Educa e spera. Questa la frase che accoglie i visitatori del Museo delle Arti Marinare, inaugurato ieri nel borgo di Vaccarella a Milazzo, negli spazi dell’ex asilo Calcagno, a lungo abbandonato. “Abbiamo deciso di mantenere viva l’essenza di questo posto” spiega Giuseppe La Spada, direttore artistico del Museo, facendo riferimento alla citazione iniziale.
Un progetto che intreccia memoria e innovazione, offrendo un’esperienze immersiva e educativa, capace di emozionare tutte le generazioni. “Abbiamo voluto recuperare quegli angoli della nostra città ricchi di storia e renderli fruibili in modo nuovo” ha dichiarato il sindaco Pippo Midili durante il discorso di apertura.

Dall’ex asilo Calcagno a nuovo spazio culturale
L’edificio, costruito nel 1920 e intestato al senatore Giuseppe Calcagno, nacque come asilo destinato ai figli dei pescatori di Vaccarella, un’area in cui le condizioni economiche erano particolarmente difficili. Oggi torna alla comunità con una nuova funzione culturale.
Vaccarella è una striscia di terra profondamente legata al mare, che ne ha plasmato identità e tradizioni. Un rapporto centrale anche nella ricerca artistica di Giuseppe La Spada, artista intermediale ispirato dalla natura e dal suono. Al primo piano del museo sono esposte alcune delle sue opere più significative, già presentate in contesti internazionali come New York, Tokyo, Parigi, Berlino e Bali.
“La struttura è stata completamente abbandonata e recuperata con decenni di ritardo – ha aggiunto il sindaco di Milazzo Pippo Midili -. Abbiamo il dovere di ricordare e tramandare, di far comprendere alle nuove generazioni che Milazzo è una città con una forte identità marinara”.
Nel corso dell’inaugurazione, il primo cittadino ha inoltre ringraziato l’onorevole Pino Galluzzo e l’onorevole Nello Musumeci, oggi ministro per la Protezione civile e le politiche del mare, per il sostegno al progetto fin dalle sue fasi iniziali. Lo stesso Galluzzo ha sottolineato l’importanza dell’impegno politico che ha reso possibile la realizzazione dell’iniziativa.

Il mare raccontato alle nuove generazioni
Il Museo delle Arti Marinare si configura come un percorso emozionale articolato, capace di attraversare memoria e contemporaneità. L’artista internazionale Giuseppe La Spada propone una visione chiara: la cultura marinara non è folklore, ma un patrimonio fragile che rischia di scomparire senza una trasmissione consapevole. Da qui l’idea di un museo non statico né nostalgico, ma dinamico, capace di raccogliere e reinterpretare il patrimonio esistente, trasformando la memoria in esperienza viva attraverso arte contemporanea, innovazione e linguaggi immersivi.
“Abbiamo una grande responsabilità nei confronti della memoria e delle nuove generazioni – afferma La Spada –. In un’epoca dominata dalla tecnologia è fondamentale recuperare le nostre radici. Dobbiamo immaginarci bambini e guidare altri bambini in un percorso fatto di tradizioni e valori, perché ciò che non viene custodito è destinato a perdersi. A Milazzo mancava uno spazio di questo tipo: è giusto che un bambino qui abbia le stesse possibilità di ispirazione di un bambino di una grande città”.

All’interno del museo trovano spazio luoghi simbolici della comunità come la “Mezzaluna”, tradizionale punto di incontro dei pescatori, accanto a installazioni immersive pensate per coinvolgere soprattutto giovani e scuole. “Questo museo vuole essere il primo punto di contatto per chi arriva: un luogo capace di raccontare una città che custodisce le proprie radici ma guarda al mondo con una visione aperta e internazionale” conclude La Spada.
Nel 2007 La Spada ha vinto il Webby Award, riconoscimento internazionale noto come “Oscar di Internet”, per un progetto legato all’ecologia. La sua ricerca artistica è da sempre orientata alla sensibilizzazione sui temi ambientali. È membro dell’International Academy of Digital Arts and Sciences di New York e ha insegnato all’Accademia di Brera (2010–2019) e allo IED di Milano (2014–2022).

Significativo, durante l’inaugurazione, anche l’intervento del cantastorie Nino Pracanica, che ha ricordato il ruolo delle donne pescatrici, un tempo protagoniste della vita in mare tanto quanto gli uomini, affrontando viaggi e imprevisti fino a Palermo. Piccole storie che oggi trovano spazio e voce, contribuendo a costruire un racconto più ampio: quello di un’identità culturale fatta di memoria condivisa e vissuta.




















