Giulia Fici
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Giornalista pubblicista e laureata in Scienze della Comunicazione a Unipa, collabora con BE Sicily Mag da marzo 2023. Ama scrivere di moda, cinema, serie tv e lifestyle, leggere classici e viaggiare alla scoperta di nuove culture.

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Presentato all’ARS l’appello per una svolta dell’Autonomia Siciliana

A ottant’anni dallo Statuto speciale, si rilancia il dibattito sul futuro dell’Autonomia siciliana: al centro dell’Appello presentato all’Ars i ritardi economici dell’Isola, la fuga dei giovani e la distanza crescente tra istituzioni e cittadini

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Il 15 maggio 2026 ricorreranno gli ottant’anni dalla nascita dello Statuto speciale della Regione Siciliana. Per evitare che questa data si trasformi in un semplice anniversario celebrativo, è necessario coglierla anche come un momento di riflessione sull’evoluzione dell’Autonomia siciliana e sul percorso compiuto dall’Isola dal 1946 a oggi.

Nasce da questa esigenza l’Appello per una svolta dell’Autonomia siciliana presentato all’Ars.

“Grandi cambiamenti da allora, oggi limiti evidenti”

Un’iniziativa, quella promossa dall’Associazione elettori per la partecipazione democratica, pensata per mettere in discussione e portare alla luce le criticità che oggi coinvolgono l’Autonomia speciale.

“In ottant’anni il contesto storico, politico ed economico è radicalmente mutato. Quella soluzione politica pensata per tenere unita l’isola, oggi mostra limiti evidenti” hanno spiegato all’Assemblea Regionale Siciliana i promotori dell’Appello per una svolta dell’Autonomia siciliana, tra cui Massimo Accolla ed Elio Sanfilippo.

Dalla fuga di cervelli all’allontanamento delle istituzioni dalla cittadinanza

Numerose le tematiche che sono state attenzionate durante l’intervento dei promotori dell’iniziativa, dal ritardo economico e civile della Sicilia alla fuga di cervelli dall’Isola. A questi, si aggiunge “una macchina amministrativa regionale appesantita, talvolta inefficiente, spesso distante dai cittadini”. Secondo loro, l’Autonomia si è progressivamente trasformata in una forma di centralismo regionale che ha indebolito le autonomie locali e ridotto gli spazi di partecipazione democratica”.

“Se doveva responsabilizzare e liberare energie – continuano i promotori in riferimento all’Autonomia – si è invece progressivamente trasformata in un centralismo regionale che ha indebolito le autonomie locali e ridotto gli spazi di partecipazione democratica. Ne sono derivati disaffezione al voto, logiche clientelari e fenomeni corruttivi che hanno minato la fiducia nelle istituzioni”.

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Sono già trenta le adesioni raccolte per l’iniziativa, la prima di una lunga serie, che ha l’obiettivo di attuare “una riforma radicale dell’Autonomia, capace di garantire sviluppo, legalità, partecipazione e futuro alle nuove generazioni”.

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