Per la prima volta, cinquantatré opere della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma vengono esposte in Sicilia. Palazzo della Valle, a Catania, capolavoro del Barocco siciliano, dal 26 ottobre 2025 al 29 marzo 2026, ospita un percorso artistico lungo cinquantacinque anni, dal 1970 al 2025, da Burri a Cattelan.
Il progetto della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma
La Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, fondata nel 1883 come museo del presente e nata per raccontare l’identità del nuovo Stato italiano, è la più vasta e rappresentativa al mondo per quanto riguarda l’arte italiana degli ultimi due secoli e custodisce 20.000 opere del nostro patrimonio artistico, spaziando da Canova a Cattelan.
Oggi questo patrimonio si apre al resto d’Italia e al mondo, diventando museo diffuso, con l’intento di avvicinarsi ai visitatori che per vari motivi non viaggiano o viaggiano poco. Numerosi capolavori custoditi nei depositi vengono esposti in altri musei, rispondendo anche alla missione didattica rivolta alle scuole di ogni ordine e grado.
L’iniziativa catanese è frutto di un protocollo d’intesa triennale siglato con la Fondazione Puglisi Cosentino, presieduta da Alfio Puglisi Cosentino, che da oggi passa il testimone al figlio Salvatore.
Le opere in mostra a Catania
La selezione di opere della Galleria, a cura di Renata Cristina Mazzantini e Gabriele Simongini, offre un’estrema sintesi delle principali linee dell’arte italiana dagli anni ’70 ad oggi, a cui si aggiungono alcuni pregevoli lavori di artisti internazionali legati in vari modi al nostro Paese. Da Burri, Consagra, De Chirico e Guttuso, passando per De Dominicis, Schifano, Isgrò, Paolini e Paladino fino a Cattelan. Sono solo alcuni dei nomi in esposizione nelle sale di Palazzo Valle.
La mostra ripercorrere l’Arte Povera, l’Astrattismo, la Pittura Oggettuale, la Pittura Colta e quella Analitica, la Transavanguardia, la Scuola di San Lorenzo e gli sviluppi creativi della fotografia, solo per citarne alcuni. Le opere del grande museo romano convivono con importanti opere della collezione permanente della Fondazione Puglisi Cosentino, che ospita artisti come Accardi, Boetti, Dorazio, Scarpitta, Kounellis e altri ancora.
Le opere sono raggruppate nelle varie sale in base al periodo storico a cui appartengono. Ci sono Calder e Melotti, entrambi laureati in ingegneria, Burri, Consagra, Mattiacci, Isgrò, Paolini e De Chirico, inventore della pittura Metafisica, a rappresentare i rivoluzionari anni ’70.

Dagli anni ’80 alla tecnologia di anni 2000
Aprono i leggendari anni ’80 De Maria con la Transavanguardia, seguito da Pisani, Clemente, Chia, Cucchi, Paladino, che tornano ad affrontare l’arte come espressione della soggettività e dell’individualismo. Poi ancora Schifano, Bonalumi, Corpora, Guerrini, Lai, Scialoja, Rubiu, Mariani, affascinato dal passato e dal neoclassicismo e precursore dell’Anacronismo. Profondamente evocativa l’opera di Enzo Mari, intitolata “Allegoria della morte”, che vede tre lapidi con sepolture coperte di terra a rappresentare la morte delle ideologie contemporanee: il comunismo, il nazismo e il cristianesimo. A rappresentare i fulgidi anni ’90: Chin, Di Fabio, Galliano, Kostabi, Wulz, Carocci, Ciracì, Lambro e Arienti.
Infine il percorso conduce ai tecnologici anni 2000, dove emerge con forza il linguaggio dissacrante e ludicamente concettuale di Cattelan. La sua opera del 2024 “Sunday” è realizzata con due pannelli in acciaio inossidabile placcato in oro 24 carati, “modificati” da colpi di arma da fuoco. Cattelan utilizza il metallo prezioso per decostruire il rapporto degli americani con l’estrema accessibilità delle armi. Come ha detto l’artista: “Siamo completamente immersi nella violenza ogni giorno e ci siamo abituati”.
Appartengono a questo millennio anche le opere di Bonvicini, Kapoor, LeWitt, Stingel, Marini, Spalletti, Tepe, Güneştekin (con una recentissima opera del 2025) e Moro con il neon blu “Pane quotidiano” che evoca la preghiera del Padre Nostro cristiano e fa anche riferimento all’idea di cibo per il corpo, ma soprattutto per lo spirito con cui alimentare la nostra esistenza. Due parole che oggi più che mai risuonano drammaticamente attuali in un mondo funestato dalle carestie provocate dalla siccità, dalla crisi ambientale e dalla crudeltà degli esseri umani.

I commenti dei promotori
Il curatore della mostra, Gabriele Simongini, commenta il grande sforzo creativo, messo in campo per realizzare un progetto così importante, con queste parole: “Oggi inizia un percorso triennale che vedrà ogni anno l’allestimento di una mostra diversa in questa sede. Questo dimostra la sinergia tra pubblico e privato e porta grandi benefici a tutta la comunità e soprattutto agli studenti che verranno a visitarla. Questo evento è unico in Sicilia. Alcune di queste opere vengono esposte per la prima volta al pubblico ed è una grande occasione di riscoperta, perché i grandi nomi dell’arte italiana ed internazionale sono ora fruibili da tutti, anche a Catania”.
La direttrice della GNAMC, Renata Cristina Mazzantini, promotrice dell’idea del museo diffuso e in movimento, come già avviene nei grandi musei internazionali, dal Guggenheim al Louvre, ha iniziato a costruire ponti tra la capitale e le province, portando alla luce tesori custoditi nei depositi e progettando esposizioni tematiche. In occasione dell’inaugurazione della mostra catanese afferma: “Quella che portiamo a Catania è un’operazione culturale che diffondiamo nei territori per fare conoscere i capolavori dell’arte moderna e contemporanea ai siciliani, senza dover andare a Roma. Anche i romani possono trovare qui opere mai viste alla GNAMC. Ci sono anche grandi novità, perché il patrimonio si forma continuamente acquisendo nuove opere. Questo è tutto patrimonio italiano, che appartiene a ciascuno di noi. Si deve scardinare l’idea di centro e periferia. Catania è oggi molto centrale”. Ci sono opere che nessuno ha mai visto finora e che vengono esposte a Catania per la prima volta. La Galleria presta centinaia di opere in Italia e nel mondo ogni anno”.
Il presidente della Fondazione, Alfio Puglisi Cosentino, commenta con grande orgoglio l’importante risultato raggiunto: “Da fiero siciliano quale sono, il mio obiettivo è portare l’arte in Sicilia. Non è stato facile portare a Catania mostre di respiro nazionale e internazionale, ma è giusto che anche i siciliani possano avere l’opportunità di godere di importanti mostre. Dal 2008-2009 porto avanti questo progetto in questo storico e nobile palazzo che ho acquistato in condizioni pietose. Oggi lo metto a disposizione della comunità e passo il testimone al mio figlio Salvatore”.



















