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Alessio Boni e il diritto di essere Don Chisciotte: “Ho sete di giustizia”

Un personaggio che nei secoli ha superato il confine dell’immaginazione, si è fatto musica, letteratura, cinema e teatro. “La sua forza? La lotta contro le ingiustizie del mondo” così racconta l'attore

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“Ho sete di giustizia, senza retorica” racconta Alessio Boni in esclusiva per BE Sicily Meg. L’attore, che da quattro anni porta a teatro Don Chisciotte e che, dal 26 marzo 2026, è anche il volto cinematografico di questo personaggio così affascinate, che nel tempo è sopravvissuto alla storia della letteratura, diventando musica, idea, percezione del mondo e persino obiettivo.

“Come interpretare Don Chisciotte, forse non l’ho ancora capito. Posso dire però di avere sete di equilibrio, di etica. Del buon senso di mio nonno che se piantava un seme a gennaio, e non cresceva, aspettava la primavera”. E forse questo è il segreto del Don Chisciotte di Alessio Boni: un cuore buono e genuino, nato dalla penna di Cervantes, diventato ideale con Unamuno e musica con Guccini, che crede davvero in ciò che fa, mettendo in crisi le ideologie nefaste del mondo.

Un progetto indipendente con grandi nomi e nuove presenze

A firmare la regia è Fabio Segatori, mentre il ruolo di Don Chisciotte affidato ad Alessio Boni, sarà affiancato da Fiorenzo Mattu nei panni di Sancio Panza. Il cast si arricchisce di interpreti di grande esperienza come Angela Molina, Marcello Fonte, Galatea Ranzi e Carlo De Ruggieri, accanto a volti esordienti come Gabriella Bagnasco, che interpreta Dulcinea, e Martina Molinaro nel ruolo di Altisidora. Presente anche una significativa componente messinese, con Ettore Ianniello nei panni del giovane Cervantes ferito durante la battaglia di Lepanto, Mauro Failla nel ruolo del medico e Davide Colnaghi in quello del portantino che lo assiste.

Alessio Boni e il diritto di essere Don Chisciotte: “Ho sete di giustizia” - Be Sicily Mag - Don Chisciotte Fiorenzo Mattu Fabio Segatori e Alessio Boni
Fiorenzo Mattu, Fabio Segatori e Alessio Boni

Il film, realizzato al di fuori delle logiche industriali dominanti, si configura come un progetto produttivo indipendente e fortemente identitario, capace di ritagliarsi uno spazio nel panorama festivaliero: è stato infatti presentato in concorso alla 17ª edizione del BIF&ST – Bari International Film&Tv Festival.

La lavorazione ha visto il coinvolgimento del produttore messinese Gigi Spedale e il patrocinio del Comune di Messina, a sottolineare il legame diretto tra il film e il territorio. Con questo film, il messaggio di Don Chisciotte arriva a un pubblico più molto più ampio, rispetto al teatro, specifica Alessio Boni.

La forza di un ideale contro il mondo

Don Chisciotte è diventato nel tempo una vera e propria metafora del mondo: un eroe ante litteram che non vince battaglie, ma continua ostinatamente a combatterle. Prima ancora di diventare Don Chisciotte, Alonso Quijano è un uomo qualunque, quasi invisibile; è proprio nella scelta di trasformarsi che nasce il personaggio destinato all’eternità. Nonostante sconfitte e fallimenti, continua a salire sul suo ronzino, accanto a Sancio Panza, con l’obiettivo di “aggiustare” il mondo.

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“E questo è incredibilmente eroico e poetico allo stesso tempo – sottolinea Alessio Boni -. Non agisce per fede in un Dio ma per fede nell’essere umano, nel mondo, nel percorso. E alla fine vince lui, perché vince la battaglia più importante: quella dell’eternità”. Non è un caso che il romanzo di Cervantes resti ancora oggi tra i libri più letti al mondo, secondo solo alla Bibbia e al Corano.

Alessio Boni e il diritto di essere Don Chisciotte: “Ho sete di giustizia” - Be Sicily Mag - Don Chisciotte Angela Molina
Angela Molina

Nel suo lavoro sul personaggio, Boni racconta di aver cercato soprattutto il senso di giustizia e l’umanità di Don Chisciotte, rifiutando una lettura superficiale della sua follia: “Può sembrare folle perché le sue battaglie sono sconfitte in partenza, nella logica del capitalismo. Ma non lo è: lotta per l’umanità. E poi, chi non è folle oggi?”.

