Esporsi al sole non è il nemico, a fare la differenza è il modo in cui lo si fa. È questo il messaggio principale lanciato dalla dermatologa Roberta Vetro, che invita a superare l’idea della protezione solare come semplice “scudo da spiaggia” e a considerarla invece una vera abitudine quotidiana di prevenzione.
Secondo l’esperta, oggi è possibile godersi il sole in sicurezza grazie a prodotti sempre più efficaci e a una maggiore consapevolezza sui rischi del fotoinvecchiamento, cioè quel processo di invecchiamento precoce della pelle causato dall’esposizione ai raggi UV.
Fotoinvecchiamento: cosa significa davvero
“Il problema non è esporsi al sole, ma farlo senza protezione – spiega Vetro – Negli ultimi anni la dermatologia ha fatto passi avanti importanti: oltre alle classiche creme solari, esistono integratori che aiutano a proteggere la pelle ‘dall’interno’, riducendo i danni cellulari provocati dai raggi solari.
Il sole resta fondamentale per il benessere psicofisico, sottolinea la dermatologa,: contribuisce alla produzione di vitamina D, migliora l’umore e favorisce molte funzioni dell’organismo. Tuttavia, senza una corretta fotoprotezione, può accelerare la comparsa di rughe, macchie cutanee e perdita di elasticità.
La protezione solare non serve solo al mare
Uno degli errori più comuni è associare la crema solare esclusivamente alle giornate in spiaggia. In realtà, soprattutto in Sicilia e nelle regioni mediterranee, la protezione dovrebbe accompagnare la quotidianità per gran parte dell’anno.
La dermatologa insiste su un concetto semplice ma spesso sottovalutato: la crema va applicata ogni volta che si trascorrono più di venti minuti sotto il sole, anche durante una passeggiata, una giornata in montagna, un’attività sportiva all’aperto o mentre si accompagna un bambino al parco. “Molte persone comprano la crema e la lasciano nella borsa del mare – spiega – ma la fotoprotezione deve diventare parte della routine quotidiana”.
Alta protezione per il viso, media per il corpo
Un altro tema affrontato riguarda l’abitudine di diminuire la protezione una volta ottenuta l’abbronzatura. Secondo Vetro, la melanina sviluppata gradualmente offre una protezione naturale alla pelle, ma questo non significa smettere di usare filtri solari.
Il consiglio resta quello di utilizzare sempre protezioni molto alte sul viso, sul collo e sul décolleté, zone particolarmente delicate e più soggette all’invecchiamento cutaneo. Sul corpo, invece, una volta sviluppata una buona abbronzatura, si può eventualmente passare a una protezione media.
Fototipi e pelli sensibili
Non tutte le pelli reagiscono allo stesso modo al sole. In dermatologia si utilizza la scala Fitzpatrick per classificare i diversi fototipi: le carnagioni più chiare risultano più vulnerabili a scottature e danni cutanei, mentre le pelli mediterranee e più scure possiedono una maggiore protezione naturale grazie alla presenza di melanina. Questo, però, non elimina il rischio di danni causati dai raggi UV, motivo per cui la protezione resta fondamentale per tutti.
Lampade abbronzanti: sì o no?
Sulle lampade abbronzanti la posizione della dermatologa è prudente. Se utilizzate correttamente e con apparecchiature controllate, possono aiutare a preparare gradualmente la pelle all’esposizione solare. Tuttavia, tutto dipende dalla qualità dei filtri UVA e UVB utilizzati. Per Vetro, la scelta migliore resta comunque quella di esporsi al sole naturale in modo progressivo, evitando “la frenesia di abbronzarsi subito”.
Prevenzione: controllare i nei prima dell’estate
Tra le buone abitudini consigliate dall’esperta c’è anche la visita dermatologica prima dell’estate. La mappatura dei nei, o dermatoscopia, permette infatti di monitorare eventuali alterazioni cutanee e di prevenire i tumori della pelle.
“La prevenzione – sottolinea – è importante quanto l’estetica”. Un controllo specialistico consente inoltre di ricevere indicazioni personalizzate sul tipo di protezione più adatto alla propria pelle e sulle corrette modalità di esposizione al sole.















