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Cinque anni senza Franco Battiato

Dalla musica leggera degli esordi al rock progressivo, dall’avanguardia colta e l’elettronica fino al pop d’autore

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Nel 2021, dopo una lunga malattia, all’età di 76 anni ci lasciava Franco Battiato, tra i cantautori italiani più apprezzati nel panorama della musica italiana. Nato a Milo, oggi Riposto, nel catanese, ha sempre coltivato le proprie radici siciliane, inserendo la Trinacria all’interno dei propri testi e lavorando per contribuire al miglioramento dell’Isola. Oltre ad essere un musicista, ha avuto anche un’esperienza come Assessore al Turismo, allo Sport e allo Spettacolo della Regione Siciliana dal novembre del 2012 all’aprile del 2013, oltre a dedicarsi anche ad altre arti, come la pittura e il cinema.

La vita di Franco Battiato

Dopo gli esordi negli anni Sessanta come autore e sperimentatore, negli anni Settanta pubblicò album fondamentali come Fetus, Pollution, Sulle corde di Aries e Clic, lavori che lo imposero come una delle figure più innovative della musica italiana ed europea grazie alla fusione tra elettronica, avanguardia e ricerca sonora. Tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta arrivò poi il grande successo popolare con dischi come L’era del cinghiale bianco e soprattutto La voce del padrone, senza mai rinunciare a una scrittura colta e personale. Nel corso della sua carriera collaborò anche con Manlio Sgalambro, scrittore e filosofo siciliano, dedicandosi anche alla musica classica, al cinema e alla regia, vincendo anche il Nastro d’Argento per Perduto amor, un film del 2003 con le riprese avvenute tra la provincia di Catania e Ragusa.

Nelle sue canzoni i richiami al siciliano risultano particolarmente evocativi: brani come Stranizza d’amuri, Veni l’autunnu e Il cammino interminabile contengono versi e sonorità dialettali che diventano strumenti poetici capaci di raccontare identità e appartenenza. Anche l’uso di proverbi popolari, come “Calati juncu ’ca passa la china”, mostra il modo in cui Battiato recuperava la tradizione siciliana trasformandola in elemento universale, lontano dal folklore e vicino invece a una riflessione più ampia sulla memoria, sul tempo e sulle radici culturali dell’isola. Battiato si è anche dedicato alla pittura: sono circa 80 le opere prodotte, con tecnico come la pittura ad olio con uso di terre o pigmenti puri: questo dimostra l’ecletticità dell’artista, che abbracciava la cultura a 360°.

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