Visitare Caltanissetta significa entrare nel cuore della Sicilia e scoprire una Rete museale che racconta la città con linguaggi diversi: dal barocco incompiuto di Palazzo Moncada alle atmosfere evocative di un secolo fa dell’Ex Rifugio Antiaereo, fino ai quartieri rigenerati dalla street art. Un percorso che abbiamo vissuto grazie al viaggio intrapreso con ANCI Sicilia, che promuove la Rete, raccogliendo storie e impressioni direttamente dalla comunità locale.
“Caltanissetta – afferma il sindaco Walter Tesauro – è una città che si racconta con un colore: il giallo. Dello zolfo, che ha segnato il lavoro e il destino di intere generazioni, Delle miniere, che rappresentano le origini antropologiche della nostra comunità. Del grano, che coccola la città con il suo abbraccio naturale. Della pietra di Sabucina, che vive nelle architetture e nei volti del nostro Centro storico. Ma oggi il giallo è anche creatività, innovazione e ottimismo. Sono questi i tre pilastri che devono guidare lo sguardo con cui Caltanissetta si presenta nella rete museale promossa da Anci Sicilia: una città che oggi è chiamata a far crescere la propria offerta turistica in modo strutturato, coerente con il proprio DNA culturale”.
Palazzo Moncada: il barocco incompiuto che diventa galleria civica
A pochi passi da piazza Garibaldi, dove spicca la cattedrale di Santa Maria Di Nova e San Michele affrescata da Guglielmo Borremans, si trova Palazzo Moncada. Voluto nel Seicento dal principe Luigi Guglielmo Moncada, è un’opera incompiuta che ancora oggi affascina per la sua imponenza e per i dettagli scolpiti nel marmo fatto arrivare qui direttamente dalla val di Noto. Mai abitato, rimasto privo di balaustre e cornicioni, il palazzo è stato trasformato in galleria civica di arte contemporanea e da un anno fa parte della Rete dei Musei. Qui si alternano mostre e iniziative che portano a Caltanissetta artisti e visitatori da tutta Europa, rendendo vivo un luogo che per secoli era rimasto sospeso tra progetto e realtà.
“Il secondo piano di Palazzo Moncada è diventato un palcoscenico per l’arte siciliana e contemporanea. Qui abbiamo ospitato le opere di Renato Guttuso e Giuseppe Veneziano, insieme a esposizioni collettive che hanno riunito più artisti in dialogo. È un respiro dinamico che ha reso il palazzo non solo custode della memoria storica, ma anche luogo vivo di sperimentazione e incontro culturale”, sottolinea Michelangelo Lacagnina, architetto ed Esecutore amministrativo di Sport, Cultura e Turismo del Comune di Caltanissetta.

Tripisciano: lo scultore nisseno che rivive a Palazzo Moncada
Al piano terra di Palazzo Moncada trova, invece, spazio la memoria di Michele Tripisciano, scultore nisseno che ha lasciato un segno profondo nella storia artistica della città. Qui sono custoditi i suoi bozzetti, i calchi in gesso e un’opera marmorea che testimoniano la forza espressiva e la sensibilità delle sue creazioni. Dalle statue che animano le sale emerge il ritratto di un artista capace di trasformare la materia in racconto, con figure che portano con sé la memoria di un tempo e di una comunità. I suoi lavori, oggi esposti come parte del percorso museale, restituiscono la dimensione più intima dell’arte, quella che nasce dal territorio e che, attraverso la scultura, diventa patrimonio condiviso.





Ex Rifugio Antiaereo: dai bagni pubblici ai presepi
Da Palazzo Moncada, in direzione corso Umberto I, a sorprenderci è l’ingresso dell’ex Rifugio Antiaereo di Salita Matteotti. Nato durante la Seconda Guerra Mondiale come spazio di protezione, sfruttando scavi già esistenti, non venne quasi mai usato per paura che gli ingressi potessero restare ostruiti dalle macerie dei palazzi circostanti in caso di bombardamenti. Dopo la guerra fu adibito a bagni pubblici e magazzini comunali, fino alla riqualificazione che lo ha trasformato in museo civico.
La rinascita dell’Ex Rifugio è legata all’impegno dell’Associazione Presepisti Nisseni, che da tre anni ne cura la gestione, trasformandolo nei mesi invernali nella “Casa del Presepe”, che attira decine di migliaia di visitatori da tutta la provincia.
“Nel 2024 i presepi hanno portato qui 60 mila visitatori – dicono – È la prova che la tradizione, se raccontata con cura, continua a emozionare. I nostri presepi arrivano da tutta Italia. Artigiani e associazioni ci inviano le loro opere e il rifugio diventa, così, un punto di incontro nazionale per tutti gli appassionati”.
Non solo presepi. Mostre, artigianali, concorsi di pittura e altre iniziative culturali come concerti, degustazioni e attività per bambini animano lo spazio durante tutto l’anno, rendendolo un punto di riferimento per la città, grazie a un gruppo di circa venti volontari, dal più giovane che ha 15 anni fino ai più saggi, che di anni ne hanno 80, garantisce l’apertura e l’organizzazione delle attività, rendendo lo spazio un laboratorio di comunità e restituendo al rifugio un ruolo centrale nella vita cittadina.



