Mariachiara Accardi
Mariachiara Accardi
Studentessa presso l’Università degli studi di Palermo. Curiosa, amante della scrittura e delle idee che smuovono. Mi appassionano l’attualità, la politica e l’arte, mondi diversi che intreccio con entusiasmo e spirito critico. Credo non si debba mai smettere di imparare, osservare e cercare.

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Premio Mario Francese, il giornalismo come atto civile tra memoria e riscatto

Al Teatro Massimo di Palermo il riconoscimento a Alessio Mamo e Angela Iantosca: al centro dell’edizione 2026 i “territori feriti” e il valore dell’informazione nella difesa della verità

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Sono state le parole sulla Palermo degli anni ’70 del giornalista Salvo Licata, recitate dall’attore palermitano Salvo Piparo, ad aprire la cerimonia di consegna del Premio Mario e Giuseppe Francese. A ricevere il riconoscimento, presso il Teatro Massimo di Palermo, sono stati Alessio Mamo e Angela Iantosca. Il premio giornalistico, istituito nel 1993, celebra ogni anno chi esercita questa professione con impegno civile, coraggio e in difesa della verità. Il Premio nasce per ricordare i valori incarnati dal cronista Mario Francese, che in nome della legalità ha perso la vita. Il tema dell’edizione in corso, organizzata dall’Ordine dei giornalisti di Sicilia, è stato “Territori feriti tra paure e voglia di riscatto”.

“L’Ordine si impegna con il Consiglio nazionale a far rispettare il lavoro della nostra categoria. Il nostro mestiere oggi è sotto attacco. Dietro a un giornalista minacciato c’è la storia di una persona, di una famiglia – ha dichiarato Concetto Mannisi, presidente dell’Ordine dei Giornalisti di Sicilia –. Quello che è accaduto a Mario Francese e a Pippo Fava non è così lontano nel tempo. Difendiamo un giornalismo libero, non condizionabile”.

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Marco Romano e Concetto Mannisi

I premiati dell’edizione 2026

A essere premiati, per essersi distinti con attività di rilevanza sociale e impegno per la giustizia, sono stati dunque Alessio Mamo, fotoreporter catanese che documenta la drammatica sorte delle migrazioni e dei rifugiati, e Angela Iantosca, di Latina, che attraverso il giornalismo ha raccontato sia gli aspetti più bui della tossicodipendenza sia quelli legati alla ’ndrangheta. “Un premio è una responsabilità, una carezza, ma anche un’indicazione – ha dichiarato Angela Iantosca –. Questo premio significa che devo andare avanti così, con una responsabilità ancora più grande. Ho sempre avuto un’attenzione verso gli ultimi e non posso fare a meno di parlarne”.

Un ringraziamento, a seguito della consegna della targa, è stato espresso anche dal fotoreporter Alessio Mamo che, soffermandosi sull’importanza della fotografia giornalistica in un contesto in cui l’informazione viene spesso falsata dalla tecnologia e dall’intelligenza artificiale, ha affermato: “Ringrazio per il premio: oggi tutti siamo fotografi con i cellulari, ma la responsabilità che sento è quella di lavorare su storie che necessitano di un’attenzione e di una delicatezza che non tutti hanno. Il fotogiornalismo oggi ha la responsabilità della verità e della genuinità”.

La dedica del premio alla memoria di Giuseppe Francese

Dalle edizioni più recenti, il premio è stato ufficialmente dedicato anche alla memoria di Giuseppe Francese che, dopo aver ottenuto giustizia per la morte del padre, nel 2002 si è tolto la vita, diventando indirettamente una vittima della mafia. “Giuseppe Francese ha percorso gli stessi passi di mio padre, ha cercato di dare il suo contributo per ottenere verità e giustizia. Quando ci siamo rassegnati al silenzio, lui ci ha spronato a reagire – ha detto Giulio Francese –. Ci ha spinti a far riaprire, attraverso la sua inchiesta, il caso di mio padre. Oggi, se riusciamo a parlare di mio padre, lo dobbiamo a un processo e a una sentenza che ha ridato dignità a mio padre e all’impegno di mio fratello”.

Leggi anche:  Il Premio Francese si sdoppia: due appuntamenti per giornalisti e studenti

Una riflessione che guarda al futuro

Durante la cerimonia, un riconoscimento è stato consegnato anche alla giornalista Lucia Basso, moglie del giornalista Corrado Maiorca, scomparso il primo gennaio scorso e ideatore del Premio Francese. La premiazione si è inserita in un talk dedicato alle periferie di Palermo – e non solo – alla luce del degrado e della violenza sociale che hanno investito la città negli ultimi tempi, come emerso dai recenti fatti di cronaca.

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Il dibattito, moderato da Lidia Tilotta, ha coinvolto non solo i giornalisti presenti, ma anche il sindaco Roberto Lagalla, il procuratore capo della Repubblica Maurizio De Lucia, la dirigente scolastica dell’istituto “Sperone Pertini” Antonella Di Bartolo e l’attore e drammaturgo Gigi Borruso, da anni impegnato nel quartiere Danisinni. Il confronto è stato finalizzato non solo all’analisi della complessa situazione di disagio sociale, ma anche alla proiezione futura di politiche concrete capaci di fare la differenza.

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La tavola rotonda

“Nulla è facile e nulla è scontato: occorre cominciare da qualche parte e, come si sta facendo, è necessario connettere le periferie, che non devono restare un corpo isolato. La periferia deve essere integrata, inclusa nei processi sociali e formativi della città”, ha detto il sindaco Roberto Lagalla.

La commissione per l’assegnazione del premio

Anno dopo anno, la memoria di Mario Francese – che con le sue inchieste contribuì a ribaltare in maniera definitiva le dinamiche mafiose e i rapporti dei corleonesi all’interno di Cosa nostra – continua a essere celebrata in modo attivo. La commissione che ha deciso i vincitori del premio ha visto la partecipazione di un ampio ventaglio di esperti del settore, tra cui Giulio Francese, Gaetano Savatteri, Felice Cavallaro, Nello Scavo, Salvatore Cusimano e Franco Nicastro, oltre a Tiziana Martorana, Lidia Tilotta, Concetto Mannisi e Marco Romano.

“Noi giornalisti abbiamo segnato uno scadenzario di date nefaste che ricordiamo ogni anno commemorando, trasformando il ricordo in esperienza e responsabilità – ha detto Marco Romano, direttore del Giornale di Sicilia –. Nel caso di Mario Francese, pietra miliare del giornalismo di inchiesta, il Giornale di Sicilia vuole essere presente per ricordare, dare un senso al ricordo e riflettere su come oggi ci è consentito fare questo mestiere”.

Il premio vivrà in un secondo momento anche vicino ai più giovani, grazie a un’iniziativa che coinvolgerà le scuole. La manifestazione ha inoltre visto la collaborazione del Comune di Palermo, del Giornale di Sicilia e dell’associazione Uomini del Colorado, con il patrocinio dell’Ordine nazionale dei giornalisti.

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