Alessia Anselmo
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Giornalista sportiva dal 2013, professionista dal 2023. Ama raccontare i personaggi e le storie che stanno dietro al risultato agonistico. Laureata in lingue moderne e specializzata in giornalismo, tra le sue passioni ci sono i viaggi, la lettura e le serie tv. È incuriosita dalle nuove tecnologie e non vede l’ora di scoprire dove ci porteranno.

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Trapani-Birgi, la svolta possibile

Trapani–Birgi supera ancora il milione di passeggeri. Airgest accelera con nuovi cantieri, incentivi, rotte e investimenti, ma è il territorio la chiave per la crescita

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Fino a qualche stagione fa, in pochi avrebbero scommesso sul futuro dell’aeroporto di Trapani–Birgi. Il 31 dicembre 2025, invece, il Vincenzo Florio ha festeggiato il traguardo di oltre un milione di passeggeri per il terzo anno consecutivo. “È il nostro obiettivo minimo per mantenere l’equilibrio economico”, dice Salvatore Ombra, presidente di Airgest, con la calma di chi ha attraversato gli alti e bassi di sette anni di lavoro e sa che la stabilità non è mai un punto d’arrivo, bensì un esercizio quotidiano.

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Salvatore Ombra, presidente di Airgest

La fotografia del presente è sorprendente. Il primo trimestre dell’anno segna un +50% rispetto allo stesso periodo del 2025, un’accelerazione che non si vede spesso in uno scalo considerato stagionale per definizione. Anche il dato previsionale parla chiaro. Si punta a un +30% entro fine anno, con la prospettiva di superare 1,3 milioni di passeggeri. È il risultato di una combinazione di fattori, tra un piano di incentivi da 21 milioni di euro, destinati non all’aeroporto ma alle compagnie che scelgono di volare da Trapani, e l’eliminazione dell’addizionale comunale, coperta dalla Regione fino al 2028. “È una misura democratica – sottolinea Ombra – vale per tutte le compagnie. E crea un riallineamento, rimettendo Birgi in una posizione competitiva”.

Incentivi e addizionale azzerata: la nuova competitività dello scalo

Il rapporto con la Regione è uno dei cardini di questa fase. Ombra lo definisce “di perfetta sinergia”, ricordando come la presidenza e gli assessorati competenti – Bilancio, Infrastrutture, Turismo – abbiano sostenuto un percorso che oggi permette allo scalo di programmare. È un equilibrio pubblico–privato che funziona. Nel frattempo, Airgest lavora sul fronte della diversificazione dei vettori. Sono ben 86 le compagnie contattate, alcune indisponibili per policy, altre pronte a valutare. Ma tutte chiedono una garanzia di riempimento, un impegno degli operatori locali a comprare allotment e a condividere il rischio. “Ryanair, che ha un Load factor tra il 90 e il 96%, è da considerarsi un mondo a parte”, sottolinea Ombra.

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È un passaggio cruciale, perché nessuno scalo può permettersi di dipendere da un solo vettore, per quanto performante. A sostenere questa fase di crescita c’è anche un cantiere diffuso, che a cominciare dai prossimi mesi cambierà il volto dell’aerostazione. Grazie ai 13,8 milioni del Fondo di Sviluppo e Coesione, Birgi si prepara a una ristrutturazione profonda. Gli spazi interni verranno ripensati per rendere più fluidi i flussi, i varchi d’ingresso e l’area parcheggi saranno ridisegnati per semplificare l’accesso, la zona dei controlli di sicurezza sarà riorganizzata con percorsi più lineari e macchinari aggiornati. Anche l’area commerciale avrà un altro respiro, con ambienti più luminosi e confortevoli, mentre gli spazi tecnici e operativi saranno rifunzionalizzati per migliorare l’efficienza complessiva dello scalo. A questo si aggiunge un percorso di efficientamento energetico, già avviato grazie all’accordo con Engie, che accompagnerà l’aeroporto verso standard più elevati di sostenibilità. Le gare sono state espletate, la fase valutativa è in corso e l’obiettivo è avviare i lavori entro la fine dell’estate, senza interrompere l’operatività. Già nel 2027 di questi tempi potremmo vedere quasi tutti i frutti di questi otto cantieri.

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E poi c’è il rapporto con i militari, che dall’esterno spesso può essere percepito come un limite. “In realtà – dice il presidente di Airgest – è un vantaggio. La pista è condivisa, la torre è gestita dall’Aeronautica, i costi sono ridotti, la convivenza è stabile da decenni. E l’arrivo della nuova scuola di volo, la seconda al mondo dopo quella di Luke, in Arizona, porterà persone e, quindi, indotto, per tutto il territorio. È un’opportunità, non un ostacolo”.