Il Cristo Nero e le vare della Settimana Santa di Caltanissetta
Tra i simboli più forti della tradizione nissena c’è il Cristo Nero, crocifisso ligneo annerito dal tempo e dai fumi dei ceri votivi, venerato da secoli come “Signore della Città”. Negli anni sono stati effettuati diversi interventi per ripulirne e attenuarne la patina scura, ma il colore è sempre tornato a riaffiorare, quasi a riaffermare la sua identità. Questo fenomeno, percepito come un segno distintivo, ha contribuito a rafforzare la devozione popolare e ad alimentare il mito che circonda la statuetta, rendendola un simbolo inscindibile della tradizione della Settimana Santa nissena.
La leggenda racconta che fu ritrovato da alcuni fogliamari, raccoglitori di erbe selvatiche, ai quali ancora oggi spetta l’onore di portarlo in processione, scalzi, nel silenzio del Venerdì Santo. La città si ferma e si raccoglie attorno a questa immagine, accompagnata dalle struggenti lamintanze, canti arcaici che amplificano la forza emotiva dell’evento.
Accanto al Cristo Nero sfilano le celebri Vare, grandi gruppi scultorei che raffigurano le scene della Passione di Cristo. Realizzate tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento dai fratelli Biangardi di Napoli, le vare appartengono alle corporazioni cittadine e raccontano, con la potenza della cartapesta e del legno, un frammento di fede e di identità popolare. È un momento che unisce arte, devozione e comunità, rendendo la Settimana Santa di Caltanissetta una delle più suggestive di tutta la Sicilia.
“Accanto ai musei istituzionalmente riconosciuti e agli affreschi del Borremans nella Cattedrale, a Caltanissetta – sottolinea il sindaco – esiste un altro patrimonio che merita rispetto e tutela: quello vivo delle nostre attività storiche, delle botteghe, dei laboratori, delle tradizioni gastronomiche. Le attività che custodiscono le nostre ricette identitarie sono piccoli scrigni di memoria: il cannolo di Caltanissetta, il rollò e soprattutto il nostro torrone non sono soltanto dolci, ma simboli culturali che raccontano chi siamo. Perché anche una città dell’entroterra può essere centro, quando conosce e racconta il proprio valore”.




Street art e rigenerazione urbana: il quartiere Saccara
Dalla sacralità dei riti della Settimana Santa alla creatività urbana, Caltanissetta intreccia tradizione e innovazione, raccontandosi con linguaggi diversi ma ugualmente identitari. L’arte qui respira tutto l’anno e non solo nelle chiese e nei musei.
Nel quartiere Saccara, ad esempio, la street art e la rigenerazione urbana stanno cambiando il volto della città. Murales, ringhiere colorate, nuove aree verdi e il recupero delle edicole votive hanno trasformato piazzette abbandonate in luoghi di socialità. Un progetto nato con il coinvolgimento delle scuole e dei residenti, che ha portato colore e vitalità in una zona storicamente segnata dal degrado. La street art diventa così linguaggio contemporaneo, capace di dialogare con la tradizione e di restituire identità a un quartiere.
“Il quartiere Saccara era abbandonato. Con i ragazzi delle scuole abbiamo portato colore, verde e murales: ora è tornato a essere un luogo di incontro. La street art e il recupero delle edicole votive hanno ridato identità al quartiere. È un modo nuovo di raccontare Caltanissetta”, sottolinea la presidente dell’Ordine degli architetti, Rosa Galiano.




Caltanissetta: una città che racconta se stessa
Caltanissetta, con i suoi musei civici e i progetti di rigenerazione, è una città che sa raccontarsi attraverso il passato e il presente. Dalle pietre barocche di Palazzo Moncada ai presepi del Rifugio, dai murales della Saccara alle mostre contemporanee, ogni iniziativa contribuisce a costruire un mosaico di memoria e creatività.
Il nostro viaggio con ANCI Sicilia e la Rete dei Musei Civici continua: dopo Troina e Mazara, Caltanissetta ci ha mostrato quanto la cultura possa rigenerare luoghi e comunità. E non finisce qui: continuate a seguire Be Sicily Mag alla scoperta di altri tesori nascosti.



















