Ancora una volta la passione per la storia, la fine ricerca e la sua straordinaria inventiva rappresentano la cifra stilistica di Maria Attanasio, in corsa per il Premio Strega 2026 con “La rosa inversa”. Nata a Caltagirone, dove ancora vive, nel corso dei decenni ha saputo costruire uno stile che intreccia indissolubilmente la dimensione civile e la ricerca storica. È oggi una delle voci più originali e rigorose della letteratura italiana contemporanea. A BE Sicily Mag ha raccontato la sua opera.
“La rosa inversa” di Maria Attanasio
Nel suo ultimo romanzo, “La rosa inversa” (Sellerio), Maria Attanasio ripercorre la storia per analizzare il presente. Attraversando l’Illuminismo, spingendosi fino all’Ottocento e al primo Novecento, mette in scena il conflitto tra ragione e religione, tra desiderio di libertà e restaurazione del potere, in una narrazione storica attualissima più che mai, sull’uso che si fa dell’informazione per manipolare la gente.
All’inizio del Novecento in un palazzo nobiliare di Calacte un uomo scopre una stanza segreta al cui interno sono custoditi oltre ai classici dell’Illuminismo, da Voltaire a Diderot, da Montesquieu a d’Alembert, anche un manoscritto, “La rosa inversa”, racconto autobiografico del barone Ruggero Henares, l’antico proprietario del palazzo. Henares insieme a Giuseppe Balsamo, noto come il Conte di Cagliostro nonché alchimista ed esoterista, furono banditi per ordine del rigido padre Crisafulli, e sarà Henares, quando nel 1767 viene disposta l’espulsione dei Gesuiti dalla Sicilia, a esiliare l’odiato Crisafulli innescando la sua rivalsa.
Tornato in Sicilia fonda la loggia “La Rosa Inversa” in cui si discute di uguaglianza e libertà e si legherà ad Amalia, condividendo con lei cultura e ideali. Maria Attanasio ha la grande capacità di scrutare nel passato per ragionare sul presente legando il pensiero storico e filosofico, analizzando come le forze oscurantiste in ogni epoca, passata ed attuale, abbiano fatto di tutto per minare e stravolgere la libertà di pensiero e di espressione.
La ricerca storica per indagare sul presente
“Questo romanzo nasce da un documento, una relazione di poche pagine del 1790, trovato nella biblioteca comunale di Caltagirone. Si parlava di un delitto avvenuto in una chiesa. Un gentiluomo che, non ritrovando la sua amata dopo un viaggio, uccide un predicatore domenicano che l’aveva convertita. Da qui parte il mio romanzo e la ricerca sull’autenticità di questa storia” spiega Maria Attanasio.
“Il romanzo scende nel Settecento e analizza quel mondo tra gesuiti, massoni, rivoluzionari e anche Cagliostro, che è stato realmente a Caltagirone durante la sua adolescenza a studiare l’alchimia presso i Fatebenefratelli. Chiamo Caltagirone Calacte perché così ho più libertà di invenzione. C’è la storia reale della città, ma chiamandola così non sono obbligata all’assoluta fedeltà dei dati. La rosa inversa è il nome di una loggia massonica, ma è anche una metafora. La rosa ha una bellezza apparente di petali e profumo, ma bisogna capovolgerla per vedere il terreno, il seme, l’origine di quella bellezza e non fermarsi all’apparenza delle cose”.
Il successo della scrittrice
Accostata a Leonardo Sciascia, Maria Attanasio è una delle voci più originali della letteratura contemporanea. «Tra i pochi che hanno seguito l’esempio di Sciascia, di narrazioni di storie vere che si fanno romanzo quasi di per sé, per la loro intensità ed esemplarità» scrisse così Goffredo Fofi, saggista, attivista, giornalista e critico cinematografico, letterario e teatrale, scomparso nel 2025.
“Questo accostamento – commenta – lo vivo come un privilegio, un onore. È una cosa che mi fa molto piacere, intanto perché Sciascia è un grandissimo scrittore, e poi perché mi sento in una sorta di condivisione di sguardo con lui. Una condivisione di sguardo tematico, culturale e intellettuale. Per esempio il tema della libertà, il potere e la manipolazione che esso fa delle persone e dell’informazione. Temi che gli stavano particolarmente a cuore. Il discorso sul potere e sulla manipolazione dell’informazione per me è centrale in questo ultimo libro. Questo potere che inventa la paura per tenerti sotto scacco e inventa le notizie, tra fake news e informazioni faziose, nel passato e nel presente”.
Nel suo ultimo libro il focus è proprio questo: un discorso sul potere che, tra l’altro, era caro anche a Vincenzo Consolo e a Sebastiano Addamo. “Il legame con la letteratura siciliana, con Sciascia nello specifico, e con questi scrittori, è fortissimo perché mi lega una condivisione di sguardo verso la storia, verso la lettura del passato a partire però dal presente. Parlo di quello che c’è oggi: la democrazia, la libertà… o almeno speriamo che ci siano, perché di questi tempi non è facile, sono minacciate. Quei diritti che sembravano certi, come l’uguaglianza tra gli uomini e la giustizia, oggi sono minacciati”.
“La rosa inversa” tra i dodici finalisti al Premio Strega 2026
Candidato su segnalazione dell’attrice Ottavia Piccolo, il romanzo di Maria Attanasio è tra i dodici finalisti del Premio Strega 2026. “Sono onorata che sia stata proprio lei a presentarmi, una straordinaria attrice di grande rigore intellettuale. Mi fa molto piacere. Per il resto è un viaggio, vedremo come andrà, ma sono comunque contenta”, ha commentato.
Sarà una giuria di 800 aventi diritto a decretare il vincitore del premio: La proclamazione dei finalisti è in programma al Teatro Romano di Benevento il 3 giugno, mentre la serata conclusiva sarà trasmessa in diretta televisiva su Rai 3 l’8 luglio al Campidoglio.













