Giuseppe Tango ha 43 anni, un profilo giuridico costruito nel diritto del lavoro e un tratto umano che negli anni lo ha reso una figura riconoscibile nell’associazionismo giudiziario. Da oggi è anche il primo palermitano a guidare l’Associazione Nazionale Magistrati (ANM), eletto con trentuno voti favorevoli e un solo astenuto al termine di una seduta che ha segnato un passaggio generazionale e simbolico per l’intera categoria.
La sua elezione arriva dopo le dimissioni di Cesare Parodi, che ha lasciato l’incarico per “gravi motivi familiari”. Tango, già presidente della Giunta sezionale di Palermo, membro dell’Ufficio sindacale nazionale e coordinatore di diverse commissioni interne, era stato il più votato alle elezioni del gennaio 2025. La sua ascesa alla presidenza può essere quindi considerato il punto di arrivo di un percorso che lo ha visto crescere dentro l’ANM con continuità e riconoscimento trasversale.
La sua è visione umanistica della giustizia, fatta di attenzione ai diritti dei lavoratori, sensibilità sui temi del salario minimo e dei carichi di lavoro. Una postura che ha trovato ascolto anche fuori dall’associazione.
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha salutato la sua elezione con un messaggio di apertura, augurandogli “un fruttuoso rapporto” e sottolineando la possibilità di ritrovare “elementi di concordia” dopo una stagione complessa nei rapporti tra politica e magistratura.
Per la Sicilia, l’elezione di Tango rappresenta un passaggio storico. Mai prima d’ora un magistrato palermitano aveva guidato l’ANM, un organismo che riunisce oltre il 93% dei magistrati italiani e che, pur non essendo un sindacato nel senso stretto del termine, tutela prerogative costituzionali e autonomia della giurisdizione. La sua presidenza arriva in un momento in cui il dibattito sulla giustizia è ancora particolarmente acceso e il ruolo dell’associazione richiede tra l’altro una buona dose di capacità di mediazione.
Tango eredita un’ANM che ha attraversato mesi intensi, tra referendum, confronti interni e un ricambio generazionale sempre più evidente. La sua elezione, per età e provenienza, segna un cambio di passo. Profilo giovane, radicato nel territorio, ma con una visione nazionale, il neopresidente è chiamato a guidare una delle istituzioni più delicate del Paese in una fase di trasformazione.





















