Giorgia Nunnari
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Messinese classe '95, amo l'arte, la letteratura e tutto ciò che comunica e unisce. Durante l'infanzia ho girato un po' ma poi lo Stretto mi ha richiamata a casa. Oggi vi racconto Messina e i messinesi.

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Graziano Delorda esplora l’animo umano con “La deriva”: il libro del messinese ammesso al Premio Campello

Lo scrittore messinese torna in libreria dopo otto anni dall'ultima pubblicazione, con una storia amara che scava nell'animo umano

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Lo scrittore messinese Graziano Delorda ha fatto il suo ritorno in libreria con “La deriva”, romanzo che gli è già valso la selezione per il Premio Campiello 2026. Uscito lo scorso ottobre, racconta una visione amara dell’umanità, scavando nell’animo di un protagonista cresciuto tra gli anni ’70 e ’90 e sempre più immerso nel marciume. Una deriva, appunto, che lo conduce all’ossessione e alla perdita delle certezze.

“La deriva” punta al Premio Campiello

L’ammissione al Premio Campiello è arrivata recentemente, dopo la proposta della casa editrice Fox & Sparrows. Ora si attende l’annuncio della cinquina finalista, in programma il prossimo 29 maggio. Occorrerà poi aspettare fino al 3 ottobre 2026 per conoscere il vincitore.  

Nel frattempo, “La deriva” continua a far parlare di sé. Lo scorso sabato, il libro è stato presentato presso la sede dell’Officina del Sole APS di Messina, in dialogo con Michela De Domenico, architetta, fumettista e autrice della copertina. Presente anche Lelio Bonaccorso, con il quale lo scrittore ha realizzato i volumi “Lo diceva mia nonna”, dedicati ai detti popolari locali.

La trama de “La deriva”

Seguendo la storia di Carlo Piccolo dall’infanzia all’età adulta, “La deriva” scava nell’interiorità del protagonista con l’intento dichiarato di “sviscerare le peggiori bassezze dell’animo umano”. “Questa – svela Delorda – è la prima volta che mi è veuta l’idea di partire da un postulato. Volevo raccontare una storia marcia. Fin dall’inizio volevo rovesciare il mito del “buon selvaggio” secondo cui nasciamo buoni ed è la società a farci marcire. Volevo che uscisse questo cattivo selvaggio. Nasciamo tutti cattivi, chi più chi meno, poi magari riusciamo a smussare gli angoli”.

Un’idea amara, che si è andata rafforzando tra le pagine e nella mente dell’autore attraverso l’esperienza del covid e i più recenti fatti di cronaca. “Non mi sembra – sottolinea infatti – che siamo in un momento illuminato dell’umanità”. Nasce così un romanzo estremamente amaro e cinico, ma anche “il più riuscito di Graziano Delorda” secondo De Domenico. “È il libro che racconta di una maturità nella scrittura e un’essenzialità che negli altri romanzi ancora non c’era. Forse anche perché è nato senza l’ansia della pubblicazione, c’è una mancanza di sovrastrutture. La scrittura arriva direttamente a dire quello che deve dire. Non ci sono cose inutili, tutto funziona”.

La presentazione

In un ambiente amichevole, in cui Delorda ha dichiarato di sentirsi a casa, De Domenico ha guidato gli ospiti in un excursus della carriera dello scrittore, prima di arrivare all’ultimo lavoro, definito “quello della maturità”. Classe ’72, ha infatti iniziato a scrivere negli anni ’90, collaborando con riviste e fanzine e curando proprio con Michela De Domenico la rubrica “Ci sei o sci-fi” su Andromeda. Il primo romanzo è stato pubblicato nel 2012, “Pace”, ambientato nell’omonimo villaggio a nord di Messina, luogo di crescita che diventa quasi coprotagonista insieme al piccolo Gabriele. I primi racconti delle riviste confluiscono invece in seguito nella raccolta “La serpe nera” in cui, sottolinea l’amica illustratrice, “inizia a uscir fuori la sua verve autodistruttiva”. Arrivano poi “Little Olive”, ambientato a Catania e ricco di citazioni tratte dal mondo della musica e dai fumetti, e il fantascientifico “Droide è la notte”.

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Dal 2017, Delorda si è poi allontanato da scrittura e pubblicazioni, almeno fino alla chiamata di Bonaccorso. Insieme i due messinesi hanno raccolto alcuni detti popolari siciliani, illustrandoli e spiegandoli in due divertenti volumi intitolati “Lo diceva mia nonna”. Una collaborazione che lo scrittore ricorda con entusiasmo e che è stata evidentemente proficua su più di un fronte, perché da allora Delorda è tornato a lavorare seriamente sul romanzo, iniziato anni prima, che oggi cammina finalmente per le librerie e tra le mani di lettori e giurie letterarie. “Il coinvolgimento da parte di Lelio è stato fondamentale, – ha detto – perché è così che è tornata la voglia di scrivere e che quindi è arrivato anche La deriva“.

Incisivo anche l’impatto di Michela De Domenico, che ha invece firmato la copertina. “L’idea originale – ha raccontato Graziano Delorda – era quella di usare uno dei volti distorti del pittore Bacon. Mi piaceva questa distorsione per rappresentare la deriva del romanzo, però mi piace anche coinvolgere amici fumettisti e utilizzare opere originali. Quindi lo proposi a Michela, senza neanche parlarle del romanzo”. L’obiettivo era quello di catturare la deriva del protagonista con un tratto istintivo, tanto che la scelta è poi ricaduta su uno schizzo improvvisato dalla fumettista e preferito dallo scrittore rispetto alle versioni presentate come definitive su cartoncino.

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