Il ruolo del territorio: accoglienza, economia e identità del Trapanese

La vera domanda è se il Trapanese ha deciso se vuole davvero far parte di questa crescita. Perché un milione di passeggeri non basta, se non diventano economia, se sfruttano il Vincenzo Florio solo per arrivare altrove. Ombra racconta un episodio che, più di tanti numeri, restituisce la misura di ciò che ancora manca. Quando il primo volo da Trapani è atterrato in Germania, ad accoglierlo c’erano il sindaco, gli assessori, le autorità locali. Un piccolo rito che dice molto sul modo in cui una comunità riconosce il valore di un collegamento aereo, come vero e proprio gesto di apertura verso il mondo. A Birgi, per lo stesso volo, l’accoglienza c’è stata – water cannon, dolci tipici, la cura che si riserva alle occasioni importanti – ma è mancato il resto del territorio. “È il segnale di quanto lavoro ci sia ancora da fare per costruire un sistema che si muove all’unisono”.

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Eppure, gli incoraggiamenti non mancano. I nuovi collegamenti con Saarbrücken e Lublino sono arrivati con aerei pieni, 170 e 180 passeggeri in ingresso, persone che, senza quel volo diretto, probabilmente non avrebbero mai scelto la Sicilia occidentale. È la prova che la domanda esiste, che il Trapanese può essere una destinazione e non soltanto un punto di transito. Ma perché questi arrivi si trasformino in economia reale serve un territorio che si organizza, che allunga la stagione, che tiene aperti ristoranti e lidi – se il meteo lo consente – quando altrove si chiude, che costruisce un’offerta capace di dialogare con una domanda internazionale sempre più curiosa e diversificata. E, forse, è proprio qui che si gioca il futuro di Birgi.

Aricò: “La sfida è diventare una vera rete”

Il 2026 segna una svolta per il sistema aeroportuale siciliano, non solo per la crescita dei passeggeri ma per una profonda trasformazione di governance, investimenti e ruolo strategico degli scali. L’assessore regionale alle Infrastrutture e ai Trasporti Alessandro Aricò parla di una fase cruciale caratterizzata da nuovi assetti societari e da un’accelerazione degli investimenti, con l’obiettivo di rafforzare il ruolo degli aeroporti come porte d’ingresso dell’Isola e motori di sviluppo economico.

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La crescita del traffico deve essere accompagnata da una visione capace di integrare mobilità, turismo e sviluppo territoriale, con tre priorità principali: aumentare la competitività internazionale, garantire il diritto alla mobilità dei siciliani e migliorare la qualità dei servizi. In questo quadro si inserisce la privatizzazione di SAC (Catania–Comiso) e l’avvio dello stesso percorso per Palermo: l’ingresso di capitali privati è considerato un’opportunità per accelerare innovazione e investimenti, mantenendo però saldo il presidio pubblico attraverso governance chiara, diritti speciali, contratti di servizio e controlli indipendenti a tutela dell’interesse collettivo.

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Alessandro Aricò, assessore alle Infrastrutture e ai Trasporti della Regione Siciliana

La stagione degli investimenti è significativa, con 340 milioni destinati a Catania, 68 milioni del piano Gesap e interventi previsti su Trapani, Comiso, Lampedusa e Pantelleria, con l’obiettivo di superare la storica frammentazione del sistema aeroportuale e costruire una rete coordinata capace di migliorare accessibilità, intermodalità e sostenibilità trasformando gli scali in veri hub territoriali.

Anche gli aeroporti minori diventano parte integrante della strategia regionale, con l’intento di attrarre nuove rotte, sostenere il turismo e rafforzare i collegamenti interni lavorando in sinergia con operatori e territori per garantire sostenibilità nel medio periodo. Centrale resta il tema della continuità territoriale, soprattutto per Lampedusa e Pantelleria, considerate priorità assolute: la Regione punta a garantire collegamenti stabili e tariffe accessibili attraverso oneri di servizio pubblico e compensazioni mirate; nel 2025 lo sconto voli è stato utilizzato da quasi 900 mila siciliani con oltre 1,5 milioni di rimborsi e una spesa annua di circa 35 milioni di euro, mentre la crisi petrolifera legata al conflitto in Medio Oriente impone nuovi correttivi per il 2026.

La competitività degli aeroporti passa anche dai collegamenti terrestri: l’Accordo FSC 2021–2027 mobilita circa 6,8 miliardi di euro, di cui 1 miliardo per le infrastrutture di trasporto tra strade, ferrovie e aeroporti, con ulteriori risorse regionali e fondi di coesione, mentre la sfida è trasformare la programmazione in cantieri e tempi certi; nel dibattito resta centrale anche il Ponte sullo Stretto, inserito nel corridoio europeo Scandinavo–Mediterraneo e considerato una possibile leva di integrazione infrastrutturale con ricadute indirette sul traffico aeroportuale.

Parallelamente gli scali siciliani investono in digitalizzazione, sicurezza, energie rinnovabili e servizi ai passeggeri per migliorare qualità ed efficienza, sostenuti da fondi europei e strumenti di programmazione regionale. Gli aeroporti rappresentano inoltre un tassello fondamentale della strategia di destagionalizzazione turistica grazie al rafforzamento della connettività annuale e alla crescita costante dei flussi, mentre il futuro del sistema aeroportuale siciliano, secondo Aricò, passa dall’accelerazione dell’intermodalità, dal completamento della transizione digitale ed energetica e dalla costruzione di una governance realmente coordinata capace di valorizzare l’intera rete come un’unica infrastruttura al servizio dello sviluppo dell’Isola.

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