Mariachiara Accardi
Mariachiara Accardi
Studentessa presso l’Università degli studi di Palermo. Curiosa, amante della scrittura e delle idee che smuovono. Mi appassionano l’attualità, la politica e l’arte, mondi diversi che intreccio con entusiasmo e spirito critico. Credo non si debba mai smettere di imparare, osservare e cercare.

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“Il Castello indistruttibile”: l’infanzia che resiste a Danisinni

Dal Sole Luna Doc Film Festival alla proiezione al Cinema Rouge et Noir, il documentario di Stefano La Rosa, Danny Biancardi e Virginia Nardelli, racconta la rinascita di un quartiere attraverso lo sguardo autentico di tre bambini

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È stato proiettato per la prima volta a Palermo in occasione del Sole Luna Doc Film Festival e il 23 febbraio sarà ospitato al cinema Rouge et Noir, Il Castello indistruttibile, documentario pluripremiato scritto e diretto da Stefano La Rosa, Danny Biancardi e Virginia Nardelli. Il film racconta al pubblico, con uno sguardo autentico e senza miserabilismi, la vita del quartiere palermitano Danisinni attraverso la voce dei suoi tre giovani protagonisti. Una storia vera, capace di accendere la luce su luoghi lasciati in ombra, dove però tre bambini costruiscono una dimensione sicura fatta di gioco, sogni e felicità.

Un microcosmo che diventa l’alternativa più concreta e accessibile di fronte alle carenze istituzionali, restituendo speranza a un quartiere spesso raccontato solo per le sue fragilità. A parlarne più nel dettaglio a BE Sicily Mag è uno dei registi, Stefano La Rosa.

La nascita del documentario

Un asilo abbandonato e tre bambini sono gli ingredienti di cui i registi si sono serviti per la realizzazione di questo documentario. Il film si è sviluppato nel corso di quattro anni: nel 2021 hanno preso avvio i lavori con la raccolta del materiale preliminare e le prime ricerche, portate avanti collettivamente dai tre registi. Senza una struttura narrativa già definita, Il Castello indistruttibile si è gradualmente costruito parallelamente alla crescitadei protagonisti, Angelo, Mery e Rosy, tre undicenni, seguendo di volta in volta ciò che avevano voglia di condividere. Proiettarlo a Palermo diventa quindi importante non solo per Stefano, di cui il capoluogo siciliano è terra natale, ma anche per la città stessa, scenario attivo di questa realtà.

“Volevamo realizzare un film con i ragazzi del quartiere, senza concentrarci esclusivamente sulla situazione di Danisinni, ma provando a creare una dimensione in cui loro si sentissero parte attiva – ha raccontato Stefano La Rosa –. Siamo arrivati senza sapere bene cosa il film avrebbe raccontato, poi abbiamo incontrato i ragazzi e con loro scoperto questo asilo, diventato lo spazio principale del film”.

Un legame profondo con il quartiere Danisinni

Quello con Danisinni è un legame che, per i due palermitani d’adozione Danny Biancardi e Virginia Nardelli, venuti a studiare cinema qui, e per Stefano La Rosa, affonda le radici nel tempo, quando i tre hanno iniziato a frequentare il quartiere coinvolgendo la comunità in laboratori cinematografici e progetti di scrittura partecipata. Non c’è stata diffidenza da parte dei bambini nei confronti del progetto anzi, sia per le famiglie sia per loro stessi ha significato impegnarsi in qualcosa di diverso. Ne Il Castello indistruttibile emerge infatti il naturale spirito d’avventura degli adolescenti, che rimettono insieme le macerie di un luogo in disuso trasformandolo in uno spazio capace di proteggerli dal mondo esterno.

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Il Castello indistruttibile

La scelta dei registi è stata quella di adottare la chiave narrativa dell’infanzia e il linguaggio del gioco, espressione autentica dei protagonisti. Come ha raccontato La Rosa: “Il film si concentra sul tema dell’infanzia, sull’importanza di costruire spazi indipendenti da investire con l’immaginazione e con i propri desideri, nonostante le difficoltà. È un racconto universale sulla paura e sul desiderio di crescere”.

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Leggi anche:  Un "fiume di vita" nel quartiere Danisinni di Palermo, tra arte e riqualificazione sociale

L’epilogo della vicenda

Una dimensione immaginifica che si è però scontrata con la realtà. L’asilo è stato infatti ricostruito lasciando un gusto dolceamaro. Da un lato infatti la distruzione metaforica della fortezza dei tre protagonisti, dall’altro il respiro restituito alla comunità, che oggi può contare su un istituto al centro del quartiere. Questo spinge alla riflessione più importante, quanto manchino luoghi dedicati allo sviluppo e all’infanzia, spazi in cui i ragazzi possano sentirsi davvero liberi.

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Il Castello indistruttibile

“I ragazzi sono pieni di entusiasmo ma anche di una coscienza adulta – ha detto Stefano La Rosa -. Un momento toccante è stato quello in cui Angelo ha detto: ‘Voglio dialogare con un lupo immaginario’. Attraverso questo filtro è riuscito a raccontare cose intime di sé. Lì ci siamo resi conto del potenziale di questo gioco: creare uno spazio, anche non realistico, dove ci si possa sentire a proprio agio”.

I riconoscimenti ottenuti

Il successo del documentario, dopo la prima proiezione, si è tradotto in numerose nomination a festival di rilievo internazionale e nazionale, oltre che nei premi ottenuti. Tra questi: “un ponte tra le culture” al Sole Luna Film Festival, il “Tutta un’altra storia – Pratello Award” al Biografilm Festival, il riconoscimento come “Miglior Documentario” nella sezione ITA-DOC al Ridf, la menzione speciale “Premiere Film Professionnel” al Festival Traces de Vie, e molti altri ancora.

Concluso il film, Stefano La Rosa ha continuato a lavorare con lo stesso team, portando avanti nuovi progetti che coinvolgono ancora una volta Danny Biancardi e Virginia Nardelli. Nell’attesa, non resta che lasciarsi guidare alla scoperta di questa realtà nascosta, raccontata attraverso lo sguardo autentico di tre ragazzini.

“Quello che rimarrà grazie al documentario è l’aver dato vita, anche solo per un momento, a uno spazio condiviso in cui è stato possibile immaginare insieme” ha concluso il regista.

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