Chiara Ferrara
Chiara Ferrara
Nata nel 1998, muove i primi passi nel giornalismo sui campi di calcio. Nel 2022 ha fondato il portale online sullo sport siciliano Sporticily. Con gli anni ha accolto nel suo taccuino i generi più variegati, dalla cronaca al lifestyle, sempre con l'obiettivo di raccontare la realtà, con un pizzico di spirito critico. È giornalista pubblicista dal 2020. A Be Sicily Mag ricopre il ruolo di coordinatrice della redazione Web.

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Dario Aita: “Con Battiato ho aperto le porte alla spiritualità, il dialetto è un ritorno alle origini”

Tra musica, spiritualità e radici siciliane, Dario Aita – protagonista della cover digitale di febbraio 2026 di BE Sicily Mag – racconta l'esperienza sul set del biopic dedicato a Franco Battiato e il viaggio umano che lo ha portato a interpretarne l’anima, oltre il personaggio

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Nata nel 1998, muove i primi passi nel giornalismo sui campi di calcio. Nel 2022 ha fondato il portale online sullo sport siciliano Sporticily. Con gli anni ha accolto nel suo taccuino i generi più variegati, dalla cronaca al lifestyle, sempre con l'obiettivo di raccontare la realtà, con un pizzico di spirito critico. È giornalista pubblicista dal 2020. A Be Sicily Mag ricopre il ruolo di coordinatrice della redazione Web.
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È palermitano, ma in questo progetto presta volto, voce e anima a un catanese che ha lasciato un segno profondo nella musica italiana. Dario Aita è il protagonista di Franco Battiato. Il lungo viaggio, biopic dedicato al cantautore, coprodotto da Rai Fiction e Casta Diva Pictures, con la sceneggiatura di Monica Rametta e la regia di Renato De Maria. Un’interpretazione che attraversa tutte le dimensioni dell’artista: non solo quella musicale, ma anche quella più intima e spirituale. Ne emerge un ritratto intenso e stratificato, lontano dalla semplice imitazione e frutto di un coinvolgimento totale, che lo stesso attore definisce una “sana ossessione”.

Dopo i recenti successi al cinema con Parthenope di Paolo Sorrentino e in televisione con serie amatissime come La legge di Lidia Poët — vincitore del Nastro d’Argento 2023 per la categoria Crime — di Netflix e Il Professore di Rai 1, Dario Aita si è dunque immerso in una nuova avventura, capace di coinvolgerlo profondamente sia sul piano professionale che su quello umano. A BE Sicily Mag, all’interno della cover digitale di febbraio 2026 di cui è protagonista, l’attore racconta l’esperienza sul set del film, uscito nelle sale dal 2 al 4 febbraio 2026 e in arrivo prossimamente sulla Rai. Nelle sue parole c’è molto di sé, tra bilanci, scelte artistiche e anticipazioni sui prossimi progetti.

Dario Aita: “Con Battiato ho aperto le porte alla spiritualità, il dialetto è un ritorno alle origini” - Be Sicily Mag - Cover Dario Aita1

L’intervista a Dario Aita

Dario, come ti sei preparato per vestire i panni di Franco Battiato?

La produttrice esecutiva del film, Francesca Chiappetta, era una sua carissima amica, per cui mi ha dato fin da subito molte informazioni. Ho avuto poi modo di frequentare la famiglia Battiato, tra cui il fratello, e altre persone che gli erano vicine, come Juri Camisasca. Per quasi un anno, ho ascoltato le sue musiche, ho visto le sue apparizioni televisive e le interviste, i suoi videoclip. Franco è diventato una piacevole ossessione. Questa è stata la parte del lavoro “pratica”, quotidiana. Poi, c’è quella sotterranea, che è difficile da spiegare, perché è determinata da forze non troppo visibili. È un processo su due binari. 

Essere siciliano come lui ti ha aiutato a entrare in sintonia con la sua sensibilità e con il suo mondo interiore?

