La Settimana Santa rappresenta un momento fondamentale del calendario cristiano. Nei giorni che precedono la Pasqua, viene per questo raccontata in tanti modi diversi la Passione di Cristo, con le sofferenze fisiche e spirituali subite da Gesù negli ultimi giorni di vita. Nel Venerdì Santo, giorno della crocifissione, negli anni, ad affermarsi come canzone tipica in Sicilia è stata “Ah sì versate lacrime”, la cui melodia fa da sottofondo alla rappresentazione della morte di Gesù con un tono da vera e propria marcia funebre.
Ah sì, versate lacrime: un canto della provincia di Agrigento
Ad Aragona, il Venerdì Santo non è solo rito, ma memoria viva che si rinnova attraverso la musica. Tra i momenti più intensi della tradizione locale spiccano i canti “Ah sì, versate lacrime!” e “Vere Filius”, composti nella prima metà dell’Ottocento e ancora oggi capaci di coinvolgere profondamente la comunità.
A firmarli fu Eugenio Di Stefano, medico e musicista di origine raffadalese, trasferitosi nel piccolo centro agrigentino, dove visse e operò in via Bellini. Il suo prestigio fu tale da portarlo a ricoprire anche il ruolo di medico privato del principe di Aragona. Figura colta e appassionata, non si limitò all’esercizio della professione medica, ma contribuì attivamente alla diffusione della cultura musicale, impartendo lezioni agli aragonesi e lasciando un segno duraturo nella vita culturale del paese.
Nel suo percorso artistico, Di Stefano compose il “Vere Filius” e “Ah si, versate lacrime”, chiamata anche “La Cantata” per pianoforte. Le musiche furono successivamente rielaborate e adattate da un musicista siracusano, noto con il cognome Pinto, contribuendo alla loro diffusione e alla loro permanenza nel tempo.
Il testo di Ah sì, versate lacrime
Ah si versate lacrime
Angeli mesti in cielo
vestite il lutto velo
l’amato per morì
Ah si versate lacrime
Angeli mesti in cielo
vestite il lutto velo
l’amato per morì
Morì per man dei barbari
morì trafitto in croce
soffrì la pena atroce
il Redentor spirò
il Redentor spirò
il Redentor spirò
morì spirò …. morì spirò ….
morì spirò il Redentor
morì spirò
Ah si versate lacrime
Angeli mesti in cielo
vestite il lutto velo
l’amato per morì
Vere Filius
Se “Ah sì, versate lacrime!” è un vero e proprio canto di lutto, il “Vere Filius” affonda invece le radici nel racconto evangelico e richiama le parole pronunciate dal centurione Longino dopo la morte di Cristo: “Vere Filius Dei erat iste”, ovvero “Quest’uomo era veramente il Figlio di Dio”. Un’espressione di fede che, trasformata in canto, diventa momento corale di intensa partecipazione emotiva.
Oggi “La Cantata” viene eseguita in numerosi centri dell’Isola ed è entrata stabilmente nel repertorio musicale della Settimana Santa siciliana. Un patrimonio immateriale che continua a vivere, attraversando generazioni e custodendo, nel suono e nelle parole, l’identità più profonda di una comunità.














