Venti cantine, venticinque chef, cinque produttori ospiti per un mosaico enogastronomico in scena a Palazzo Biscari di Catania, uno dei più famosi palazzi barocchi del mondo. Il Gala di Spumanti dell’Etna, l’annuale appuntamento dedicato alle bollicine del Vulcano che unisce divulgazione tecnica, cultura del territorio e alta gastronomia, manda in archivio la sua settima edizione nel migliore di modi.
Il settimo Gala di Spumanti dell’Etna
L’elegante serata dei banchi d’assaggio di domenica 30 novembre, nel salone affrescato dove i principi di Biscari riunivano la migliore società siciliana, non solo ha declinato le mille sfaccettature delle bollicine dell’Etna, ma è andata oltre, affiancandole a champagne e bolle internazionali, distillati, birre da fermentazioni speciali e produzioni artigianali.
Accanto al racconto enologico, quello gastronomico, con i venticinque chef, coordinati da Marco Cannizzaro, che hanno cucinato e fatto degustare un menù ‘vulcanico’ dai piatti signature in versione assaggio a nuove sperimentazioni, sempre in originali mise en place, pur con il limite delle stoviglie ‘usa e getta’.
La masterclass dedicata ai lunghi affinamenti – l’ultimo degli appuntamenti del programma-maratona avviato, proprio sull’Etna, venerdì 28 – si è concentrata sulle cuvée che hanno sfidato gli anni, trasformando energia giovanile in profondità rarefatta. Un percorso, quello guidato dai sommelier Francesco Chittari, patron dell’evento, Fabio Marcialis e Mauro Cacciola, che ha “esplorato il tempo come vettore stilistico, la soglia tra evoluzione e ossidazione controllata, la metamorfosi tattile della spuma e la memoria minerale che riemerge dopo anni di silenzio”.
Alla cieca la degustazione in otto calici – seguita da un pubblico attento e pronto ad individuare in quale bicchiere si nascondesse lo champagne “intruso” – che ha sorpreso più volte per la qualità e l’eleganza di etichette che, anche a queste latitudini, non temono il tempo, allungando il proprio affinamento fino a 120 mesi e oltre, tanto da non sfigurare per nulla nel paragone con i più blasonati cugini francesi.
Giusto il tempo di curare gli ultimi dettagli dell’allestimento e, finita la masterclass, la gran soiree ha avuto inizio, con i saloni di palazzo Biscari già affollati di estimatori di bollicine ma più che sensibili al richiamo di una maxi brigata di cucina, a servizio di uno squadrone di chef. Meritano la citazione Valentina Rasà, Giulio Gobbi, Vittorio Caruso, Ivan Siringo, Lele Scandurra, Williams Cioffi, Gianluca Leocata, Giuseppe Geraci, Massimiliano Vasta, Gianluca Giordano, Salvo Sardo, Riccardo Cilia, Salvo Baudo, Gianluca Lizzio, Vincenzo Spampinato, Gianluca Barbagallo, schieramento d’eccezione delle più interessanti toques blanches della ristorazione etnea. A spiccare come unica pastry chef della serata, con il suo apprezzatissimo gelato ‘contaminato’ da panettone, è stata Serena Urzì di Ernesto.

Una celebrazione del Metodo classico etneo
La tre giorni dell’edizione 2025 di Spumanti dell’Etna ha celebrato il Metodo classico etneo con una “carta” più che vasta, proposta sia durante le masterclass che nella gran degustazione di gala, consentendo al pubblico di esperti o di semplici estimatori di apprezzare una produzione che sull’Etna cresce a vista d’occhio, frutto di una viticoltura eroica e di una visione produttiva sempre più orientata alla qualità, alla sostenibilità e all’innovazione, sia che si tratti di blanc de blanc, di blanc de noir o delle sempre più interessanti vinificazioni in rosato.
Non una moda, né produzione di nicchia ma una strada che, pur sulle pendenze “eroiche” dei terrazzamenti naturali del Vulcano, i produttori dell’Etna stanno percorrendo con passo sempre più sicuro.





















