Da oltre vent’anni la dottoressa Iwona Kazmierska, medico chirurgo specializzata in pediatria e neonatologia, opera nella Terapia Intensiva Neonatale dell’Ospedale Buccheri La Ferla di Palermo, lavorando in prima linea accanto ai neonati più fragili. Proprio a Palermo, la città dove ha scelto di vivere, ha fondato la prima Banca del Latte umano donato in Sicilia, una scelta coraggiosa e innovativa che ha cambiato il destino di tanti bambini nati prematuri.
La prima Banca del Latte in Sicilia
Alla base del lavoro pediatrico di Kazmierska c’è il progetto di sostenere l’allattamento materno e garantire un’alternativa sicura quando il latte della mamma non è disponibile. “Nei bambini prematuri, là dove il latte materno non c’è, offriamo il latte pastorizzato della banca offerto in donazione dalle neomamme. Il fattore nutritivo cammina pari passo con il supporto farmacologico o respiratorio ed è parte integrante della terapia”.
La Banca del Latte umano donato, dunque, “nasce con l’obiettivo di raccogliere il latte delle donne che ne producono in eccedenza, controllarlo dal punto di vista infettivologico, pastorizzarlo con procedure standardizzate e sicure, e utilizzarlo per nutrire i bambini prematuri“. Un processo rigoroso che garantisce qualità e sicurezza, ma soprattutto speranza. “Il latte della Banca migliora la salute dei prematuri, aumenta la resistenza alle infezioni e sostiene lo sviluppo di organi che devono ancora completare la loro maturazione”.

Il latte materno, un sistema vivo
Per la neonatologa non ci sono dubbi: “Il latte materno non è semplicemente alimento ma contiene cellule vive, globuli bianchi, ormoni, enzimi, fattori di crescita. È biologicamente attivo, la formula artificiale può imitare i nutrienti, ma è priva della parte viva”. E aggiunge: “Il latte umano è un sistema dinamico: cambia durante la giornata, diventa più grasso la sera, si modella in base all’ambiente e all’esperienza immunologica della madre. Si adatta ai bisogni del bambino“. Un valore che, secondo la dottoressa, ha anche un riscontro statistico: “I bambini allattati al seno sono cinque volte più sani rispetto a quelli che non hanno questa fortuna”.
La cultura dell’allattamento
La sfida non è solo clinica ma anche culturale. “Iniziamo a sensibilizzare le mamme già durante i corsi di accompagnamento alla nascita. Devono essere informate e soprattutto devono credere nelle proprie capacità”. In una società che definisce “cultura del biberon“, molte donne dubitano di poter allattare. “Le devi aprire a questo mondo meraviglioso e farle credere nelle proprie potenzialità. Quando una donna viene rinforzata e intraprende con fiducia l’allattamento, può anche decidere di donare il latte in eccesso”. Insomma queste donne hanno la possibilità di diventare mamma due volte, nutrendo il proprio figlio e aiutando quelli ricoverati in terapia intensiva. “La nostra banca non raccoglie soldi, ma un bene che dà salute”.

Tecnologia e sogni futuri
La Banca del Latte ha compiuto da poco vent’anni e oggi guarda avanti. “Abbiamo acquistato una nuova pastorizzatrice ad alta tecnologia: quello che prima facevamo in trenta minuti, ora si fa in trenta secondi. Così la qualità biologica del latte si mantiene ancora meglio”. Ma il sogno più grande della dottoressa Kazmierska è un altro: “Vorrei istituire un servizio di trasporto. Oggi sono le mamme donatrici a portare il latte in banca. Sarebbe ideale poter andare noi a casa loro, ritirarlo e facilitare la donazione. Per questo servono finanziamenti. Tutte le terapie intensive neonatali dovrebbero avere la possibilità di offrire latte di banca ai propri bambini. È importante lavorare insieme e creare nuove banche sul territorio siciliano” conclude.





















