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Sicilia en Primeur, verso l’edizione 2026: l’enoturismo asset strategico per lo sviluppo

È stata presentata, insieme all'evento, la Ricerca UniCredit-Nomisma su questo comparto strategico per il business delle aziende imbottigliatrici

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Circa 100 giornalisti, metà dei quali stranieri, decine di sommeliers, master of wine e professionisti a vario titolo del settore vitivinicolo regionale si preparano in questi giorni ad accogliere il meglio della produzione vitivinicola siciliana al consueto appuntamento con Sicilia en Primeur, la più importante tra le manifestazioni annuali centrate sull’universo enoico dell’isola, allestita da Assovini Sicilia.

L’edizione 2026 di Sicilia en Primeur

L’appuntamento di questa edizione, la ventiduesima, è dal’11 al 15 maggio a Palermo, che torna a ospitare la kermesse in due tra i luoghi più rappresentativi del suo centro storico: l’Oratorio dei Bianchi, tra i massimi esempi dell’architettura barocca del capoluogo e l’Albergo delle Povere, l’imponente edificio settecentesco di Corso Calatafimi, nato come istituzione borbonica per accogliere poveri, orfani e disabili e diventato alla fine del 1800 una struttura esclusivamente dedicata all’accoglienza femminile.

Quest’anno saranno 54 le cantine associate ad Assovini che proporranno agli specialist del settore e al pubblico le loro migliori bottiglie, a cominciare dai vini dell’ultima vendemmia presentati, appunto, in anteprima. Ciò avverrà una volta conclusi i 12 enotour, che porteranno i giornalisti accreditati in visita alle cantine dislocate tra i territori più iconici della produzione vinicola siciliana. Un’occasione nella quale quest’anno, in uno scenario di mercato condizionato dagli effetti dei dazi e da due guerre in corso alle porte d’Europa, verrà particolarmente enfatizzato il ruolo dell’enoturismo, asset sempre più importante per lo sviluppo del settore vinicolo siciliano.

La presentazione

È stato peraltro questo il focus principale, stamane nella sala gialla della sede centrale di Unicredit Sicilia, ormai storico partner dell’evento, della conferenza di presentazione di Sicilia en Primeur 2026, che ha visto alternare gli interventi di Salvatore Malandrino, regional manager del gruppo bancario, del presidente di Assovini Sicilia Mariangela Cambria, insieme con il vicepresidente del Consorzio Doc Sicilia Giuseppe Bursi, e Alberto Tasca, presidente della Fondazione SOStain.

È stata infatti presentata la Ricerca UniCredit-Nomisma su questo comparto strategico per il business delle aziende imbottigliatrici. Una fotografia – ha illustrato Denis Pantini, responsabile Agrifood e Wine Monitor di Nomisma – dalla quale “emerge una crescita continua negli ultimi 5 anni di arrivi di turisti nelle principali zone vinicole italiane, dalla Valdobbiadene alla Valpolicella, dalle Langhe alla Franciacorta, dal Collio al Chianti e che, anche nel caso della Sicilia, fa evidenziare un miglioramento di anno in anno, soprattutto tra i comuni dell’Etna, quelli cioè legati al disciplinare di produzione dell’Etna Doc: in questo areale, tra il 2019 e il 2024 gli arrivi sono cresciuti del 17,4% contro una media dell’intera isola del 12,4%”.

Il valore generato dall’enoturismo per le imprese vinicole italiane, oggi è di circa 3,1 miliardi di euro. Un dato che dimostrazione come ormai non si tratti più di un “piano B” per i produttori ma un motore di valorizzazione e crescita economica. Per la Sicilia questo presenta un carattere molto più internazionale rispetto alla media degli altri territori vinicoli italiani. “Secondo i produttori siciliani – dicono gli esperti – l’identikit dell’enoturista che arriva sull’isola è prevalentemente straniero (in particolare statunitense, tedesco ed inglese), ha un età media compresa tra 40 e 55 anni e non necessariamente è un esperto di vino, il che non rappresenta una criticità ma un’opportunità per colmare un gap di conoscenza e accrescere la cultura del vino di persone che, dopo l’esperienza enoturistica, potranno divenire ambasciatori del brand aziendale e dei territori vinicoli siciliani”.

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Salvatore Malandrino

La soddisfazione di Assovini

Le cantine siciliane stanno rispondendo in maniera dinamica alle nuove sfide del mondo del vino. Lo ha confermato Mariangela Cambria: “Il wine tourism ci consente di raccontare il vino come prodotto culturale e parte di un contesto più ampio dove convivono paesaggio, storie, produttori, gastronomia. La Sicilia del vino oggi si conferma un’isola capace di intercettare i cambiamenti e anticipare le strategie”.

Concetto, questo, sottolineato anche da Salvatore Malndrino: “Il settore vitivinicolo rappresenta un pilastro strategico per l’economia siciliana, pur trovandosi al momento a operare in un contesto globale complicato, in cui vecchie e nuove sfide si affiancano però a significative opportunità. L’enoturismo è la prima tra queste e rappresenta una leva strategica a supporto di competitività, attrattività e valorizzazione del territorio”.

I numeri per il futuro

Stando sempre allo studio Nomisma, guardando al futuro, nei prossimi anni gli enoturisti andranno soprattutto alla ricerca di esperienze personalizzate e offerte esclusive, di esperienze immersive e multisensoriali ma anche integrate con attività culturali. Un obiettivo che deve comunque fare i conti con dati al ribasso. Il 2025 non è stato infatti un anno semplice per il vino. L’export italiano ha chiuso in negativo (con il -3,6% nei valori) rispetto all’anno precedente. Una riduzione che, in termini assoluti, equivale a quasi 300 milioni di euro e a 400 mila ettolitri. Il calo più rilevante riguarda il Nord America (-204 milioni di euro) e l’Europa extra-Ue (-89 milioni) mentre l’export verso i paesi dell’Unione Europea (che ancora rappresenta il 40% delle esportazioni totali di vino italiano) risulta in crescita e permette di mitigare la perdita.

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