mercoledì | 19 Giugno | 2024

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Sciare sull’Etna. Un po’ di dritte per chi ama la neve

Sciare su un vulcano ad altezza nuvole davanti a uno spettacolare sfondo blu: cielo e mare mescolati, con lo scenario dello Stretto di Messina sotto l’orizzonte. Se contesti simili si possono ammirare anche in altri siti del mondo, dalle piste innevate delle Ande o dalle Alpi neozelandesi affacciate sull’Oceano, lo scenario che si gode sciando dalle alture dell’Etna, nere di lava e bianche di neve, è unico. 

Un fascino da brividi quello del vulcano più alto e attivo d’Europa: i circa 3.300 metri della sua sommità, di altitudine variabile a causa dei distacchi e dei successivi accumuli di lava solidificata, mostrano da mezzo milione di anni una colossale rappresentazione del primo principio della termodinamica: ‘nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma’. 

Conosciuto anche come Mongibello, dal latino Mons e dall’arabo Jebel, monte’, la ’montagna di fuoco’, come la descrissero gli antichi colonizzatori islamici, tuona e lampeggia con esplosioni di lapilli, brucia tutto con le sue lingue di magma capaci talvolta di allungarsi per chilometri fino ai centri abitati. Montagna che fa dannare. Ma che rigenera e alimenta, suscitando la gratitudine degli agricoltori attivi da millenni sui compositi terreni alle sue falde. 

Tra gli areali di riferimento del turismo invernale siciliano, l’Etna resta la meta più attrattiva. Soprattutto per gli appassionati dello sci-alpinismo. Sulle possenti spalle del vulcano, questo sport d’alta quota gode infatti di una stagionalità più lunga rispetto ai siti dell’Arco Alpino. Una disciplina che registra una continua ascesa, con praticanti in arrivo anche dal nord Italia e dall’estero, informano dal comprensorio sciistico di Linguaglossa-Etna Nord. Chi vi si approccia deve però essere uno sciatore già esperto, capace cioè di affrontare discese e salti su aree di neve non battuta. E poi di risalire lunghi tratti innevati con gli sci in spalla. 

Percorsi improvvisati, quindi, che vanno modificati in relazione alle condizioni climatiche mutevoli dell’alta montagna; e che in un contesto particolare come quello di un vulcano attivo così vasto e capace di condizionare il meteo, possono variare in un battibaleno. Le guide locali di Skialp non hanno dubbi: le traversate più emozionanti sono quella da Sud a Nord del vulcano, la risalita sino alla cima dell’Etna con oltre 1.500 metri di dislivello e le discese lungo i canaloni del versante settentrionale, come quelli della Valle del Leone e la discesa sul versante nord-ovest, che insiste sui territori di Maletto e di Bronte: una delle aree meno antropizzate e naturalisticamente più affascinanti del complesso paesaggio dell’Etna, classificato dai geologi come uno ‘stratovulcano’, ovvero un apparato costituito da più vulcani. 

Nel dettaglio, la traversata considerata più completa e impegnativa è quella che parte dal piazzale del rifugio Sapienza, nell’area di Nicolosi, a 1910 metri di quota oppure, se non c’è neve, dal punto d’arrivo della funivia a quasi 2600 metri di quota. Una volta giunti sull’alto versante meridionale del vulcano, ci si avvia con gli sci verso il Piano del Lago, così chiamato perché fino a tempi recenti in primavera era possibile trovarvi un piccolo specchio d’acqua formato dallo scioglimento delle nevi. Oggi il laghetto non c’è più per via del livellamento del terreno causato dalle ceneri e i lapilli emessi dal Cratere Escrivà, uno dei circa 300 tra i coni e le fratture eruttive situati a varie quote della porzione più alta dell’Etna. Sistemate le pelli di foca sotto gli sci, si sale in direzione dei crateri sommitali per poi scollinare sul versante nord, tra impressionanti contrasti cromatici di neve e lava. Da qui si comincia a scendere fiancheggiando il cosiddetto Cratere Ellittico, per penetrare poi nel Piano delle Concazze e, attraverso il canalone Quarantore, giungere infine a Piano Provenzana, a 1.800 metri di altitudine. Si tratta, sempre in base alle indicazioni delle guide specializzate, di almeno 6 ore di percorso, in cui le pulsazioni alte dello sforzo vengono compensate da momenti estatici. 