Difficile dirlo, probabilmente sì. In Franco c’era tanta Sicilia. Non è la Sicilia che io conosco, storicamente, ma penso che i siciliani abbiano una sorta di memoria genetica, collettiva, che si tramanda, al di là della nostra volontà. In alcune parti del film recito anche in siciliano. Il dialetto è una delle zone più autentiche della mia anima. È un ritorno alle origini, all’istinto quasi animale, che porta a dei momenti di grande liberazione, da me stesso e dal personaggio che ho scelto di essere nella vita.

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Cosa porti con te dell’esperienza sul set, dal punto di vista umano e professionale?

Franco Battiato è stato un musicista incredibile, amato da tutti. È stata un’esperienza che mi ha aperto molte porte in questo periodo di ricerca. Ogni racconto ti mette di fronte a delle possibilità, che magari non sapevi di avere. Il suo personaggio mi ha permesso di indagare dei temi che negli anni avevo un po’ trascurato, forse per mancanza di desiderio o perché non ne avevo la forza.

Dario Aita: “Con Battiato ho aperto le porte alla spiritualità, il dialetto è un ritorno alle origini” - Be Sicily Mag - 4U4A5877 Aita Radonicich Malato Petrelli Frattini Davanzato foto di Azzurra Primavera
(Foto di Azzurra Primavera)

Qual è, nel dettaglio, il tema che senti più vicino al tuo percorso?

Il tema della spiritualità è il fil rouge che attraversa tutto il film, unito a quello della scoperta delle proprie potenzialità. Due ricerche che si affiancano, quella relativa a chi siamo e quella relativa al posto che occupiamo nel mondo. A incidere su questi due grandi insiemi sono le scelte del quotidiano: dal prendere una strada piuttosto che un’altra all’accettare di affrontare una sfida della vita.

Sei una persona religiosa? Che rapporto hai con l’idea di Dio?

La religione, nell’accezione comune, è molto lontana dalla spiritualità. Nella ritualità religiosa, soprattutto in Occidente, c’è ormai poco di spirituale, è quasi una farsa. Io non sono mai stato particolarmente religioso, al contrario la spiritualità ha sempre bussato alla mia porta, più o meno violentemente. A volte ci vuole coraggio per aprire questa porta, perché è qualcosa che ti mette di fronte ai tuoi grandi limiti e ai tuoi grandi poteri. Da un lato, ti fa vedere quanto siamo miseri di fronte all’immensità del cosmo; dall’altro ti fa capire quanto di assoluto c’è in noi. È qualcosa che fa paura.

E con il destino? Credi che esista o pensi sia qualcosa che costruiamo giorno dopo giorno?

Trovo sia assurdo pensare che siamo completamente padroni del del nostro destino, ma al contempo sarebbe stupido pensare che non lo siamo affatto. Io penso che esista un disegno della nostra presenza su questa Terra, all’interno del cui però abbiamo la possibilità di agire: possiamo accettarlo oppure cercare di rivederlo con forza.

Dario Aita: “Con Battiato ho aperto le porte alla spiritualità, il dialetto è un ritorno alle origini” - Be Sicily Mag - Dario Aita battiato

Per diventare attore hai dovuto affrontare sacrifici importanti, un percorso che per certi versi richiama quello di Franco Battiato nel mondo della musica. Quanto è stato determinante il sostegno della tua famiglia?

Io vengo da una famiglia umile. I miei genitori sono agenti di commercio nel settore della cancelleria. In questo contesto di origine, nessuno poteva credere che sarei diventato un attore e che avrei potuto vivere di questo. All’inizio per me era una sfida, un gioco. I miei genitori mi hanno sempre sostenuto in questa avventura. 

C’è stato un momento in cui hai capito che quella dell’attore sarebbe stata davvero la tua strada?

Ad oggi, forse, non l’ho ancora capito. Non ho mai pensato che da grande avrei fatto l’attore. Ogni giorno mi continuo a mettere in discussione, pensando che a un certo punto tutto questo finirà. Il nostro è un lavoro molto altalenante. Da qualche anno, lo ammetto, credo un po’ di più al fatto che questo sia il mio presente e il mio futuro, ma ci ho messo molto tempo a realizzarlo. È stato come costruire una casa, un mattone dopo l’altro. Non penso che la finirò mai, ma, anche se manca il tetto, mi basta quello che ho, anche perché questo mi rende fortunato.

