ultimi articoli

Pubblicità: stellantisandyou.com

Massimiliano Battistella racconta il film documentario “Dom”: “Ho scelto di non mostrare la guerra per non estetizzarla”

Il regista Massimiliano Battistella presenta “Dom”, il documentario che racconta le conseguenze della guerra attraverso lo sguardo della protagonista

spot_imgspot_img
- Advertisement -
Pubblicità: riflessi.it

Ieri, mercoledì 11 marzo, al Cinema Rouge Et Noir di Palermo è stato proiettato Dom, un film documentario che racconta le difficoltà umane nel dover affrontare le conseguenze della guerra. La protagonista, scappata dalla Bosnia dopo il conflitto in Jugoslavia cerca di recuperare i vecchi rapporti di vita tornando a Sarajevo. A raccontare il film, per BE Sicily Mag, il regista Massimiliano Battistella, che ha parlato della sua visione e di come ha voluto rappresentare una narrazione che snocciola le difficoltà degli esseri umani.

“Dom” e il racconto dello sdradicamento

Il film parla della storia di Mirela, una donna costretta a scappare verso l’Italia all’età di 10 anni insieme ad altri 66 bambini a seguito del conflitto jugoslavo, una storia che Battistella ha voluto rappresentare con uno scopo ben preciso: “Ho raccontato questa vicenda in maniera soggettiva, attraverso uno sguardo il più possibile vicino alla protagonista, Mirela. Ho cercato di restituire la sua percezione di un’esperienza umana profondamente legata allo sradicamento, conseguenza dell’assedio di Sarajevo e della guerra in Bosnia – sottolinea Battistella – Il mio approccio nasce dalla relazione instaurata con questa storia, che si è trasformata in un flusso emotivo. Per questo la guerra nel film non viene mai rappresentata in modo realistico o visivamente diretto. Non è mai un elemento frontale, ma una presenza che aleggia, percepibile soprattutto nella dimensione sonora”.

Nel film emerge non solo l’orrore della guerra, ma anche quello della fuga, dell’abbandono della propria terra. Un vero e proprio racconto sulla vita e sull’infanzia di una donna tormentata: “Questo film è più un racconto sulla vita e sull’infanzia che come un film sulla guerra. Ho seguito lo sguardo di una bambina che nel 1992 arriva in Italia insieme ad altri 66 bambini e viene accolta in Romagna. Attraverso il suo punto di vista ho cercato di raccontare una vicenda complessa e stratificata. Il conflitto è presente, ovviamente, ma si intreccia con le relazioni di un’intera generazione di bambini e con quelle di una Sarajevo che ha vissuto uno degli assedi più lunghi della storia contemporanea, durato quasi quattro anni”.

La guerra come sfondo e il ruolo del cinema secondo Massimiliano Battistella

Nel film la guerra non viene mostrata direttamente. Una scelta precisa del regista, che ha raccontato di come ha voluto impostare il conflitto all’interno della pellicola:
“È stata una scelta etica. Non volevo rappresentare la guerra per evitare di estetizzarla. Mi sembrava più efficace e coerente con la mia intenzione non mostrarla, ma farne percepire le conseguenze attraverso i personaggi e le loro emozioni.”

Leggi anche:  Palermo, vittoria da record senza brillare. Pohjanpalo ne fa due al Südtirol

Pur essendo tornato tristemente un tema di attualità, il film non nasce come sua diretta conseguenza, ma come un racconto della dimensione dell’essere umano: “Questo film è stato realizzato nell’arco di quattro anni, quindi non nasce da una riflessione legata esclusivamente al presente. Credo che il cinema diventi interessante quando si pone in ascolto, senza offrire risposte definitive ma aprendo delle domande. Se quelle domande toccano temi universali, allora diversi sguardi possono riconoscersi in quella storia. Raccontare una guerra significa inevitabilmente confrontarsi con ciò che continua ad accadere nella natura umana. Non si tratta tanto di prepararsi a un tema, quanto di essere sinceri con sé stessi nel raccontare una storia e farlo nel modo più coerente possibile con la propria sensibilità”.

Il film è stato proiettato ieri, mercoledì 11 marzo a Palermo: “È stato un incontro meraviglioso: il pubblico era in sintonia con il film e con le sue tematiche. Ho percepito una forte partecipazione emotiva. Sono emerse riflessioni sulla maternità, sulla perdita, sull’infanzia, sulla guerra e sul senso di smarrimento che caratterizza il nostro tempo. Ho sentito il pubblico molto vicino al film e al mio lavoro”, ha concluso Battistella.

Adv
Pubblicità: analisiclinichedipiazza.it
Condividi questo articolo sui tuoi social...
Pubblicità: riflessi.it
Pubblicità: stellantisandyou.com
Pubblicità: stellantisandyou.com

ULTIMI ARTICOLI

Pubblicità: gabetti.it

consigliato da be

BE Sicily Mag Settembre 2026: l’editoriale di Licia Raimondi

BE Sicily Mag Settembre 2026 è arrivato in edicola.C’è un colore che attraversa questo numero. Non lo avevamo deciso, non avevamo costruito le nostre...
Pubblicità: analisiclinichedipiazza.it

non perderti

Pubblicità: pasticceriamatranga.com
Pubblicità: analisiclinichedipiazza.it
spot_img
spot_imgspot_img