Il Segesta Teatro Festival torna ad animare l’estate siciliana con la sua quinta edizione, in programma dal 29 luglio al 30 agosto 2026 nella suggestiva cornice del Teatro Antico di Segesta, all’interno dell’omonimo Parco Archeologico. Un luogo simbolo della cultura mediterranea, dove il patrimonio archeologico incontra il teatro contemporaneo, trasformando uno dei siti più affascinanti della Sicilia in un palcoscenico capace di mettere in dialogo arti performative, paesaggio e memoria storica.
Un’apertura dedicata alle donne del teatro classico
L’inaugurazione del festival sarà affidata a cinque appuntamenti che mettono al centro le grandi figure femminili del teatro classico, chiamate a interrogare il nostro tempo attraverso testi che affrontano questioni ancora drammaticamente attuali.
Dal 29 luglio al 2 agosto, il pubblico potrà assistere agli spettacoli interpretati da due tra le più autorevoli attrici italiane, Lella Costa e Arianna Scommegna, protagoniste di opere che affrontano temi come guerra, potere, violenza e ricerca della pace.
Una scelta che riflette pienamente la linea artistica della manifestazione diretta da Claudio Collovà, che per questa quinta edizione ha deciso di concentrare il programma su una riflessione profonda sull’assurdità della guerra, affidando proprio alle voci femminili il compito di creare un ponte tra il mondo antico e le tensioni della contemporaneità.

La disobbedienza civile come risposta alla guerra
Ad aprire il festival sarà “Lisistrata” di Aristofane, in scena il 29, 30 e 31 luglio alle ore 19.30 al Teatro Antico di Segesta. Lo spettacolo, prodotto da INDA e Teatro Carcano, vede protagonista Lella Costa, diretta da Serena Sinigaglia, affiancata da Marco Brinzi, Francesco Migliaccio, Stefano Orlandi, Pilar Perez Aspa, Giorgia Senesi e Irene Serini.
L’opera classica viene riletta attraverso lo stile ironico e civile dell’attrice milanese, che trasforma il celebre sciopero del sesso immaginato da Aristofane in “un manifesto di disobbedienza civile”, ricordando come “la pace è spesso una conquista che nasce dal rifiuto radicale della violenza”.
Nella lettura della regista Serena Sinigaglia, la protagonista assume un significato profondamente contemporaneo: Lisistrata diventa una figura capace di parlare direttamente alla società di oggi, trasformando il gesto provocatorio immaginato oltre duemila anni fa in una riflessione sulla responsabilità civile, sul potere della disobbedienza e sulla necessità di immaginare alternative concrete alla violenza.

















