Dopo un’attesa durata quasi tre decenni, il cratere di Nord-Est dell’Etna è tornato a manifestare un’attività parossistica. Tra il 26 e il 27 dicembre 2025 il cratere ha prodotto vere fontane di lava, segnando il primo parossismo dopo circa 28 anni di assenza: un evento raro, osservato con attenzione dalla comunità scientifica, il primo parossismo dal 1998. Il ritorno del Nord-Est rappresenta un passaggio significativo nella dinamica recente del vulcano.
Negli ultimi quindici anni il Cratere di Sud-Est ha concentrato gran parte dell’attività parossistica del vulcano, mentre il Nord-Est mostrava solo segnali intermittenti. Due tentativi di ripresa, nel 2016 e nel 2019, si erano arrestati senza evolvere: il recente episodio segna quindi un passaggio rilevante nella dinamica sommitale dell’Etna.
Il “vecchietto” che riprende vita
A ricostruire il significato dell’evento è il vulcanologo Boris Behncke, che ha sottolineato come il parossismo fosse preceduto da segnali chiari. “Alla fine ce l’ha fatta questo vecchietto del Nord-Est, producendo vere fontane di lava” ha scritto. Behncke ha spiegato che negli ultimi mesi erano stati osservati bagliori sempre più intensi all’interno del condotto, indicatori di un’attività in progressiva intensificazione.
“Il Nord-Est non era inattivo, stava maturando lentamente” ha osservato, evidenziando come il processo sia stato graduale e di lunga durata. Anche l’apparente pausa successiva al parossismo non va interpretata come una conclusione definitiva. “Il fenomeno è ancora in evoluzione”, ha aggiunto, invitando a seguire con attenzione i prossimi sviluppi.
La storia del cratere
Il Nord-Est, ricorda Boris Behncke, è il più anziano dei quattro attuali crateri sommitali dell’Etna e per oltre 40 anni è stato il punto più alto del vulcano, prima di essere superato, nell’estate del 2021, dal cratere di Sud-Est.
Nato nel 1911 alla base nord-orientale dell’allora cono centrale (quello che ospitava il Cratere Centrale), il Nord-Est ha fatto la sua prima attività eruttiva a giugno 1917 con una fontana di lava, poi un’altra l’anno successivo. Il 16 luglio del 1977 comincia un’attività di fontane di lava con colate. Ne seguono altri ad agosto, novembre e dicembre e poi a gennaio e marzo 1978, una ventina in totale.
Così il cratere di Nord-Est introduce nel repertorio dell’Etna i “parossismi a raffica“, un tipo di attività considerato eccezionale dai vulcanologi di quei tempi, oramai diventata l’attività più tipica dell’Etna. Poco dopo l’ultimo parossismo della serie del 1977-1978 il cratere di Sud-Est si erge a protagonista e da allora ha prodotto centinaia e centinaia di parossismi. Il Nord-Est invece si calma un po’, fa tre parossismi a settembre 1980 e un quarto a febbraio 1981.
Ancora una volta si risveglia a settembre 1986, prima con una decina di giorni di attività stromboliana, poi con uno dei più potenti parossismi del secolo scorso, il 24 settembre del 1986. Un ultimo isolato parossismo avviene al cratere di Nord-Est nella notte del 27-28 marzo del 1998.