Da Piano Provenzana a Punta Lucia

Altra opzione, il tragitto che da Piano Provenzana sale fino a Punta Lucia, la parte sommitale del versante occidentale a oltre 2.900 metri sul livello del mare, così chiamata perché quasi sempre luccicante di neve. Da qui si discende, prima fiancheggiando i cosiddetti Frati Pii, due coni vulcanici che si ergono poco più in basso in un deserto lavico innevato, poi, più giù, il Monte Scavo, nel territorio di Maletto, da dove si risale per tornare al punto di partenza, dopo 7 ore di impegnativi saliscendi. Percorso di durata poco inferiore è invece quello che attraversa la Valle del Leone per concludersi al rifugio Citelli, con brevi incursioni dentro la Valle del Bove. 

Dalle prime nevicate a primavera inoltrata, sull’Etna si danno convegno gli appassionati di tutte le altre discipline dello sci. Chi pratica lo sci alpino e snowboard può scegliere fra 3 tracciati al momento serviti da impianti di risalita (su un totale delle 9 piste da discesa del vulcano): due sul versante nord, dove la neve resiste più a lungo a causa dell’esposizione al vento di tramontana e una su quello meridionale. Proprio il lato sud dell’Etna ha il primato della pista di sci più alta in quota di tutta la Sicilia, situata sulla Montagnola all’uscita della funivia: ma gli impianti al momento non funzionano. Da ogni versante, comunque, si scivola sempre dentro uno scenario di contrasti: soprattutto da quello nord, da dove, in assenza di foschia, oltre al Mar Ionio con le montagne della Calabria, si può ammirare, spostando lo sguardo di qualche grado, anche lo sfondo del Tirreno con le Isole Eolie. 

Quest’anno le nevicate sono arrivate tardi, tant’è che la stagione invernale sull’Etna si è aperta il 19 febbraio. “Per fortuna sono state abbondanti, cosicché anche con le temperature incostanti delle ultime settimane il manto bianco si è mantenuto bene”- dice Umberto Greco, uno dei tre maestri della scuola di sci di fondo di Linguaglossa. Anche lo sci nordico attira sul vulcano un numero crescente di praticanti. Sono due i tracciati per il fondo, che si snodano tra boschi, pendenze brulle e stupendi sfondi panoramici: “quello di Piano Provenzana, sul versante nord sopra Linguaglossa: un tracciato composto da due anelli, uno di 5 chilometri (la pista Poiana) e l’altro di due e mezzo (la pista Tortorella); e l’altro di pari lunghezza lineare sul lato sud, a Piano Vetore, nel territorio dei Comuni di Ragalna e Belpasso”. A questo se ne aggiunge un altro di 5 chilometri, all’interno del demanio forestale di San Giovanni Cualberto: più impegnativo (è stata ritracciata a causa di una colata lavica che l’ha attraversato nel 2001 cambiandone la morfologia) ma magnifico dal punto di vista paesaggistico. Un’attività estremamente salutare, lo sci di fondo: “per i ritmi lenti e l’impegno continuo è uno dei principali sport aerobici. Tra l’altro è molto più economico dello sci da discesa, sia perché non comporta il costo dello skipass sia per quello più basso dell’attrezzatura”, dice Greco.

L’aria sottile e i tanti favolosi scorci paesaggistici, movimenta anche lunghe carovane di escursionisti con le ciaspole su percorsi compresi in una altitudine tra i 1600 e i 1700 metri. Nel comprensorio di Etna Nord il luogo di maggior riferimento è la Pineta Ragabo, sopra Linguaglossa, un unicum naturalistico d’origine millenaria.  Il trek all’interno di questa foresta parte da una quota di 1.200 metri, appena superiore a quella di colline vulcaniche tappezzate da boschi di querce e castagni e si spinge fino a circa 1.700 metri”– spiega Antonio Strano, guida naturalistica dell’associazione catanese ‘Passo Passo Trekking’. A questa escursione, sempre sul versante nord, si aggiungono quelle a Piano Provenzana, lungo la colata lavica del 2002 e sul percorso ad anello di Timparossa, 9 chilometri in tutto a circa 2mila metri di altitudine, con una bellissima faggeta innevata, da dove in condizioni di buona visibilità è possibile ammirare lo scenario delle Isole Eolie. “Da non perdere –aggiunge Strano – anche il trekking attorno ai Monti Sartorius, bottoniera vulcanica formatasi con l’eruzione del 1869: un bel percorso ad anello variabile tra i 5 e i 12 chilometri che attraversa un betulleto e parte della Pineta Ragabo, fiancheggiando 7 coni vulcanici con altrettanti crateri”. A Etna Sud, invece, il trek con ciaspole più interessante, è quello lungo che giunge fino al rifugio della Galvarina, di circa 12 chilometri, quindi più lungo della media sull’Etna. Un tragitto ideale, questo, per indugiare anche sui suoni della natura. Come quelli del picchio, che becca il tronco degli alberi alla ricerca di termiti, formiche o larve e il canto delle gazze. 

