Radicato nei paesaggi assolati della Sicilia, il carrubo – tecnicamente conosciuto come Ceratonia siliqua L. – è uno di quegli alberi che non appartiene solo alla terra, ma alla storia. Con la sua chioma fitta e imponente, le foglie lucide verde scuro e i fiori rossastri, domina le campagne del ragusano, tra Modica, Scicli, Ragusa, Avola, Noto e Comiso. La chiamano la “pianta della sopravvivenza”, perché resiste dove altri si arrendono: alla siccità, al vento, al calore.
Le origini di questa pianta sono misteriose: c’è chi dice siano stati i Fenici a portarlo sull’isola, chi i Greci o gli Arabi. C’è di certo che il carrubo da secoli accompagna la vita e l’economia di queste terre. Non è difficile incontrarlo durante una passeggiata. E sullo stesso albero possono apparire contemporaneamente fiori, frutti e foglie.
Tutti elementi che si trasformano: i fiori diventano miele denso e dorato, i baccelli farina e sciroppo, le foglie infuso verde e aromatico. Un piccolo universo di usi e profumi, tutt’altro che “povero”, come si pensava un tempo.
Dal carrubo alla carruba
Da secoli il carrubo rappresenta una risorsa economica e culturale di grande valore per la Sicilia e non solo. La tradizione popolare non a caso associa questo albero a San Giovanni Battista, che si sarebbe nutrito di questi frutti durante i suoi periodi di ascesi nel deserto.
Le sue piante d’altronde possono vivere oltre 500 anni, raggiungendo persino i mille. A maturare però sono solo gli esemplari femminili, capaci di produrre baccelli lunghi fino a 20 centimetri, dapprima verdi e infine marrone scuro, duri e zuccherini, con semi talmente regolari da essere stati usati come unità di misura per l’oro: i carati.

Dalla tradizione contadina al ritorno sulle tavole in chiave gourmet
Per secoli la carruba è stata considerata un frutto “umile”, destinato soprattutto all’alimentazione animale e, nelle case contadine, come sostituto del cacao. Non a caso veniva chiamata “il cioccolato dei poveri”, grazie al suo gusto che ricorda il miele e il caramello. Nel tempo, da questo baccello si sono ricavati prodotti straordinari: la farina di carrube, usata come addensante naturale e gelificante in pasticceria, o il “carcao”, ottenuto dalla polpa tostata e ridotta in polvere, alternativa leggera al cacao tradizionale. Le caramelle alla carruba, inoltre, restano un simbolo dell’infanzia siciliana.
Oggi il suo valore è stato riscoperto come ricchissimo. Dalla Sicilia arrivano prodotti raffinati che ne esaltano la natura antica: creme spalmabili di carruba e nocciola, carrubato biologico in tavolette aromatizzate con zenzero o arancia e persino liquori innovativi, come la grappa all’aroma di carruba. La farina di carruba si utilizza inoltre per preparare pane, pasta, pizza e dolci light. Così, da “frutto dimenticato”, la carruba si è trasformata in un ambasciatore della cucina siciliana contemporanea, capace di coniugare storia, salute e creatività.

Proprietà benefiche delle carrube
La carruba ha trovato nuova vita anche nel mondo del benessere. È infatti ricca di fibre, polifenoli e vitamina E, con proprietà astringenti utili all’apparato digerente e una capacità naturale di ridurre il colesterolo e favorire la sazietà, ideale nelle diete dimagranti. È anche per questo che viene utilizzata per la preparazione di tisane e infusi. Inoltre, non contiene glutine, perciò è perfetta per i celiaci e per chi cerca un sostituto del cacao senza allergeni.



















