Da una parte i dati del Sole24Ore, che ha analizzato la qualità della vita per fasce d’età, dall’altra i dati sulla demografia, in cui la Sicilia sorprende tutti. L’Isola vede Palermo migliore città per servizi per gli anziani, dall’altra, a sorpresa la seconda regione con più giovani presenti sul territorio: ben il 16% della popolazione siciliana è nella fascia di età tra i 18 e i 25 anni. Il dato, se approfondito fa riflettere: da una parte è vero che i giovani abbandonano l’Isola, ma molti decidono di rimanere, dando alla Sicilia il record di imprenditoria giovanile in Italia.
I dati sui giovani in Sicilia
Nonostante il record di emigrati, in stragrande maggioranza giovani, la Sicilia resiste e anzi, al contrario di quanto si possa pensare è una regione “giovane”. Negli ultimi 20 anni sono andate via dall’Isola 280 mila persone, ma negli ultimi 5 sono cresciute le imprese giovanili e soprattutto il numero di laureati residenti: ben il 30% in più, con i numeri che vanno sulla scia dei numeri di iscritti delle università che crescono di anno in anno.
La “Restanza”, ovvero un termine coniato dall’antropologo calabrese Vito Teti, è ormai è entrato nella cultura di massa e sta diventando una realtà. La Restanza è infatti un modo di pensare e agire, rifiutando di emigrare forzatamente e rimanendo all’interno del proprio territorio cercando di migliorarlo: ecco dunque che i giovani fanno impresa in Sicilia.
Questi dati confermano che i giovani siciliani sarebbero disposti a rimanere, ma spesso sono obbligati ad andare via per mancanza di lavori altamente qualificati: è essenziale dare opportunità ai giovani siciliani, così da “trattenere” chi vorrebbe rimanere e non può. Riuscendo ad unire “Restanti” e “Viandanti” la Trinacria potrebbe crescere ancora di più, diventando un centro di sviluppo economico e sociale.
I servizi di prossimità per gli anziani
Tra le grandi città italiane, Palermo emerge insieme a Bari e Napoli per la presenza di servizi di prossimità dedicati agli over 65, in un contesto nazionale segnato da profondi cambiamenti demografici e sociali. L’indagine evidenzia infatti un’Italia sempre più anziana e fragile: la fecondità scende a 1,14 figli per donna, l’età media delle madri arriva a 32,7 anni e i matrimoni continuano a diminuire, attestandosi a 2,8 ogni mille abitanti.
Cresce anche il numero delle persone che vivono sole (+7,9%) e aumenta il consumo di antidepressivi (+3,3%). Sul fronte dell’istruzione, inoltre, i test Invalsi registrano un peggioramento delle competenze scolastiche rispetto al periodo pre-pandemia, con livelli considerati inadeguati per il 44% degli studenti nell’area numerica e per il 39,9% in quella alfabetica.




