Dove Mangiare e Dormire sull’Etna

Per le sue peculiarità ambientali l’Etna viene identificato come un’’isola nell’isola’. Lo testimonia un’agricoltura d’eccellenza che fornisce materia prima a una gastronomiche ricca e rustica; e si traduce in particolare in una pregiata produzione vitivinicola che alimenta un attivo enoturismo. Sull’Etna si produce da decenni con successo il vino Doc più antico della Sicilia, l’Etna Rosso, ottenuto da uve di Nerello Mascalase e Nerello Cappuccio. E esclusivamente coltivato sulle falde del vulcano è anche il vitigno Carricante, utilizzato in purezza per produrre l’Etna Bianco Doc.  Lungo i 4 versanti di queste alture operano a quote diverse oltre 140 cantine. Il risultato è una gamma di vini sfaccettati, capaci di trasmettere le diverse caratteristiche di questo specialissimo territorio. Vini, quindi, intriganti e divertenti. L’elenco delle aziende vitivinicole ormai famose è lungo. Tra le principali, la casa vinicola Benanti, di Viagrande (Tel. +39 095 789 09 28), l’azienda Barone di Villagrande (Tel. +39 095 70 82 175), la Cottanera, di Castiglione di Sicilia (Tel. +39 0942 963601) e la Tenuta Tascante, del gruppo Tasca D’Almerita, a Randazzo (Tel. +39 091 645 9711).

In questo quadro sono numerosi i ristoranti. Eccone alcuni tra quelli di maggior riferimento:

Shalai, stella Michelin ubicato all’interno dell’omonimo boutique hotel in un palazzo storico nel cuore di Linguaglossa (via Guglielmo Marconi, 25, Linguaglossa (CT). Rigorosa selezione delle materie prime, legame viscerale con il territorio, innovazione e ricercatezza, sono i principali tratti identitari dei piatti, firmati dallo chef Giovanni Santoro, di questo ristorante della famiglia Pennisi, punto di riferimento locale nel campo della ristorazione e dell’accoglienza.

La Cantoniera (Piazzale Cantoniera Etna Sud 95030 Nicolosi (CT), tel  095 91 41 55),ristorante a quasi 2mila metri di quota a fianco dei Crateri Silvestri nel comprensorio di Nicolosi. Sala da 350 coperti, area self-service da 100 posti, bar e terrazzo panoramico. E una cucina che ruota su tutti gli ingredienti del vulcano: cacciagione e funghi in primis.

Dai Pennisi – Macelleria con Cucina (Via Umberto Primo 9, Linguaglossa,  tel: 095 64 31 60).  Sul vulcano il regno della carne, è qui. Specie se  sotto forma di salumi. Specialità sovrana, la salsiccia al ceppo, presidio Slowfood. 

L’angolo dei Sapori (Viale Duca degli Abruzzi 13, 95034 Bronte, Sicilia, Italia tel:  345 330 5760) Produzione rigorosamente artigianale e Due prodotti di spicco per questa pasticceria di Bronte: le paste e i tortini di pistacchio, lavorati con farina di pistacchio zucchero e miele.  

Sull’Etna anche la ricettività è vareigata. Sul versante Sud, il Rifugio Sapienza (Piazzale Rifugio Sapienza, Nicolosi, tel 095. 9153 21) è, con le sue 24 camere, il punto di riferimento più ad alta quota per gli escursionisti. Sempre a Nicolosi l’Hotel Biancaneve (via Etnea 163, tel 095 911176) offre 82 camere e un beauty center. Su queste spalla del vulcano non mancano strutture di charme. Come l’hotel Villa Dorata antica residenza principesca ristrutturata nel territorio di Ragalna e il wine resort Monaci delle Terre Nere, a Zafferana Etnea: un sistema di casolari in pietra, suddiviso in 4 ville, 3 lussuose suite e altre 4 ville con piscina. 

Sul versante nord, nel territorio dio Linguaglossa, Casa Arrigo è un bed &breakfast in un casolare del 1865 circondato da vigneti, uliveti e alberi da frutto, consei camere indipendenti, una sala degustazione, un accogliente gazebo esterno con barbecue, giardino e piscina. Riferimento storico a nord est è il Rifugio Citelli, a oltre 1700 metri di quota, fatto costruire e donato al Cai (Club Alpino Italiano) dall’omonimo otorinolaringoiatra di fama internazionale. Si trova a Serra delle Concazze, appena fuori dalla pineta: ultimo luogo di ristoro per agevolare l’attacco finale al cratere da questo versante. E offre 13 posti letto in totale suddivisi in semplici ma comode camere, da 2 a 4 posti. 

Articolo di Antonio Schembri

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