A questa visione si collegano anche le suggestioni di Francesco Guccini e di Miguel de Unamuno, che leggono Don Chisciotte come figura profondamente umana: non un eroe astratto, ma qualcuno che sceglie di restare fedele a se stesso, anche a costo del fallimento o del ridicolo. In questo senso, il personaggio rifiuta una vita ridotta a profitto e convenienza, preferendo perdere tutto piuttosto che rinunciare alla propria identità.

È proprio questa tensione – tra un ideale alto e una realtà dominata da logiche di potere e compromesso – a rendere Don Chisciotte ancora attuale. In un presente in cui spesso prevale la forza dei potenti e le regole sembrano piegarsi agli interessi, la sua figura appare fuori scala, ma proprio per questo necessaria: la sua ostinazione diventa un modo per mettere in discussione un sistema percepito come sempre più disumanizzato.

Le pale del mulino e il male contemporaneo

Nelle parole di Alessio Boni, la celebre immagine delle pale del mulino assume un valore profondamente contemporaneo: non è solo una metafora letteraria ma la rappresentazione di un male che non si riduce, anzi si espande e si rafforza. Se nel passato esistevano codici, regole, un’idea condivisa di giustizia, oggi quelle “pale” sembrano moltiplicarsi, diventando sempre più alte, più potenti, più difficili da fermare.

Boni legge questo scenario alla luce del presente, segnato da conflitti, disuguaglianze e da una crescente perdita di riferimenti etici e politici. In un contesto in cui, osserva, le regole sembrano perdere valore e i rapporti si riducono spesso a logiche di forza — una visione che trova eco anche in modelli più radicali, come quello statunitense del “winner o loser” — la figura di Don Chisciotte si carica di un significato opposto.

Allo stesso tempo, l’attore individua esempi contemporanei che sembrano andare in direzione contraria: cita il caso della Spagna, dove un’idea di politica più orientata al sociale e al lavoro viene letta come un tentativo concreto di rimettere al centro le persone, dimostrando come una visione apparentemente “chisciottesca” possa tradursi anche in risultati reali.

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In questo scenario, Don Chisciotte non è un ingenuo, ma qualcuno che si oppone a una deriva percepita come sempre più disumanizzante, rifiutando le logiche del potere e del profitto come uniche misure del valore. La sua “follia” diventa così una forma di resistenza, quasi una necessità: la scelta di credere ancora nella possibilità di migliorare il mondo, anche quando le forze contrarie appaiono sempre più grandi e insormontabili.

Il realismo del corpo tra realtà e territorio

Questa tensione tra ideale e realtà si riflette anche nella costruzione del film, pensato come un’opera fortemente fisica e materica. In un’epoca dominata dall’Intelligenza Artificiale e dalle immagini digitali, la produzione sceglie la concretezza: viene costruito un mulino a vento funzionante alto dodici metri, su cui lo stesso Boni, ripreso in scena, si confronta in un vero e proprio “corpo a corpo” contro il mago Freston, simbolo del male e delle ingiustizie.

L’ambiente non è semplice sfondo ma diventa parte attiva del racconto, un vero co-personaggio che dialoga con il protagonista. Alcune sequenze, tra cui quelle iniziali ambientate nel 1571, sono state girate a Messina, rafforzando il legame tra il film e un territorio concreto, carico di storia e stratificazioni.

È proprio questa dimensione reale che incide anche sul lavoro attoriale: come sottolinea Boni, il cinema richiede una sottrazione rispetto al teatro, dove “tutto è finto ma niente è falso”. Qui invece cavalli, cadute e fatica fisica sono reali e impongono un’interpretazione essenziale, costruita su sguardi e sfumature minime, quasi sussurrate, in cui la verità della scena passa attraverso il corpo prima ancora che dalla parola.

Il Don Chisciotte di Fabio Segatori è un invito a interrogarsi sul presente. La sua figura – romantica, ostinata, fuori moda – continua a porre una domanda semplice: è davvero follia credere ancora nella possibilità di cambiare le cose?

Il film è nelle sale cinematografiche italiane.

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