Davide La Cara
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Giornalista formatosi tra Palermo, Roma e Milano, ha collaborato con diverse testate nazionali e siciliane, trattando temi che spaziano dalla politica al cinema, dall'attualità alla musica. Autore e conduttore radiofonico, ha sviluppato progetti editoriali e radiofonici, raccontando il mondo con uno sguardo critico e innovativo.

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Pasta siciliana, la sfida del rilancio. Russo “Serve una filiera che valorizzi il nostro grano”

Il 4 giugno a Palermo la nuova edizione dell’evento dedicato alle eccellenze produttive siciliane. Il Presidente del Distretto Produttivo Cereali Sicilia ci spiega i progetti per rilanciare il grano locale.

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La Sicilia è storicamente riconosciuta come il granaio dell’Impero Romano e, per secoli, è stata considerata una riserva di grano fondamentale, spesso definita il “granaio d’Europa“. La vocazione agricola, legata a un clima mediterraneo e terreni fecondi, ha reso l’isola un crocevia essenziale per l’approvvigionamento alimentare nel Mediterraneo.

Ancora oggi la nostra Regione produce milioni di quintali di grano duro ogni anno, ma gran parte di questa produzione finisce fuori dall’Isola per essere trasformata altrove. È da questa contraddizione che nasce “La Pasta Siciliana, eccellenze produttive nei nuovi scenari mondiali”, l’evento in programma il 4 giugno a Villa Airoldi, a Palermo, promosso dal Distretto Produttivo Cereali Sicilia, e che sarà moderato dalla direttrice di BE Sicily Mag, Licia Raimondi.

A spiegare obiettivi e criticità della filiera è Giuseppe Russo, presidente del Distretto, che da anni lavora sul monitoraggio del grano siciliano e sulla valorizzazione delle produzioni locali. “Abbiamo istituito il Distretto Produttivo Cereali Sicilia un paio di anni fa – racconta Russo – con l’obiettivo di valorizzare le filiere che partono dal grano siciliano e arrivano al prodotto finito a chilometro zero all’interno della regione”.

Uno dei temi centrali del convegno sarà proprio la necessità di “chiudere la filiera”, puntando sulla trasformazione locale del grano duro prodotto nell’Isola. “Ogni anno produciamo oltre 8 milioni di quintali di grano – spiega Russo – ma siamo costretti a venderne gran parte fuori dal mercato siciliano, in Puglia o nel Nord Africa, perché non abbiamo abbastanza capacità di trasformazione sul territorio”.

La qualità del grano siciliano

Secondo il presidente del Distretto, il grano siciliano possiede caratteristiche qualitative e sanitarie uniche, favorite proprio dal clima della Sicilia. “Il nostro caldo, nel periodo della raccolta, asciuga naturalmente il grano e lo protegge dalle muffe – sottolinea –. In Sicilia difficilmente troviamo micotossine e gli agricoltori non hanno bisogno di utilizzare sostanze chimiche per contrastare gli attacchi fungini. Questo rende il nostro grano di elevatissima qualità sanitaria”.

Eppure, nonostante la lunga tradizione cerealicola dell’Isola, il comparto continua a soffrire. Negli ultimi decenni hanno chiuso numerosi pastifici storici siciliani e oggi, sugli scaffali dei supermercati, solo una minima parte della pasta venduta viene realmente prodotta in Sicilia. “Abbiamo verificato che appena due pacchi di pasta su dieci sono realizzati in Sicilia– evidenzia Russo –. Noi siciliani alimentiamo un mercato che non è locale”.

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Pasta a chilometro zero e sostenibilità

Per il presidente del Distretto la pasta siciliana può diventare anche un modello di sostenibilità ambientale. “Le filiere a chilometro zero sono amiche dell’ambiente perché riducono i trasporti e l’inquinamento – spiega Russo –. La Sicilia potrebbe presentarsi come un territorio dove il grano è buono grazie al clima e dove la filiera corta rappresenta un valore aggiunto”.

Leggi anche:  Al via le "Giornate della Pasta Siciliana": la sfida di una filiera che vuole riprendersi il mercato e la storia

Da qui la volontà di creare un vero marchio identitario legato alla pasta prodotta esclusivamente con grano duro locale. “Immaginiamo una pasta siciliana riconoscibile, con una forte identità territoriale, capace di conquistare i mercati nazionali e internazionali” aggiunge.

Il progetto per sostenere il grano duro locale

Durante il convegno si parlerà anche del nuovo progetto dedicato al sostegno del grano duro siciliano, che punta a rafforzare la cooperazione tra agricoltori, stoccatori, mugnai e pastifici attraverso accordi di filiera.

“Il contratto di filiera è fondamentale – afferma Russo – perché deve garantire un prezzo equo a tutti gli anelli della catena produttiva. Se il prodotto finale viene venduto con un prezzo premium, una parte di questo valore deve tornare anche agli agricoltori”. L’obiettivo è incentivare produzioni di qualità e dare nuova competitività al settore. “Fare grano oggi non è sempre conveniente – spiega – ma se l’agricoltore viene premiato per la qualità può investire in tecniche migliori e produrre un grano ancora più performante”.

Il sostegno delle istituzioni

Russo sottolinea anche il ruolo delle istituzioni regionali nel percorso di valorizzazione della filiera cerealicola. “Con gli assessorati all’Agricoltura e alle Attività produttive abbiamo lavorato alla costruzione del progetto Pasta Siciliana – dice –. Il riconoscimento del Distretto ci ha permesso di accedere a strumenti e finanziamenti importanti”.

All’evento del 4 giugno parteciperanno rappresentanti delle istituzioni, associazioni di categoria, artigiani della trasformazione e operatori del settore. Tra gli ospiti anche un ex manager Barilla, coinvolto per offrire una visione strategica sul marketing e sul posizionamento della pasta siciliana nei mercati internazionali. “La cooperazione è la vera chiave – conclude Russo –. Fare squadra oggi è difficile, ma il Distretto vuole dimostrare che un altro approccio al mercato è possibile”.

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