Omar Gelsomino
Omar Gelsomino
Sin da giovane manifesta l'interesse per il giornalismo. Laureato in Scienze Politiche all'Università degli Studi di Catania ha iniziato il suo percorso giornalistico con un quindicinale locale, L'Obiettivo, per poi collaborare come freelance con diverse testate giornalistiche. È autore del libro "La stagione autonomista di Silvio Milazzo". Ha diretto per oltre sei anni il bimestrale siciliano Bianca Magazine e attualmente collabora con il quotidiano La Sicilia, ma la curiosità per la sua terra e i siciliani lo hanno portato a scrivere anche per Be Sicily Mag

ultimi articoli

Migliaia di luci illuminano la Scala di Santa Maria del Monte a Caltagirone

L'idea di illuminare la rampa nacque nel 1785 e tuttora il progetto viene portato avanti grazie alla famiglia Russo

spot_imgspot_img
Omar Gelsomino
Omar Gelsomino
Sin da giovane manifesta l'interesse per il giornalismo. Laureato in Scienze Politiche all'Università degli Studi di Catania ha iniziato il suo percorso giornalistico con un quindicinale locale, L'Obiettivo, per poi collaborare come freelance con diverse testate giornalistiche. È autore del libro "La stagione autonomista di Silvio Milazzo". Ha diretto per oltre sei anni il bimestrale siciliano Bianca Magazine e attualmente collabora con il quotidiano La Sicilia, ma la curiosità per la sua terra e i siciliani lo hanno portato a scrivere anche per Be Sicily Mag
- Advertisement -

Trovarsi ai piedi della Scala di Santa Maria del Monte a Caltagirone suscita un’emozione spontanea. Che sia di giorno, con i raggi del sole a esaltare i colori e i decori delle sue mattonelle, o sotto il cielo aperto mentre le nuvole ne disegnano i contorni, questo monumento simbolo sa sempre come incantare. E ciò che rende questo luogo — Patrimonio dell’Umanità UNESCO — ancora più suggestivo è la celebre “Luminaria”. Nelle sere del 24 e 25 luglio, in occasione della festa del patrono San Giacomo (e con replica il 14 e 15 agosto per la festa di Maria Santissima del Ponte), la Scala prende vita trasformandosi in un gigantesco arazzo di luce.

La Scala di Santa Maria del Monte, una storia lunga quattro secoli

Realizzata nel 1606 per unire la parte antica e quella nuova della città — nel cuore del centro storico dove sorgevano l’antico castello arabo-svevo e la successiva chiesa settecentesca — la Scala nacque come una semplice strada in forte pendenza, frammentata da pianerottoli e gradinate. Nel 1844 fu trasformata nell’unica, maestosa rampa che conosciamo oggi, grazie al progetto dell’architetto Salvatore Marino. È solo nel 1956, però, che il monumento ha assunto il suo volto iconico: per intuizione del Prof. Antonino Ragona, le alzate dei 142 gradini furono impreziosite da mattonelle policrome ricche di motivi ceramici tradizionali, dall’epoca araba fino ai giorni nostri.

L’idea di illuminare la rampa nacque nel 1785 con le architetture colorate dell’architetto siracusano Natale Bonajuto. Successivamente fu Padre Benedetto Papale, frate dell’Ordine dei Minimi, a fondere l’arte dei ricami a filet con i motivi floreali dei paramenti sacri, creando disegni unici. Da generazioni è la famiglia Russo a tramandare l’arte della collocazione dei coppi, mentre per un breve periodo il testimone è passato al maestro ceramista Enzo Ripullo affiancato dagli Angeli della Scala.

Il rituale della preparazione

I preparativi richiedono giorni di lavoro meticoloso:

  • I coppi: Realizzati con una speciale carta a forma di cilindro, vengono dipinti a mano in rosso, verde e azzurro mentre altri sono lasciati al naturale per riflettere una calda luce dorata.
  • La struttura interna: Ogni coppo viene riempito con della sabbia per fare da base alla lumera, una piccola lucerna in terracotta con uno stoppino in cotone.
  • L’alimentazione: Con la stagnata (un tipico recipiente in latta dal becco lungo), le lucerne vengono riempite con oltre quintali di olio extravergine d’oliva.
  • Il disegno: Nulla è lasciato al caso. Su parte delle alzate dei gradini vengono tracciati segni precisi per posizionare i coppi nel rispetto rigoroso del disegno originale.

Una notte di incanto e tradizione

Le sere della festa, migliaia di visitatori e cittadini si affollano ai piedi della gradinata. Al momento stabilito, le luci pubbliche si spengono e cala un silenzio carico di attesa. Al fischio del capomastro, centinaia di persone (soprattutto giovani) armate del bucceddu — uno stelo secco di graminacea usato come torcia — iniziano ad accendere i coppi uno ad uno. In pochi minuti prende forma un tappeto sfavillante di migliaia di fiammelle tremolanti, incorniciato da spettacoli pirotecnici. Un colpo d’occhio unico al mondo che continua ad ammaliare visitatori da ogni angolo del pianeta.

Leggi anche:  Un Natale vittoriano: il sogno incantato del Christmas Village Collection

Una tradizione che si ripete

La Scala illuminata della prima sera, allestita dalla famiglia Russo, sarà realizzata (impiegati 3380 coppi bianchi, rossi, verdi e azzurri) su disegno di Giuseppe Ales, che rappresenta in cima lo stemma della Repubblica italiana (nel suo 80° anniversario); al centro lo storico stemma di Caltagirone con lo scudo crociato sorretto dai due grifoni, sovrastati da una grande corona; in basso la conchiglia di San Giacomo, a risaltare il ruolo di Caltagirone quale città jacopea.

Adv

La Scala illuminata della seconda sera invece sarà realizzata su disegno del compianto Salvatore Montalto, nel centesimo anniversario della sua nascita. Raffigura nel corpo centrale San Giacomo Pellegrino, nella parte superiore la croce jacopea e in quella inferiore alcuni motivi ornamentali. Comporta l’utilizzo di 3400 coppi (bianchi, rossi, verdi e azzurri). A impreziosire quest’anno la Scala è la presenza, sulla sua sommità, del Tindaro, celebre opera di Igor Mitoraj.

Adv
Condividi questo articolo sui tuoi social...
Omar Gelsomino
Omar Gelsomino
Sin da giovane manifesta l'interesse per il giornalismo. Laureato in Scienze Politiche all'Università degli Studi di Catania ha iniziato il suo percorso giornalistico con un quindicinale locale, L'Obiettivo, per poi collaborare come freelance con diverse testate giornalistiche. È autore del libro "La stagione autonomista di Silvio Milazzo". Ha diretto per oltre sei anni il bimestrale siciliano Bianca Magazine e attualmente collabora con il quotidiano La Sicilia, ma la curiosità per la sua terra e i siciliani lo hanno portato a scrivere anche per Be Sicily Mag

ULTIMI ARTICOLI

consigliato da be

Auto System porta a Palermo l’esperienza CUPRA Tribe tra eventi esclusivi, sport e community

Auto System Palermo, Cupra Garage di riferimento in città, porta avanti il progetto CUPRA Tribe, la community internazionale creata dal marchio automobilistico sportivo spagnolo...

non perderti

spot_img
spot_imgspot_img