La scena indie siciliana è in continua evoluzione e, tra i nomi che si sono distinti negli ultimi anni, c’è quello de I Giocattoli, band palermitana capace di trasformare un progetto nato quasi per scherzo in una realtà consolidata. Con il nuovo singolo Chopin, il gruppo è tornato alla ribalta, raccontando una storia di intimità, autenticità e fedeltà ai propri sentimenti. A BE Sicily Mag hanno ripercorso il loro percorso artistico, tra le loro origini musicali nell’Isola, le collaborazioni instaurate e i messaggi lanciati attraverso i loro testi, che parlano al cuore delle nuove generazioni.
I Giocattoli: da un bagno alle etichette discografiche
Tutto è iniziato da Duilio Scalici ed Ernesto Mormile, che registravano cover ironiche e volutamente imperfette in un bagno, pubblicandole online senza alcuna pretesa. Il web, però, ha premiato la loro spontaneità: quei video diventavano virali, aprendo la strada a una nuova fase creativa. “Da lì ci siamo detti: perché non scrivere qualcosa di nostro?”, racconta Duilio. Si arrivò così al primo inedito.
Al progetto, avviato nel 2017, si unirono poi anche Davide Casciolo alla batteria e Chiara Di Trapani come seconda voce femminile, quest’ultima oggi non più presente nella band. Quella che sembrava un’avventura casuale si trasformò presto in un percorso musicale concreto, unito da un denominatore comune: la passione per la musica. Tutti i componenti sono siciliani, ma l’Isola ha influito poco sulla loro identità artistica, quantomeno a livello sonoro. A emergere nei testi, piuttosto, sono le contraddizioni di questa terra, rivelatesi terreno fertile per riflessioni e introspezioni.
È proprio dalla Sicilia che nel 2017 è partito il loro primo tour nazionale, con 60 date. Un’esperienza intensa che li ha fatti crescere, a seguito della quale erano pronti a compiere il salto di qualità con un secondo tour, più grande, ma il lockdown per la pandemia di Covid glielo ha impedito. “È saltato tutto, purtroppo”, racconta Duilio. Quel momento, che avrebbe potuto segnare la consacrazione, si è trasformato in una lunga pausa forzata. Nonostante questo, la band non si è arresa e oggi guarda avanti, con la volontà di tornare presto a calcare i palchi italiani.

Lo stile de I Giocattoli
Definire lo stile de I Giocattoli non è semplice. La loro musica si muove tra indie pop e hip-hop, con venature alternative rock che esplodono soprattutto nei finali dei brani. Una miscela che li rende versatili, capaci di alternare momenti più intimi e melodici a esplosioni di energia. Ma il vero tratto distintivo della band sta nei testi: anche se sono una formazione collettiva, l’approccio è fortemente cantautorale. Le parole hanno sempre un peso centrale, sia per il significato che per la costruzione delle melodie.
Chopin: un singolo che parla di intimità e autenticità dei i giocattoli
Il nuovo singolo Chopin rappresenta una tappa importante del ritorno de I Giocattoli sulla scena. Il titolo nasce da un passaggio del ritornello: “Quindi torna da me e riascoltiamo Chopin”. Non si tratta solo di un riferimento musicale, ma di un simbolo di intimità e complicità. Il brano racconta l’amore, platonico e profondo, quello che non teme i giudizi esterni. “Il messaggio è semplice: bisogna restare fedeli a se stessi e ai propri sentimenti, senza preoccuparsi troppo di ciò che pensa il mondo”, spiega il frontman della band. Una dichiarazione di libertà emotiva che trova eco nell’apertura del ritornello: “Capirai che al mondo non importa”.
Un altro elemento che arricchisce Chopin è la presenza di Carota de Lo Stato Sociale. La collaborazione non è casuale: già dal primo disco, infatti, Carota aveva seguito la band come produttore artistico. In questo nuovo progetto, ha deciso di partecipare in prima persona, contribuendo in un passaggio, in cui il testo dice “La luna è una donna troppo curiosa che dal suo balcone vede qualsiasi cosa”, che diventa uno dei momenti più intensi del brano. “È stato un gesto naturale, nato dalla stima reciproca e dal legame costruito negli anni”.

Al di là del singolo, quello che la band vuole trasmettere con la propria musica è un messaggio forte e attuale: la bellezza risiede nell’imperfezione. “Viviamo in un mondo sempre più plasticoso, dove si cerca di apparire a tutti i costi, spesso rinnegando la propria identità. Noi crediamo invece che la vera bellezza stia nei difetti: sono loro a renderci unici”. Una visione che si contrappone alla cultura dell’immagine e che trova nella musica indie uno spazio privilegiato per raccontare fragilità, insicurezze e autenticità senza filtri.



















