Il teatro di Emma Dante, tra i più riconoscibili della scena contemporanea italiana, torna sul palco con Re Chicchinella – Una fiaba di carnevale, intrecciando fiaba, critica sociale e riflessione sul potere. Lo spettacolo, in scena dal 18 al 26 ottobre al Teatro Biondo di Palermo, conclude il progetto iniziato con gli spettacoli La scortecata e Pupo di zucchero.
A ispirare la storia è lo scrittore campano Giambattista Basile con il suo Lo cunto de li cunti: un racconto capace di indagare nella profondità dell’animo umano, esplorando temi come la solitudine del potere e l’insensibilità generata dall’avidità. Il tutto è condito da quel grottesco e assurdo, in tipico stile di commedia dell’arte, che contraddistingue la poetica scenica di Emma Dante.
La trama dello spettacolo
Il pubblico potrà assistere alla storia di un re malato che, dopo aver commesso l’errore di usare una gallina apparentemente morta per pulirsi dopo un impellente bisogno corporale, viene invaso nelle viscere dall’animale magico, che si nutre di tutto ciò che il sovrano ingerisce. Questo provoca nel re l’espulsione di uova d’oro, ma anche un dolore insopportabile, al punto da spingerlo a lasciarsi morire di fame. La corte, però, si oppone alla sua decisione: non vuole rinunciare alla ricchezza generata da quelle uova, dimostrandosi per ciò che è: avida, cieca e attaccata solo agli interessi materiali.
Il carnevale e la maschera
Un accento particolare è posto sul tema del carnevale e sulle maschere della tradizione siciliana, che permettono di riflettere sul doppio significato della maschera: ciò che al tempo stesso cela e rivela le falsità del potere. La bravura della regista sta nel calibrare una tematica tanto profonda, come il desiderio di liberarsi da un sistema oppressivo, con la leggerezza e la fantasia della fiaba. Il carnevale diventa così simbolo di rinascita, espressione di un popolo che capovolge con la sua forza il sistema gerarchico.
Il linguaggio del corpo
Il libero adattamento della storia di Basile consente alla Dante di mescolare comicità e tragedia, utilizzando il linguaggio fisico e il corpo come mezzo espressivo per raccontare la degenerazione del potere e l’autorità incapace di fare il bene del popolo. Il messaggio infatti arriva potente al pubblico in un mix di elementi — danza, canto, lingua teatrale del Sud e cultura popolare — che si fondono in un’idea di salvezza collettiva. Il corpo si conferma la vera voce dei personaggi: attraverso gestualità e movimento diventa strumento politico e sociale, portatore di un messaggio di riscatto e di libertà, dando voce a chi, troppo spesso, resta ai margini.



















