del tempo furono diversi i drammi, con crolli ed esalazioni di gas che portarono alla morte anche nel ‘900 di numerosi giovani ed adulti, fino alla chiusura nel 1974.

Le miniere di zolfo della città, che al momento della loro scoperta, avvenuta nel 1818, sembravano un possibile simbolo di riscatto economico, si erano infatti trasformate nel tempo in pianti di dolore inaccettabili. Oggi le giovani vittime delle miniere vengono periodicamente ricordate. È quanto accaduto anche durante la visita a Papa Leone XIV.

L’incontro con Papa Leone XIV

“Per me è stato davvero emozionante, rappresentare la comunità comitinese con il Pontefice è stato un onore”, ha affermato il sindaco Luigi Nigrelli. Prima di salutare il primo cittadino con una stretta di mano, Papa Prevost ha benedetto anche la fascia tricolore del sindaco. Un gesto simbolico che rinnova il legame tra la Chiesa e comunità comitinese. Al Pontefice è stato inoltre donato un ritratto che lo raffigura, un’opera dell’artista Anna Lauricella e omaggio dell’associazione Il giardino degli artisti.

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Comitini, la città più piccola d’Italia

La tragedia dei carusi è sicuramente uno dei tratti più tristi della storia di Comitini, che come già accennato è la città più piccola d’Italia. Ma come ha fatto questo paesino a ottenere questo titolo? Bisogna tornare indietro di diversi anni, al 1859, quando la Sicilia era segnata dai movimenti di ribellione iniziati nel 1820. Una delle roccaforti della rivolta verso i Borboni era proprio Comitini, che il 3 luglio del 1859 stupì l’intera isola con un atto di incredibile coraggio: issò la bandiera tricolore italiana per la prima volta nella provincia di Agrigento, il tutto su un promontorio denominato La Petra.

Questo atto portò un omaggio alla bandiera di diversi cittadini prima e una forte risposta da parte dei Borboni poi, con torture e arresti per gli esecutori. Proprio per questo motivo, il 23 novembre 2018, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ha conferito a Comitini il titolo di città, riconoscendone il valore storico, culturale e patriottico.

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In ricordo di queste storie, l’amministrazione comunale ha fondato il Museo del Tricolore dove vengono conservati documenti e cimeli in ricordo del vessillo tricolore che sventolava sul monte la Pietra, oltre a ricordare i nomi e i cognomi dei coraggiosi che sfidarono il regime borbonico: Gerlando Vella, Amedeo Lupo, Vincenzo Lo Brutto e Vincenzo Macaluso.

La bandiera del Museo del Tricolore di Comitini
La bandiera del Museo del Tricolore di Comitini

Il Museo del Tricolore è visitabile presso Palazzo Bellacera, luogo che ospita anche il Museo delle miniere, dove è possibile visionare le strumentazioni dei minatori, documenti scritti e fotografici e pietre di zolfo. “Cerchiamo sempre di preservare al meglio la nostra storia. La nostra comunità tiene molto a ciò che ha costruito nel tempo e cerchiamo di farlo con il massimo dell’impegno e della serietà. Invitiamo a visitare il Palazzo Bellacera, che oltre ai musei, ospita la storia della nostra città.”, conclude il Sindaco Nigrelli. Comitini é dunque un piccolo sprazzo di storia nascosto nell’entroterra siciliano che continua a far parlare di sé anche nel 2025, oltre a far emozionare la Santa Sede con delle storie spesso dimenticate.

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