Se un giorno dovessi reinventarti, hai mai pensato a un “piano B”?

Mi piace imparare sempre cose nuove, sono una persona curiosa. Non so cosa farei, ma qualcosa mi inventerei. Anche se, oggi, a quasi quarant’anni, con tutte le energie spese e le soddisfazioni ottenute, pensare ad un’alternativa mi angoscerebbe un po’. Alla vita però si risponde sempre nel modo migliore.

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(Foto di Azzurra Primavera)

Franco Battiato. Il lungo viaggio è un film profondamente musicale: che rapporto hai con la musica?

Ascolto tanta musica, di qualsiasi genere: dalla classica al neomelodico. Ho abbandonato da un po’ di anni qualsiasi pregiudizio. Per fare il mio lavoro, bisogna essere aperti a tutto. I film musicali piacciono molto al pubblico. Non è un caso. Le sale si stanno impoverendo, mentre i concerti sono sempre esauriti. Far incontrare cinema e musica è un bell’esperimento. In generale, però, la musica nel cinema è preziosa, è un grimaldello che serve ad entrare nell’anima dello spettatore. È stata la mia prima esperienza su un set di questo tipo.

C’è una canzone di Franco Battiato che senti particolarmente tua, oggi?

L’ombra della luce, è la preghiera che non ho mai avuto il coraggio di fare.

Dario Aita: “Con Battiato ho aperto le porte alla spiritualità, il dialetto è un ritorno alle origini” - Be Sicily Mag - dario aita canta battiato

Hai una relazione che dura da oltre dieci anni con Elena Gigliotti, anche lei attrice, e ad agosto 2024 siete diventati genitori della piccola Lou. La sensazione dall’esterno, è che abbiate sempre scelto di tenere la vostra vita privata lontana dai riflettori.

Sono abbastanza riservato, ma senza sforzi: non credo che le mie questioni personali possano essere interessanti per le persone, quindi le tengo per me. Non è semplice oggi con i social network, ma alla fine sei sempre tu a scegliere cosa far vedere e cosa no. La riservatezza, in molti casi, è preziosa. La delicatezza non va di pari passo con la funzione collettiva, per cui c’è bisogno di creare un ambiente protetto. È come se mettessimo una rosa al centro di un campo da rugby. Ecco, il successo è il campo da rugby e gli affetti sono il fiore. Non dico che bisogna metterli in una teca, ma custodirli in un posto caldo e accogliente.

Che rapporto hai con la Sicilia, la tua terra di origine?

È una terra incredibile, da molti punti di vista. Il suo passato tormentato, ricco di dominazioni, le ha regalato un fascino unico. È stupido da parte di alcuni pensare che le contaminazioni culturali siano un danno. Tra i miei posti del cuore c’è la Chiesa della Martorana. Poi Sferracavallo, che è il luogo dove ho trascorso le estati della mia infanzia. Quando sono lì, mi vengono alla mente dolci ricordi di un periodo “sensibile”. Purtroppo, adesso vivo a Roma e non riesco a tornare spesso. 

Il tuo piatto preferito?

La cassata al forno, è il dolce più buono al mondo.

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Dopo Franco Battiato. Il lungo viaggio, sei tornato subito sul set.

Al momento sono in Friuli per le riprese di Memoriae, una serie prodotta da Minerva che andrà in onda su Rai Play. È stata scritta da Isabella Aguilar con la regia di Cosimo Alemà. Io sono il protagonista, Matteo Basile, un fotoreporter che ritorna nel paese d’origine per risolvere un mistero che affligge gli abitanti del paese.

Ti piacerebbe interpretare, in futuro, un altro personaggio siciliano?

Sicuramente sì, ma non saprei chi. Ci penserò. 

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