Davide La Cara
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Giornalista formatosi tra Palermo, Roma e Milano, ha collaborato con diverse testate nazionali e siciliane, trattando temi che spaziano dalla politica al cinema, dall'attualità alla musica. Autore e conduttore radiofonico, ha sviluppato progetti editoriali e radiofonici, raccontando il mondo con uno sguardo critico e innovativo.

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Al via le “Giornate della Pasta Siciliana”: la sfida di una filiera che vuole riprendersi il mercato e la storia

A Palermo si ridefinisce il ruolo dell'isola nella geografia economica del grano: non più solo fornitrice di materia prima, ma hub internazionale di innovazione e valore culturale.

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Parte oggi la seconda edizione delle “Giornate della Pasta Siciliana“, un appuntamento che va ben oltre la semplice celebrazione gastronomica, che si tengono nella splendida cornice di villa Airoldi a Palermo. Promossa dal Consorzio di Ricerca Gian Pietro Ballatore, dal Distretto Produttivo Cereali Sicilia e dagli Assessorati regionali competenti, con il sostegno della municipalità, la manifestazione rappresenta un passaggio strategico cruciale.

Gli organizzatori puntano alla totale ridefinizione del ruolo della Sicilia all’interno della geografia produttiva, culturale ed economica della pasta, inserendosi in una più ampia programmazione di politiche regionali. Ad aprire i lavori, il sindaco di Palermo Roberto Lagalla e l’assessore regionale alle Attività produttive Edy Tamajo, insieme al Presidente del Distretto Produttivo Cereali Sicilia, Giuseppe Russo. A moderare l’evento Licia Raimondi, direttrice di BE Sicily Mag.

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Il paradosso di una centralità perduta

Per comprendere le ragioni del convegno bisogna fare una premessa storica. La Sicilia affonda le proprie radici nel cuore del Mediterraneo e vanta il primato della nascita della pasta secca, documentata già nel dodicesimo secolo dal geografo Muhammad al-Idrisi nel borgo di Trabia. Eppure, nel corso dei secoli, la regione ha progressivamente perso la leadership nella narrazione di questo prodotto. Questo slittamento identitario era già evidente nel diciannovesimo secolo, quando l’etnoantropologo Giuseppe Pitrè faceva notare come i siciliani avessero ceduto ad altri territori lo storico appellativo di “mangiamaccheroni“. Da allora si è creato un disallineamento ancora oggi visibile, dove l’origine storica e l’immensa capacità produttiva non coincidono con la reale percezione del mercato, penalizzata dal non aver strutturato in passato un prodotto finito capace di imporsi come leader di tendenza.

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Il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla, e Licia Raimondi

Economia e frammentazione della filiera

Attualmente l’Isola continua a rappresentare uno dei principali bacini produttivi di grano duro dell’intera area mediterranea, potendo contare su una filiera potenzialmente completa che spazia dalla terra alla tavola. Tuttavia, le ultime stagioni industriali hanno lasciato il segno attraverso la riduzione dei pastifici industriali e una forte frammentazione dell’offerta agricola, elementi che hanno limitato la capacità di trattenere il valore economico all’interno dei confini regionali.

Il risultato è un sistema che produce una materia prima di eccellenza straordinaria, ma che troppo spesso delega ad altri contesti geografici le fasi successive a maggiore valore aggiunto, finendo per arricchire indirettamente i sistemi produttivi concorrenti. La pasta siciliana deve quindi trasformarsi in una leva economica strategica per riallineare definitivamente l’origine della materia prima alla sua trasformazione e al suo valore commerciale.

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L’assessore Edy Tamajo con la direttrice di BE Sicily Mag

Verso un nuovo modello industriale e territoriale

I primi segnali di una forte controtendenza si sono manifestati negli ultimi anni con la nascita del Distretto Produttivo Cereali Sicilia – guidata appunto da Giuseppe Russo – e dell’Associazione Pasta Siciliana, simboli di una filiera che cerca la coesione attraverso i valori della cooperazione, dell’identità e della tracciabilità. Per produrre effetti strutturali e duraturi, il comparto necessita ora di un definitivo salto di scala attraverso il riconoscimento formale di un sistema produttivo integrato. La pasta non deve più essere considerata un semplice prodotto agricolo legato al territorio, ma un vero e proprio strumento di politica industriale. Questo approccio permetterà di ancorare strettamente il prodotto al contesto pedoclimatico dell’isola, di rafforzare la solidità tra agricoltori e trasformatori, di migliorare il posizionamento sui mercati internazionali e di restituire la giusta dignità a un patrimonio storico culturale finora fortemente sottovalutato.

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Le parole dell’assessore Tamajo

“Siamo qui per ascoltare le proposte che vengono dal settore – afferma Edy Tamajo -. Come assessorato abbiamo autorizzato il distretto dei cereali proprio per questo motivo: per far crescere il settore e metterlo in contatto con le istituzioni per poter portare avanti dei provvedimenti importanti. Stiamo lavorando per mettere a terra risorse importanti attraverso il FES, attraverso i fondi POC che vanno nella direzione del supporto delle aziende siciliane. Siamo in un momento di crescita importante. Oggi la Sicilia è la regione che cresce di più e lavoreremo per sfruttare al meglio tutte le grandi opportunità che abbiamo” ha concluso l’assessore.

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