La pasta è la base irrinunciabile della dieta italiana, con un consumo pro capite che si attesta su circa 23 kg all’anno, rendendo l’Italia il paese con la maggiore propensione al consumo. Il Ministero dell’Impresa e del Made in Italy ha monitorato i costi del piatto più amato dagli italiani, evidenziando come Palermo si sia posizionata al in testa alla classifica per il prezzo più contenuto della pasta. Questo dato rafforza la reputazione di Palermo come una delle città italiane più accessibili dal punto di vista del costo della vita.
Palermo la più economica, Pescara la più costosa
Il prezzo della pasta in Italia si conferma un indicatore chiave del costo della vita e delle tensioni sui mercati alimentari. Secondo i dati del Mimit, il costo medio nazionale è oggi di 1,84 euro al chilo, ma con notevoli differenze da Nord a Sud. A Pescara si registra il prezzo più alto, con 2,15 euro al chilo, mentre Palermo si distingue come la città più economica, con una media di 1,33 euro.
I listini superano la soglia dei due euro anche ad Ancona, Cagliari e Firenze, a testimonianza di un aumento generalizzato nei centri urbani di medie dimensioni. Roma, con 1,97 euro al chilo, risulta più cara di Milano, dove il prezzo medio è di 1,79 euro.
Dazi e guerre fanno alzare i prezzi
In base ai dati Istat, rispetto al 2021, il costo della pasta è aumentato del 24,2%. I fattori di aumento del prezzo derivano dalla guerra in Ucraina in primis, paese che esporta una grande quantità di grano. Prima della guerra, l’Ucraina esportava circa 45-50 milioni di tonnellate di cereali all’anno, mentre nel 2023 le esportazioni di grano sono scese a circa 32 milioni di tonnellate e nel 2024.
Un altro aumento dei prezzi potrebbe arrivare a breve a causa dei dazi degli Stati Uniti: un’eventuale imposizione di dati al 107% sulla pasta italiana rischia di determinare nuovi rincari anche sul nostro territorio, così come spiegato da Gabriele Melluso, presidente di Assoutenti.


















