Alessandra Bruno, 49 anni, è scomparsa tra la notte del 31 maggio e il 1° giugno a Misterbianco, in provincia di Catania, per mano del marito 53enne, che l’ha aggredita violentemente nella loro abitazione di Belsito. La donna è stata ridotta in condizioni gravissime e ricoverata in rianimazione, ma non è riuscita a sopravvivere alle conseguenze delle lesioni riportate, tra cui una grave ferita alla testa.
Dal tragico epilogo della vicenda è però emersa una luce di speranza: Alessandra Bruno ha salvato cinque vite grazie alla donazione dei suoi organi. Il prelievo è stato eseguito all’ospedale Garibaldi di Catania, consentendo il trapianto a pazienti siciliani e di altre regioni italiane.
Una scelta espressa in vita e sostenuta dalla famiglia
Il consenso alla donazione era stato espresso da Alessandra Bruno quando era in vita, in occasione del rinnovo della carta d’identità. Una volontà che è stata successivamente confermata anche dai familiari, in particolare dalla figlia, che ha sostenuto la scelta della madre. Un gesto di straordinaria generosità che ha permesso di offrire una nuova possibilità a cinque persone. Tutte le procedure preliminari e operative sono state coordinate dal Centro regionale trapianti in collaborazione con l’Arnas Garibaldi di Catania.
“In quella che è un’immensa tragedia – ha dichiarato l’assessore regionale alla Salute, Marcello Caruso – e che come istituzioni ci richiama a fare ancora di più contro i femminicidi, dobbiamo essere grati ad Alessandra Bruno per il gesto di grande generosità che ha permesso di salvare cinque vite. La sua scelta di donare gli organi rappresenta la testimonianza concreta di una cultura della donazione sempre più radicata in Sicilia“.
La ricostruzione dei fatti e l’arresto del marito
A chiamare il 112 è stata una delle figlie della coppia. La giovane, maggiorenne, ha riferito ai carabinieri di aver trovato la madre ferita e priva di sensi dopo essere stata colpita dal padre. Secondo le prime ricostruzioni, l’aggressione sarebbe avvenuta al termine di una lite. Anche alcuni vicini avrebbero sentito le urla provenire dall’abitazione. L’uomo è stato arrestato e l’accusa nei suoi confronti è stata successivamente aggravata in femminicidio.
Nonostante il tentativo di intervento chirurgico, le condizioni della donna sono progressivamente peggiorate fino all’accertamento della morte encefalica.
Il lungo intervento che ha permesso i trapianti
Dopo le necessarie autorizzazioni, è stato avviato il complesso percorso di donazione e prelievo degli organi. L’operazione, durata oltre 48 ore, ha coinvolto diverse équipe specialistiche provenienti dai centri trapianto di riferimento. Gli organi sono stati giudicati idonei e assegnati a pazienti inseriti nelle liste regionali e nazionali, compresi alcuni casi particolarmente urgenti. Un ultimo gesto di solidarietà che, nel dolore di una tragedia familiare, ha restituito speranza e futuro a cinque persone.























